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Lettori fissi

Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

venerdì 22 agosto 2008

Il Castel Neuhaus di Gais

Di ritorno da Brunico, in direzione della Valle Aurina, transitiamo per la Val di Tures. Il tempo si è messo al bello. Nei pressi di Gais, sulla sinistra in alto, circondato da una fitta foresta di abeti, sorge il castello Neuhaus. Dal fondo valle il colpo d'occhio su questo antico maniero è davvero notevole. Il castello è privato ed è stato trasformato in albergo. Un paio di anni fa ho passato qualche giorno in questo singolare hotel che ho avuto modo di apprezzare per lo splendido isolamento. Certo niente TV e frigo bar; al mattino si viene svegliati dai versi acuti dei molti pavoni che girano liberi nei pressi ma vi assicuro che il soggiorno lassù è davvero particolare. 
Una bellissima locanda medievale fa parte del complesso e quindi lancio l'idea (da tutti accettata) di arrivare al castello per un caffè e vedere se il proprietario ci consente una fugace visita alla struttura. Svoltiamo quindi a sinistra, nei pressi di un alberghetto e imbocchiamo una strada bianca dal fondo sconnesso che rapidamente entra nel bosco e prende quota. 
Per fortuna siamo usciti con la mia RAV4 che si inerpica agile fino al piazzale antistante l'ingresso della locanda e del castello. 
Qui il silenzio regna sovrano e pare di essere fuori dal tempo. Di fronte alla taverna c'è una graziosa chiesetta del 1601 che invita ad una breve sosta. 
Entrati nella locanda, con tanto di stube, ordiniamo le consumazioni e mi qualifico come vecchio cliente. Il proprietario da l'impressione di ricordarsi e allora chiedo la cortesia di poter accedere almeno al cortile interno del castello. Veniamo accontentati ed il pesante portone si dischiude per consentirci un rapido giro.
Questo castello fu in origine, avamposto dei signori di Tures, i potenti feudatari della valle per l'intero Medioevo. Molte furono le famiglie che si succedettero nel suo possesso come i Neuhaus di Bressanone dal 1504 al 1543 seguiti dai Teutenhofen, i Soll von Aichberg, i Kunigl ed altri. 
Del suo nucleo più antico (XII sec.) si conserva solo l'alto mastio quadrato. Nell'Ottocento subì ampi interventi di carattere romantico che però non hanno nascosto del tutto le primitive strutture. In origine era un castello recinto, il tipo più diffuso in zona tra l'XI e il XII secolo, destinato ad accogliere una piccola guarnigione stabile che aveva lo scopo di controllare la sottostante strada che collegava i possedimenti dei proprietari alla Val Pusteria. Sul lato nord, accanto al mastio, si nota una piccola torre pensile, frutto del rimaneggiamento dei primi anni del secolo scorso.
Il panorama che si gode dalle balconate del cortile è notevole e domina la strada sottostante.
Ci affacciamo al portone di ingresso e riusciamo ad intravedere uno scenografico scalone che porta ai piani superiori con un ricco corredo di armature, trofei di caccia e varie suppellettili d'epoca. 
Non possiamo entrare in quanto sono in corso le pulizie. Le foto dell'interno del maniero si riferiscono al mio precedente soggiorno. Molto bella è la sala dei cavalieri.
Il castello, se non ricordo male, dispone di poco più di una mezza dozzina di camere doppie, una diversa dall'altra e con arredamento in tono con l'ambiente. L'Hotel è prevalentemente frequentato da clientela di lingua tedesca. 
Una menzione particolare mi sento di fare a proposito del piccolo ristorante che trova posto nella stube della locanda dove abbiamo preso il caffè: in un ambiente decisamente medievale, con luci basse e atmosfera ovattata, il cuoco propone pietanze tirolesi a base di selvaggina e dolci fatti in casa.
Dietro la chiesa parte un bel sentiero (segnavie nr. 5)  che, in discesa, porta al paese di Gais. Lo percorriamo fino ad un panoramico padiglione in legno presso il quale sostiamo. Le brevi vacanze di Ferragosto sono terminate; l'indomani mi toccherà ritornare a casa senza aver fatto escursioni in quota ma  sono stati, comunque, due giorni piacevoli passati in allegra compagnia.
Soddisfatti per una visita non prevista e di non comune frequentazione, rientriamo in albergo a Cadipietra.

giovedì 21 agosto 2008

Brunico

Niente da fare. Il giorno dopo ferragosto ci alziamo speranzosi di poter indossare gli scarponi ma appena messo il naso fuori dalla finestra, le nuvole basse ci fanno comprendere che non è il caso di avventurarsi in quota. Un vero peccato. L'idea di rimanere forzatamente sul fondovalle viene suffragata dalla proprietaria dell'albergo che, incontrandoci a colazione ci dice che in mattinata avrebbe nevicato in quota. 
Rassegnati alla parziale inattività, decidiamo di visitare la città di Brunico.
Famosa e ben attrezzata stazione turistica della Val Pusteria, Brunico giace alla confluenza della Val di Tures non lontana dall'imbocco della Val Badia. 
Per raggiungerla dall'asse nord-sud si percorre l'autostrada A22 del Brennero e si esce al casello di Bressanone da dove si prosegue per 34 km. sulla SS 49 della Val Pusteria dove numerose sono le indicazioni per raggiungere la località. Numerosi e ben posizionati sono i parcheggi e noi  lasciamo l'auto in quello centrale.
Ci troviamo in poco tempo nel lindo ed ordinato centro storico, rigorosamente chiuso al traffico e pieno di negozi. Mentre le donne del gruppo entrano con entusiasmo in un negozio di abbigliamento, noi maschietti ci infiliamo in una fornitissima libreria dove curiosiamo tra le novità editoriali e, ovviamente, acquistiamo qualche nuova guida di questi splendidi posti.
Ritrovatici, passeggiamo nel cuore medievale della città con la sue schiere di edifici importanti e parte delle mura che proteggevano il centro montano. Dall'alto domina il castel Brunico.
Ed è proprio li che ci dirigiamo.
Il castello fu fatto costruire nel 1251 dal Principe Vescovo di Bressanone, Bruno von Kirchberg, ed è facilmente accessibile con un bel sentiero che sale sulla collina centrale di Brunico.
In mezzo ad una bella area verde, accediamo al castello dal suo lato meridionale dove si apre un portone un tempo dotato di ponte levatoio. Pagato il biglietto alla cassa (2 Euro), entriamo in un bel cortile decorato con affreschi messi a dura prova dagli agenti atmosferici. 
All'interno di una torre circolare, si apre una porta che, attraverso una scala, dà accesso agli ambienti superiori. Quelli visitabili riguardano l'alloggio dei vescovi al primo piano ed una bella cappella al secondo piano. 
Gli interni del castello non sono tra i più caratteristici del Sudtirolo ma nel 2010 Reinhold Messner inaugurerà, in un'ala dell'antico maniero, il suo quinto museo della montagna; credo che allora sarà sicuramente più interessante una sua visita.
Uscendo dal Castello il tempo sembra voler migliorare, notiamo nei pressi di un ponte pedonale una indicazione per un cimitero di guerra. Seguiamo un bel sentiero  all'ombra di fitte conifere ed in breve siamo ad un belvedere su Brunico; 
da li una scalinata di 71 gradini porta ad uno spiazzo ben curato e in lieve salita. Davanti a noi, protetti e riparati dal bosco si ergono numerosissime croci in legno dove hanno trovato il loro ultimo riposo persone appartenenti a diversi popoli europei, accomunate dall'aver immolato la loro giovanissima vita agli ideali di Patria e senso del dovere.
E' interessante la storia di questo luogo: quando scoppiarono le ostilità della Prima Guerra Mondiale nelle Dolomite, a Brunico cominciarono ad affluire numerosi feriti. I molti decessi saturarono subito le capacità del cimitero cittadino. L'allora sindaco, mise, dunque, a disposizione del comandante di zona un'area sul Kuhbergl nei pressi del castello. L'incarico di realizzare il cimitero fu affidato a due Ufficiali del genio che crearono un luogo di riposo che non teme paragoni. Le cerimonie funebri tenevano conto dall'appartenenza religiosa del caduto e, alleato o avversario, ad ognuno veniva dato lo stesso estremo saluto; ancora oggi le tombe ricevono tutte la medesima cura.
Questo posto che qui viene chiamato "cimitero degli eroi" è un esempio di stima e tolleranza verso i caduti di tutte le guerre.
Con spirito meditativo scendiamo verso la città in cerca di un locale dove poter mangiare.
Ci fermiamo in un posto dove senza fretta sostiamo in piacevole conversazione osservando l'animato passeggio.
Nel primo pomeriggio rientriamo verso la Valle Aurina e sollevando lo sguardo notiamo le cime imbiancate dalla neve... la proprietaria dell'albergo aveva ragione.

mercoledì 20 agosto 2008

Museo dei presepi e dell'arte popolare "Maranatha" di Lutago

In Valle Aurina, tra Campo Tures e Cadipietra si incontra il paese di Lutago (Luttach) famoso perché  ospita il Museo dei presepi e dell'arte popolare "Maranatha". 
Mentre da Cadipiertra scendiamo verso Lutago, il cielo finalmente si apre e l'intera vallata si accende dei toni verde brillante dei suoi prati; l'umore migliora rapidamente e la temperatura si innalza di qualche grado.
Arriviamo a Lutago dove il museo è indicato da un cartello turistico. L'esposizione comincia già dall'esterno dove c'è un bel giardino con varie sculture lignee a grandezza d'uomo
e parecchi venediger (simpatici gnomi delle foreste scolpiti nel legno). 
Accanto al giardino sorgono tre belle costruzioni in stile altoatesino; in quella di destra (provenendo dalla strada) c'è una impressionante "mostra di mostri": numerose spaventose maschere in legno corredate di corna di animali. Sono i Krampus che nel periodo dei festeggiamenti di S. Nicolò si divertono a terrorizzare i passanti.
La casetta centrale, invece, è l'accesso alla parte più bella del museo cioè la mostra dei presepi. Alla biglietteria ci accoglie un uomo in costume tirolese gentile e con una lunga barba scura che sembra capitato in questo secolo per sbaglio. Acquistati i biglietti (4 Euro a testa) ci si immerge in una atmosfera tipicamente natalizia (ma siamo in agosto!!!). Ci sono presepi di tutti i tipi e dimensioni provenienti da Austria, Germania, Campania, Puglia, oltre a quelli locali. 
Luci e musiche rendono il posto fuori dal tempo. Lentamente scendiamo in un corridoio in pendenza sotto il livello stradale; sulle pareti nicchie grandi e piccole che ospitano le varie Natività. 
Nel punto più basso c'è il presepe più grande ed il percorso ci passa in mezzo... che meraviglia. Continuando la visita, il percorso ora si fa in leggera salita e dopo altri capolavori ci troviamo davanti ad una porte di legno. Apertala, ci immergiamo nell'atmosfera allegra di una bottega fornitissima che vende oggetti di artigianato locale e comunque legati al Natale e alla montagna. Qui è difficile trovare etichette made in China. Sono contrario ad acquistare cianfrusaglie quando vado in giro ma gli oggetti in vendita in questo esercizio sono veramente graziosi e mi faccio tentare. Anche le donne della compagnia si portano avanti con gli acquisti di Natale. 
Quando usciamo dalla bottega ci accorgiamo di essere nella costruzione di sinistra del giardino; questo vuol dire che il corridoio-percorso che abbiamo appena visitato collega le due casette. 
Penso che questo posto a Natale sia qualcosa di magico. Credo che ritornerò da queste parti con sci e ciaspe. 
Il sole del tardo pomeriggio lascia presagire per l'imdomani la possibilità di fare un'escursione in quota; nel pianificarla, approfittiamo per girare a zonzo per Lutago e ci spingiamo fino alla chiesa parrocchiale di S. Sebastiano che sovrasta il paese da una collina dalla quale di gode una splendida vista.
Facciamo tutti il tifo per il sole... speriamo bene.

Museo Minerario di Cadipietra

Nel giorno di Ferragosto il tempo è inclemente. Nel pomeriggio, sotto una fitta pioggia, insieme ai miei compagni di viaggio, decidiamo di visitare il Museo Minerario di Cadipietra.
Se Predoi era la sede "operativa" delle miniere in Valle Aurina, Cadipietra era la sede amministrativa. In quello che era il granaio, nel 2000 è stato inaugurato il museo. Presentando il biglietto di ingresso alla miniera si ha diritto ad uno sconto sul biglietto di ingresso che in questo caso costa due Euro.
L'edificio che ospita il museo è stato completamente ristrutturato; se all'esterno sono rimaste le mura massicce delle costruzioni d'epoca, l'interno è stato splendidamente adattato a superficie museale con soppalchi, scale ed espositori in legno, cristallo e acciaio. Tutta l'interessante mostra ruota attorno alla raccolta della famiglia Enzemberg, ultima proprietaria della miniera.
Libri, dipinti, modellini di impianti tecnologici al servizio dei minatori, mappe, statuine, campioni di minerali, oggetti e documenti provenienti dalla miniera ci fanno rivivere la storia dell'attività mineraria in Valle Aurina.
Tra i documenti, interessante è una relazione scritta sulla fusione del minerale che era particolarmente apprezzato per la sua duttilità. Il minerale, una volta fuso, veniva messo in commercio nella forma del cosiddetto rame rosetta.
Al secondo e al terzo piano, due schermi al plasma proiettano non stop due documentari con le testimonianze dell'ultimo proprietario e degli ultimi minatori che hanno popolato questo mondo sotterraneo.
Al primo piano della struttura è presente uno spazio espositivo dedicato a mostre temporanee; ancora per pochi giorni c'è una interessante serie di graziosi modelli (alcuni in movimento) che riproducono fedelmente gli ambienti in cui vivevano e lavoravano le famiglie contadine del Sudtirolo.
Il museo è visitabile dal 1° aprile a fine ottobre, tutti i giorni (lunedì escluso) dalle ore 9,30 alle 16,30 e dal 26 dicembre a Pasqua con orari variabili.
Terminata la visita usciamo ma fuori dal museo continua a piovere e pertanto si va a pranzo in attesa di una eventuale schiarita. La scelta cade sul locale a fianco della stazione a valle della funivia di Klausberg dove abbiamo avuto la fortuna di trovare un tavolo libero. Da provare i maccheroni alla pastora e il favoloso strudel.
All'interno del locale decidiamo di concludere il ferragosto con un'idea stravagante: andare a visitare il Museo dei Presepi di Lutago.

lunedì 18 agosto 2008

La miniera di Predoi

Tanto tempo fa, un contadino conduceva da Krimml un toro che aveva acquistato al mercato ma l'animale non voleva saperne di scendere a valle e, se avesse potuto, avrebbe preferito ritornare sui Tauri. A causa delle renitenze del bovino, il contadino picchiò col bastone il toro che, imbestialito, scavò con zampe e corna un grosso buco. Tra le pietre che volarono in aria qualcuna aveva dei riflessi dorati. Il contadino, pensando fosse oro, le portò dall'orefice. Ma si trattava solo di rame. Allora si cominciò a scavare e si trovò un giacimento così grande che vennero chiamati i minatori che stavano oltre i Tauri di Krimml e la miniera iniziò la sua attività.
Questa è la leggenda della nascita della miniera di Predoi, un minuscolo paese che si trova alla fine della strada che percorre la Valle Aurina.
In realtà, quando l'industria mineraria all'inizio del XV secolo conobbe la sua prima fioritura, i cercatori percorsero in lungo e in largo il Tirolo cercando il minerale con la bacchetta da rabdomante ed erano in grado di individuare un giacimento nel terreno attraverso un'attenta osservazione della natura. La presenza di certe piante e la natura delle acque erano preziosi indicatori della presenza di un giacimento. I primi minatori a Predoi scavavano il minerale partendo dal punto del suo affioramento dal suolo. Essi penetrarono nel giacimento per mezzo di pozzi verticali, attraverso i quali non solo veniva estratto il minerale, ma veniva asportata anche l'acqua. Quando i pozzi furono troppo profondi per portare in superficie metallo e acqua, si cominciò la perforazione di gallerie (quasi) orizzontali che dal fianco della montagna portavano al giacimento che si sviluppava in verticale. Queste gallerie servivano per la coltivazione del minerale e per il deflusso delle acque percolanti che fuoriuscivano all'esterno grazie alla leggera pendenza delle gallerie stesse. A causa della conformazione del luogo, tali opere erano tanto più lunghe (e tanto più recenti) quanto più esse erano situate vicino al fondovalle. Ci sono più di venti gallerie dirette verso le vene del minerale
Il punto di affioramento da cui tutto ebbe origine si trova a quota 2.000 metri nei pressi della Croce di Valrossa al di sopra del limite boschivo, mentre la galleria più recente è quella di St. Ignaz.
Tutte le vecchie gallerie più elevate della miniera sono state realizzate con la tecnica della sottoescavazione, cioè scavate a mano con punta e mazzetta. Invece la galleria maestra St. Ignaz fu realizzata in tutta la sua lunghezza con la polvere da sparo. Nella miniera di Predoi la polvere nera fu impiegata per la prima volta nel 1637, nessuna miniera del Sudtirolo aveva mai impiegato prima questa tecnica. Pensate a quale immane fatica è costato tutto questo considerando che si poteva avanzare giornalmente di pochi centimetri con la sottoescavazione e di pochi metri con la polvere nera. Oggi non sarebbe pensabile iniziare un lavoro che vedrebbe la sua conclusione dopo l'avvicendarsi di parecchie generazioni.
Procedendo con lo scavo del giacimento, la quantità del minerale venne a scemare e l'estrazione divenne antieconomica. Nel 1893, con la chiusura dell'impianto, si concluse una tradizione mineraria durata oltre cinque secoli. Nel 1957 si ritornò a scavare per tentare di individuare altre vene ma l'attività cessò del tutto nel 1971.
Negli anni '90 del secolo scorso la galleria maestra venne allestita come galleria da visitare. La vecchia ferrovia di miniera fu riadattata ed il 18 maggio del 1996 i primi visitatori poterono entrare su alcuni vagoncini.
Chissà se quel giorno c'era il sole; oggi, pur essendo ferragosto, il cielo è carico di nuvoloni che promettono pioggia e sconsigliano attività all'aperto. La giornata è ideale per visitare la miniera insieme a Grazia, Giovanna, Raffaele e Domenico; fortunatamente Raffaele ha prenotato la visita il giorno precedente (durante i mesi estivi è sempre raccomandabile per evitare di passare ore ad aspettare il proprio turno, tel. 0474654298). Noi partiamo da Cadipietra ma per chi arrivasse da fuori valle è necessario arrivare a Brunico e qui seguire le indicazioni per la Valle Aurina; proseguire sulla strada di fondo valle fino a superare gli abitati di Predoi e S. Antonio dopo il quale si apre sulla destra un parcheggio dove lasciamo l'auto. Nei pressi si notano suggestivi i ruderi della vecchia fonderia distrutta da una valanga.
Un breve sentiero ci porta all'ingresso dell'opera mentre a metà strada, sulla destra, si distacca un sentiero didattico che prende rapidamente quota e, passando davanti alle gallerie dei livelli superiori, porta fino al punto di affioramento a alla vicina Croce Rossa; la voglia di salire è forte ma il tempo è davvero minaccioso e la temperatura è decisamente autunnale. Ci rechiamo quindi alla biglietteria ospitata nell'antica casa dei topografi
nella quale sono stati anche conservati alcuni ambienti originali (stube, cucina e camera da letto) con arredamenti d'epoca.
Fornite le generalità, ci vengono consegnati i biglietti di ingresso al costo di 8 euro e veniamo indirizzati allo spogliatoio dove indossiamo mantella e casco giallo che contrastano allegramente con il grigiore della giornata. Il trenino (giallo) ci aspetta nella graziosa stazioncina. Ci sono i soliti turisti, che se non stanno vicini di posto, sempre ed ovunque, si sentono persi, che protestano per la sistemazione ricevuta e a nulla servono le rassicurazioni fornite dalla guida a proposito del "viaggio" che dura solo dieci minuti. Finalmente si parte ed il trenino si infila nella vicina galleria.
La temperatura crolla di colpo a 8 gradi è l'aria che colpisce il volto non migliora le cose; fortunatamente siamo tutti equipaggiati con pile e giacche. Viene spontaneo abbassare la testa perché i caschi sembrano toccare le pareti del tunnel. Dopo circa dieci minuti lo sferragliante trenino arriva ad uno slargo dove ci fermiamo; siamo penetrati nella montagna per un chilometro e sopra di noi incombono cinquecento metri di roccia. La guida comincia ad illustrarci le varie opere prima con un filmato e poi con un giro nella galleria St. Ignaz e poi più in giù al livello 6 dove entriamo in una galleria che si infila direttamente nel giacimento di rame che qui è mischiato con la roccia sterile con una percentuale del 2%.
Di tanto in tanto incontriamo manichini equipaggiati come gli antichi minatori e subito la mente vola indietro nel tempo a cercare di immaginare la dura vita delle miniere.
Addentrandoci sempre di più nella miniera, arriviamo ad un impianto, ancora oggi in funzione, con il quale dalle acque delle gallerie si ricava il cosiddetto rame di cementazione; detto impianto consiste in alcune canalette di legno su cui viene convogliata l'acqua che, filtrando attraverso i resti ancora oggi esistenti del giacimento, liscivia rame e zolfo e li porta con se come solfato di rame. In quest'acqua vengono introdotte delle barre di ferro vecchio grazie al quale si estrae il rame dall'acqua. Il ferro, per reazione chimica (scambio di elettroni) è in grado di far precipitare il rame che si scioglie. La fanghiglia che ne risulta contiene circa il 70% di rame (conosciuto come rame di cementazione o precipitato di rame).
A Predoi si ottiene rame di cementazione sin dal 1561. Oggi si tenta di riattivare questo metodo per lo sfruttamento di piccoli giacimenti o di resti di vecchi giacimenti, che, con i costosi metodi di produzione, non possono essere più coltivati in modo redditizio. Da una vicina bacheca in vetro i sette nani ci osservano divertiti sotto lo sguardo perplesso di Grazia.
La visita si conclude davanti all'ingresso del centro climatico di benessere dove viene praticata la speleoterapia: in un ambiente dove il grado di umidità naturale è prossimo al 100%, allergeni e polveri non sono in grado di essere in sospensione nell'aria e pertanto quest'ultima è purissima e crea giovamento ad asmatici e malati alle vie respiratorie in genere.
Al termine della visita che dura circa 75 minuti si ritorna al trenino che ci riporta in breve "a riveder le nuvole"; difatti all'uscita della galleria troviamo una fitta pioggia ad attenderci. Ma ci sono anche alcune gentili signorine che offrono a tutti una mela in una simpatica confezione come augurio per un buon ferragosto.
Il tempo di depositare nello spogliatoio mantella e casco e all'unanimità decidiamo di rifugiarci nella vicina Ignazstube dove prendiamo qualcosa di bollente per scaldarci; l'ambiente è simpatico e si respira aria di festa. Numerosi avventori sono seduti ai tavoli in costume tipico tirolese e i discorsi si fanno lievi. Il maltempo non scalfisce questa giornata di festa.
Qualche ulteriore notizia sulla miniera: il periodo d'apertura va da aprile alla fine di ottobre e l'ultimo trenino parte alle ore 15.
Approfittando della breve tregua che la pioggia ci concede scendiamo al parcheggio e, per concludere il discorso minerario ci dirigiamo alla volta del Museo Minerario a Cadipietra.

mercoledì 13 agosto 2008

I laghi di Fusine

Fino al 1987 normalmente passavo le mie vacanze al mare. Finita la scuola mi sistemavo in spiaggia e ci restavo fino alla fine di Settembre. Quando, dopo essermi trasferito in un'altra città, un collega mi ha suggerito di visitare i laghi di Fusine, di cui mi aveva intessuto apprezzamenti sperticati, senza troppo entusiasmo ho deciso di risalire la pianura friulana e dirigermi alla volta delle Giulie per vedere questi posti. Nel momento in cui mi si è parato davanti il lago Inferiore con le sue acque smeraldo circondate da un bosco incantato ho avuto il classico colpo di fulmine ed è stato allora che mi sono innamorato della montagna, della sua tranquillità, dei suoi paesaggi, della sua gente, delle sue storie.
La mia vacanza è giunta all'ultimo giorno ed è per questo che, decidendo di chiudere in bellezza, ho deciso di recarmi sul luogo del misfatto per l'ennesima volta.
La giornata è fresca ma soleggiata, l'aria tersa dopo l'acquazzone della sera precedente; non ho voglia di scarpinare dopo la salita allo Jof di Miezegnot pertanto, con tutta calma, parto da Tarvisio diretto a Fusine. Per chi venisse da Udine è sufficiente uscire dall'A23 a Tarvisio, entrare in città e seguire le evidenti indicazioni per i laghi. Proseguo fino al minuscolo e grazioso paesino di Fusine in Valromana dove si stacca sulla sinistra (presente indicazione turistica) una strada che in un bello scenario porta ai laghi. 
Il primo incantevole specchio d'acqua che mi si para davanti è il lago Inferiore che ha una profondità di 25 metri e una quota di 924 metri. Qui lascio la macchina ma proseguendo in leggera salita sulla strada, dopo poche centinaia di metri, si arriva al lago superiore profondo una decina di metri con il pelo dell'acqua ad  una quota di 929 metri. Quest'ultimo lago alimenta l'inferiore per vie sotterranee. Entrambi sono di origine glaciale.
Il paesaggio davanti a me è da cartolina; i due laghi giacciono al centro di un ampio e spettacolare anfiteatro calcareo con una imponente quinta rocciosa che annovera montagne che per la loro bellezza e difficoltà hanno scritto pagine eroiche dell'alpinismo nei primi decenni del secolo scorso. 
La cima più alta e caratteristica è quella del Mangart (2667 m.). Il confine con la vicinissima Slovenia scorre sulla linea di cresta. Questo posto è letteralmente un angolo sperduto d'Italia. Dopo aver ammirato quello che il mio sguardo riesce ad abbracciare mi accingo ad effettuare il periplo del lago inferiore; un bel sentiero scorre sulla sua riva ed offre numerose occasioni per sostare all'ombra delle conifere della foresta di Tarvisio. 
Sulla sponda sud-ovest si inoltrano nel bosco alcuni sentieri che raggiungono il lago Superiore; tra i tronchi è impossibile non notare alcuni enormi massi erratici strappati in epoca remota alle montagne dai ghiacci che li hanno trasportati sin qui. Uno di questi (masso Pirona) ha un volume di oltre 30.000 metri cubi ed è uno dei più grandi di tutto l'arco alpino.
In trenta minuti compio il giro completo e mi ritrovo al punto di partenza. 
La temperatura è piacevolmente fresca ma, d'altronde, anche nelle giornate più afose, la canicola qui non arriva; a margine di questo devo aggiungere che in questi luoghi, in inverno, si registrano temperature tra le più rigide d'Italia.
Mi dirigo, a piedi, al lago superiore dove la vista è più aperta e meno intimistica ma altrettanto spettacolare. 
Nei dintorni si sviluppano numerosi sentieri che consentono escursioni in quota di tutti i tipi. Le sponde di questo lago sono acquitrinose e pertanto non c'è un sentiero agevole che ci giri intorno ma c'è la possibilità di raggiungere un breve ponte in legno (attualmente chiuso per restauri) che collega la sponda orientale con un piccolo scoglio che emerge dalle acque verdi.
Tutta la zona fa parte dal 1971 del Parco Naturale Regionale dei Laghi di Fusine e pertanto protetta.
Termino il giro tornando al lago inferiore dove mi fermo per la seconda colazione all'albergo Edelweiss; una antica costruzione tutta in legno con bella ed accogliente sala finestrata sul lago dove è possibile assaggiare i piatti della tradizione montanara friulana.
Nel pomeriggio mi dirigo oltreconfine per fare il pieno di carburante (più conveniente rispetto all'Italia) ed in seguito torno a Tarvisio per preparare i bagagli. L'indomani si torna in città con i suoi ritmi frenetici ed il solito tran tran. 
Per fortuna il ricordo di questi splendidi posti durerà a lungo.