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Lettori fissi

Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.
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giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale

Giunga a tutti quelli che passano di qui un sincero augurio per un sereno Natale. Se potete passatelo con i vostri cari, dimenticando per un attimo le brutte notizie che arrivano copiose e riflettendo sui veri valori della vita.
Io me ne starò con mia figlia nel mio angolo di paradiso tra una discesa sugli sci ed un frico fumante. Dove? Nella foto una traccia della mia destinazione.
Buon Natale a tutti!

lunedì 14 marzo 2011

La miniera di Raibl a Cave del Predil

Sono rientrato da poco dal Libano per un paio di settimane di riposo. Che meraviglia riassaporare le consuetudini della vita comoda! Il mio appartamento, se pur freddo per i quattro mesi di chiusura, mi accoglie con tutto il confort di una casa arredata in un momento buio e, pertanto, volutamente colorata e allegra. E i pochi amici, quelli veri, ancora qui ad aspettarmi, con i loro casini, le loro aspettative, le loro novità... tutto contribuisce a creare un'atmosfera rarefatta di sospensione... di dolce attesa di qualcosa che (forse) non arriverà mai.
Ieri mattina avevo una voglia matta di andare in montagna a calpestare la neve. La mia idea è quella di un giro nel Tarvisiano e una salita al Lussari. In breve i dettagli sono definiti.
La domenica, nel silenzio della mia camera e del parco che circonda la casa, i miei sensi ancora intorpiditi dal sonno percepiscono il rumore leggero della pioggia. Sarà così per quasi tutta la giornata ma non mi lascio scoraggiare. Colazione abbondante e poi in autostrada, diretto verso le terre alte.
La macchina divora chilometri di asfalto bagnato; la campagna circostante, ancora assopita dal lungo inverno, offre immagini che in Libano sono inconsuete.
In breve sono in vista delle Prealpi Giulie, subito dopo entriamo in Val Canale. Il viaggio scorre rapido perchè il traffico è scarso.
All'arrivo a Tarvisio, non posso non fermarmi all'enoteca/bar DAWIT della mia amica Benvenuta. L'accoglienza è subito cordiale, lei e il marito Gino mi salutano con grandi sorrisi; qualche breve scambio di notizie poi numerosi avventori, entrati in quel momento, ci separano. Mi siedo a sorseggiare un caffè accompagnato da una deliziosa torta di ricotta. Fuori continua a piovere. Salire al Lussari non è una buona idea; mi viene in mente che non ho ancora visitato la Miniera di Raibl con il trenino finalmente in funzione; credo sia la cosa migliora da fare (in miniera non piove). Qualche acquisto di marmellate e prodotti particolari, la promessa di ripassare in serata per salutare i padroni di casa e mi dirigo verso Cave del Predil.
Telefono alla direzione della miniera (0428 68257) e prenoto la visita; me la danno per le 15. Superata Tarvisio, l'indicazione per i vicini Laghi di Fusine mi fa venire il desiderio di vedere se sono ghiacciati (d'altronde ho quasi tre ore da ammazzare).
Il cielo è sempre più grigio ma ha smesso di piovere. In quindici minuti arrivo al lago inferiore.
La calma ed il silenzio regnano sovrani in questa conca circondata da aspre montagne.
Una sottilissima lama di ghiaccio ricopre parzialmente il lago e sotto di esso l'acqua è, come sempre, verdissima e trasparente.
Percorro, in un paesaggio cristallizzato, un tratto della riva respirando a pieni polmoni un aria frizzante e pura.
Decido di infilarci al caldo della Capanna Edelweiss, un graziosissimo alberghetto/ristorante; c'è pochissima gente; mi chiedono se ho prenotato, alla mia risposta negativa mi fanno accomodare dove voglio (mah!). Sono rilassati, al caldo, con splendida vista sull'esterno. Ordino spatzle, ricotta affumicata e pancetta e un frico con polenta. La conversazione degli avventori si fa lieve (i problemi del nostro pianeta li avevo risolti in macchina prima di arrivare). Dopo un caffè è tempo di ripartire per andare in miniera (se se! Te la do io la miniera!).
Arrivo a Cave del Predil e entro nel Museo della Tradizioni Mineraria dove c'è anche la biglietteria per la miniera. Ero già stato qui nell'estate del 2008 e mi ero ripromesso di tornarci non appena il trenino fosse stato messo in funzione; così non è stato ma... meglio tardi che mai.
Tralascio la descrizione del museo già effettuata nel precedente post.
Le visite sono organizzate in gruppi accompagnati da ex minatori che, durante il tragitto, illustrano la storia della miniera, le tecniche di coltivazione del giacimento ed altre informazioni curiose e interessanti.
All'ingresso ci consegnano il caschetto di protezione e entriamo nelle viscere del Monte Re.
La visita si svolge con le stesse modalità di tre anni fa; la guida ci illustra il funzionamento di un fornello
(pozzo verticale che mette in comunicazione due livelli diversi della miniera per far cadere il minerale    verso il piano stradale dove veniva caricato sui vagoncini per mezzo di tramogge);
e ancora gli antichi cantieri che seguivano fedelmente le vene del minerale.
E finalmente arriviamo al trenino.
Qui ci fanno accomodare e dopo le raccomandazioni di rito, si parte.
Il trenino si infila in uno stretto budello di roccia e dopo circa 500 mt. si ferma nell'ampio Camerone di S. Barbara, antro spettacolare dove si celebra la S. Messa il 4 dicembre, giorno dedicato alla Santa protettrice dei minatori. La discesa dal trenino non è indolore: qualcuno dà zuccate contro il tetto metallico del convoglio con risate e commenti improponibili sull'utilità del caschetto e su quello che protegge. 
Dal Camerone si passa al Pozzo Layer dove ci illustrano il funzionamento dell'argano azionato ad acqua (ancora efficiente). 
La visita continua attraverso basse gallerie dove occorre procedere piegati;
si incontrano vecchi cantieri,
faglie, attrezzature varie, fornelli e altro, 
il tutto con una temperatura costante di circa 11° e umidità al 98%.
Senza accorgercene, passa più di un'ora quando ritorniamo al trenino per dirigerci verso l'uscita.
La visita è finita; usciamo alla luce grigia del pomeriggio inoltrato. Salto in macchina e torno a Tarvisio per fermarmi ancora da DAWIT; il locale, caldo e accogliente, mi invita a sedermi nuovamente e passare ancora qualche spicciolo di questa domenica; Benvenuta è sempre sorridente e gentile. Le grandi finestre mi rendono suggestive immagini di nebbie e vapori che dalle cime vicine scendono a valle circondando gli abeti e i faggi. 

Non vorrei andare via ma oramai è quasi buio per cui saluto gli amici e rientro in pianura sotto una pioggia che non ci abbandonerà più.
In bassa stagione è possibile entrare nella miniera alle 10 e alle 15 escluso il lunedì; in alta stagione le visite sono più frequenti ed è consigliabile prenotare per tempo.
Un caro saluto.
Aggiornamento del 5 settembre 2012: le visite non vengono più guidate da ex-minatori ma da ragazzi e la differenza è notevole. Un vero peccato che la passione e la competenza dei "vecchi" minatori non venga posta in giusta evidenza. La biglietteria ora si trova presso il Museo della Guerra di Cave del Predil; pare che alla base di questi cambiamenti ci sia stata una gara di aggiudicazione dei servizi turistici. Il biglietto di accesso al Parco Geominerario (come si chiama ora) è di € 8.

domenica 26 settembre 2010

Dawit

Questa mattina il cielo sopra casa mia è carico di pioggia che, inesorabilmente, annuncia una giornata noiosa. 
Con queste premesse non posso fare a meno di andare con i pensieri alle recenti vacanze estive trascorse nel Tarvisiano, in quello che io chiamo "il mio angolo di paradiso"; in particolare mi viene in mente una persona che ho avuto modo di conoscere prima "virtualmente" tramite questo blog (il primo contatto è stato per parlare delle vicende storiche del Forte di Malborghetto), e poi di incontrare realmente nella sua splendida enoteca.
Benvenuta è una donna nata e cresciuta in queste valli; il pensiero corrente che hanno gli abitanti della Bassa Friulana è che i montanari della Carnia e delle Giulie siano chiusi, introversi e, in qualche modo, scontrosi. Affermazione che non mi trova d'accordo; posso comunque dire che non è questo il caso di Benvenuta e di suo marito. Ricordo una splendida serata trascorsa in un bar del centro di Tarvisio ad ammirare l'imbrunire, con le cime delle Giulie a chiudere l'orizzonte verso sud, e a parlare di tutto come se ci conoscessimo da sempre. C'è da dire che la frequentazione dei rispettivi blog è un bel modo di conoscersi; il suo (Dawit - Vivere in Valcanale) è una miniera di cose interessanti dalla cui lettura si intuisce la personalità dell'autrice.
Mi ha fatto piacere, tra l'altro, sapere da lei che una signora di Trieste si è presentata alla sua enoteca dicendo "Sono qui perchè ho letto Montagne luminose"; sapere che il mio blog è consultato per prendere  spunto ed idee per organizzare gite e visite mi spinge ad andare avanti su questa strada.
Dawit è il nome della sua enoteca alla quale si affianca il bar frequentatissimo nella stagione estiva soprattutto da turisti di lingua tedesca. 
Questo locale accoglie i viaggiatori subito dopo la rotonda all'ingresso di Tarvisio per chi arriva da Udine e al suo interno è possibile trovare, oltre ai migliori vini nazionali, prodotti tipici e di nicchia come grappe, marmellate, conserve varie e idee per regali intelligenti. 
Il giorno della mia partenza per i classici saluti, Benvenuta mi ha consigliato delle "chicche" che ho portato con me e che, in questi giorni umidi, mi deliziano il palato come alcune salse ai mirtilli, ai fichi e alle pere che uso per accompagnare formaggi pecorini e Parmigiano... una vera squisitezza!
Ciao Benvenuta, a presto!

sabato 21 agosto 2010

Cima del Cacciatore

Quando si è in vacanza i giorni scorrono troppo velocemente. Quando poi anche le condizioni meteorologiche non aiutano, la cosa può risultare piuttosto antipatica.
Questa mattina ancora una giornata grigia ma le previsioni dicono con scarse probabilità di precipitazioni.
Andare in montagna col cielo coperto (ma non è solo un problema della montagna) significa rinunciare agli splendidi colori della natura e molto probabilmente anche a panorami mozzafiato.
Nonostante questo decido di tentare la salita alla Cima del Cacciatore.
Questa montagna è un rilievo delle Giulie che raggiunge i 2071 metri e si eleva nella foresta millenaria di Tarvisio, fra la Valbruna e la Vale di Riofreddo. E' conosciuto anche come Steinerner Jager o Cacciatore di Pietra perchè una antica leggenda narra di un cacciatore che sparò contro il vicino Santuario del Monte Lussari e venne trasformato in pietra.
Una pietra composta da dolomia dello Sciliar (dolomie bianche e grigie e calcari dolomitici).
Ho citato prima il Lussari e infatti per raggiungere il Cacciatore occorre salire su questa montagna, magari approfittando della cabinovia (12 Euro il biglietto di andata e ritorno). 
Ed eccomi per l'ennesima volta al cospetto del magnifico borgo del Lussari che sembra abbarbicato al suo piccolo Santuario. Non ho fatto foto perchè il cielo è veramente scuro.
Entro nel borgo, percorro l'unica viuzza piena di localini e proseguo sulla vecchia e panoramica strada militare che attraversa a Ovest sia il Lussari che il Prasnig in discesa.
Arrivato a una piccola cappella votiva (1715 m.), 
dove ha termine la Via Crucis meglio conosciuta come Sentiero del Pellegrino che sale dalla Valle di Lussari, imbocco il sentiero che parte alle spalle dell'edificio ed è marcato con il segnavia CAI n. 613. 
Questo sentiero, con modesta pendenza entra in un bosco misto di faggi, abeti, aceri e betulle.
In autunno credo che questo posto sia un'esplosione di colori caldi, oggi è solo un bosco di un verde bruno sotto un cielo grigio. Superata una forcella, il sentiero prosegue ai piedi delle dirupate pendici della Croce del Poverello, 
un'elevazione rocciosa che rappresenta il contrafforte più settentrionale della Cima del Cacciatore e segna una quota di 1942 m.
Il bosco si fa più rado, la pendenza è aumentata notevolmente e, con essa, anche la fatica. Dopo un attraversamento a mezza costa, tra mughete e rododendri, salgo a tornanti una ripida conca detritica raggiungendo la soglia morenica dell'anfiteatro ai piedi delle cime sommitali del Cacciatore.
L'ambiente si è fatto improvvisamente severo e affascinante. Una alta bastionata rocciosa grigia chiude l'orizzonte su tre lati, ai piedi estesi ghiaioni, risultato del lavoro di antichi ghiacciai. Sul fondo un piccolo residuo di nevaio e di fronte una strana macchia di erba a forma di gigantesco cuore.
Dopo la contemplazione, riprendo il cammino seguendo le evidenti tracce del sentiero, 
percorrendo con un traverso in salita il lato destro del circolo glaciale. 
Qui il sentiero diventa piuttosto friabile e occorre procedere con cautela. 
L'ambiente continua ad essere selvaggio.
Su una parete di roccia alla mia destra noto una vecchia targa dedicata al Capitano degli Alpini Giuseppe Falcone travolto da una slavina mentre tracciava una nuova via nel 1970.
Un attimo di raccoglimento davanti alla targa che avrebbe bisogno di essere restaurata e riprendo il cammino.
Finalmente arrivo al punto "focale" del percorso: sono alla base del canale che separa le due cime del massiccio. 
Una specie di fenditura attrezzata con cavi di acciaio per agevolarne la salita. Sono solo, non conosco l'itinerario e sono indeciso sul da farsi; qualcuno mi ha detto che proseguendo sul sentiero si può evitare questa "ferratina".
Provo ad andare avanti ma il sentiero peggiora ed è sempre più instabile. Arrivo ad una selletta da cui parte un sentiero che in cresta sembra dirigersi verso la cima. Mi siedo per riposarmi e il tempo continua a peggiorare; dalla Valle di Riofreddo salgono fredde nuvole, mi passano davanti e vanno a coprire la vetta del Cacciatore. 
Alcuni gracchi alpini si levano in volo; il loro piumaggio nero li fa sembrare dei corvi.  Comincio a sentirmi scoraggiato ma imbocco il sentiero di cresta. Niente da fare; dopo una cinquantina di metri il sentiero diventa impraticabile. Ritorno sui miei passi e con cautela raggiungo nuovamente il canale attrezzato. 
Vedo escursionisti che vanno su e mi aggrego anch'io.
Il canale presenta una paretina attrezzata con una corda fissa e nel prosieguo della salita troverò altre  due corde fisse. Dopo il primo "strappo" mi trovo nella depressione che divide le due cime su un pendio di detriti instabili. Qui occorre fare molta attenzione a non scaricare pietre su chi ci segue. 
Arrampicandomi con cautela, finalmente, intravedo molto vicina la croce in ferro che segna la vetta orientale, la più alta.
Bene! Escursione riuscita!
Sono sulla vetta del Cacciatore. 
Quassù, in uno spazio chiaramente angusto, trovano posto la croce in ferro, una campana e la custodia del libro di vetta. 
Anche se il tempo non è un granché, si intuisce che il panorama è mozzafiato. 
Le Caravanche slovene, i Tauri austriaci, le Carniche, lo Jof di Montasio, lo Jof Fuart, i monti della Valle di Riofreddo e della Val Coritenza e naturalmente il Lussari, unica isola di sole in tanto grigiore. 
Data l'ottima posizione, durante la Grande Guerra sulla cima si trovava un piccolo osservatorio mentre nella sottostante Sella Prasnig erano posizionate artiglierie, mitragliatrici e trincee austriache a sbarramento del passo verso la valle di Riofreddo da cui si poteva raggiungere facilmente Tarvisio, sede del comando austriaco e le fortificazioni di Cave del Predil. 
Dopo aver fatto numerose fotografie, aver suonato la campana e aver recuperato il fiato, mi accingo a scendere con grande attenzione, almeno fino alla fine del tratto attrezzato.
In un'ora sono alla cappelletta incontrata all'inizio.
Non essendo ancora sazio di montagna decido di scendere sul sentiero del pellegrino fino alla Malga Lussari per mangiare qualcosa. 
La malga è proprio rustica, 
vi si fa il formaggio e la ricotta (come in tutte le malghe) e fanno anche piatti caldi per gli escursionisti.
Salsiccia, frico, polenta e birra mi danno ristoro 
immerso in un paesaggio "svizzero"
il tutto per € 11,50.
Ora, però, c'è il problema di risalire al Lussari. Dalla cappelletta sono sceso di parecchio e per arrivare alla funivia devo superare ancora un dislivello di 200 m. Mi metto faticosamente in cammino mentre il tempo volge finalmente al bello. 
Con gambe legnose arrivo al borgo,
approfitto dell'ottima luce per "sparare" qualche foto.
infine, mi avvio alla funivia prima che arrivino le 17,15, corsa di chiusura degli impianti, non prima di aver dato un ultimo sguardo sul Lussari.