Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

giovedì 21 agosto 2008

Brunico

Niente da fare. Il giorno dopo ferragosto ci alziamo speranzosi di poter indossare gli scarponi ma appena messo il naso fuori dalla finestra, le nuvole basse ci fanno comprendere che non è il caso di avventurarsi in quota. Un vero peccato. L'idea di rimanere forzatamente sul fondovalle viene suffragata dalla proprietaria dell'albergo che, incontrandoci a colazione ci dice che in mattinata avrebbe nevicato in quota. 
Rassegnati alla parziale inattività, decidiamo di visitare la città di Brunico.
Famosa e ben attrezzata stazione turistica della Val Pusteria, Brunico giace alla confluenza della Val di Tures non lontana dall'imbocco della Val Badia. 
Per raggiungerla dall'asse nord-sud si percorre l'autostrada A22 del Brennero e si esce al casello di Bressanone da dove si prosegue per 34 km. sulla SS 49 della Val Pusteria dove numerose sono le indicazioni per raggiungere la località. Numerosi e ben posizionati sono i parcheggi e noi  lasciamo l'auto in quello centrale.
Ci troviamo in poco tempo nel lindo ed ordinato centro storico, rigorosamente chiuso al traffico e pieno di negozi. Mentre le donne del gruppo entrano con entusiasmo in un negozio di abbigliamento, noi maschietti ci infiliamo in una fornitissima libreria dove curiosiamo tra le novità editoriali e, ovviamente, acquistiamo qualche nuova guida di questi splendidi posti.
Ritrovatici, passeggiamo nel cuore medievale della città con la sue schiere di edifici importanti e parte delle mura che proteggevano il centro montano. Dall'alto domina il castel Brunico.
Ed è proprio li che ci dirigiamo.
Il castello fu fatto costruire nel 1251 dal Principe Vescovo di Bressanone, Bruno von Kirchberg, ed è facilmente accessibile con un bel sentiero che sale sulla collina centrale di Brunico.
In mezzo ad una bella area verde, accediamo al castello dal suo lato meridionale dove si apre un portone un tempo dotato di ponte levatoio. Pagato il biglietto alla cassa (2 Euro), entriamo in un bel cortile decorato con affreschi messi a dura prova dagli agenti atmosferici. 
All'interno di una torre circolare, si apre una porta che, attraverso una scala, dà accesso agli ambienti superiori. Quelli visitabili riguardano l'alloggio dei vescovi al primo piano ed una bella cappella al secondo piano. 
Gli interni del castello non sono tra i più caratteristici del Sudtirolo ma nel 2010 Reinhold Messner inaugurerà, in un'ala dell'antico maniero, il suo quinto museo della montagna; credo che allora sarà sicuramente più interessante una sua visita.
Uscendo dal Castello il tempo sembra voler migliorare, notiamo nei pressi di un ponte pedonale una indicazione per un cimitero di guerra. Seguiamo un bel sentiero  all'ombra di fitte conifere ed in breve siamo ad un belvedere su Brunico; 
da li una scalinata di 71 gradini porta ad uno spiazzo ben curato e in lieve salita. Davanti a noi, protetti e riparati dal bosco si ergono numerosissime croci in legno dove hanno trovato il loro ultimo riposo persone appartenenti a diversi popoli europei, accomunate dall'aver immolato la loro giovanissima vita agli ideali di Patria e senso del dovere.
E' interessante la storia di questo luogo: quando scoppiarono le ostilità della Prima Guerra Mondiale nelle Dolomite, a Brunico cominciarono ad affluire numerosi feriti. I molti decessi saturarono subito le capacità del cimitero cittadino. L'allora sindaco, mise, dunque, a disposizione del comandante di zona un'area sul Kuhbergl nei pressi del castello. L'incarico di realizzare il cimitero fu affidato a due Ufficiali del genio che crearono un luogo di riposo che non teme paragoni. Le cerimonie funebri tenevano conto dall'appartenenza religiosa del caduto e, alleato o avversario, ad ognuno veniva dato lo stesso estremo saluto; ancora oggi le tombe ricevono tutte la medesima cura.
Questo posto che qui viene chiamato "cimitero degli eroi" è un esempio di stima e tolleranza verso i caduti di tutte le guerre.
Con spirito meditativo scendiamo verso la città in cerca di un locale dove poter mangiare.
Ci fermiamo in un posto dove senza fretta sostiamo in piacevole conversazione osservando l'animato passeggio.
Nel primo pomeriggio rientriamo verso la Valle Aurina e sollevando lo sguardo notiamo le cime imbiancate dalla neve... la proprietaria dell'albergo aveva ragione.

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