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Lettori fissi

Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.
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martedì 16 agosto 2022

Pyramidenkogel, il ritorno

Quattordici anni orsono ho visitato per la terza volta la torre del Pyramidenkogel sul Worthersee in Carinzia (trovi il resoconto di quella visita qui). Nel frattempo tante cose sono cambiate; prima di tutto la vecchia torre non esiste più, è stata abbattuta il 12 ottobre del 2012. Su YouTube è possibile trovare qualche filmato spettacolare della demolizione. Nel 2013 è stata inaugurata una nuova torre panoramica che, con i suoi 100 metri di altezza, è la torre di osservazione in legno più alta del mondo!
Ebbene, ho ritardato fin troppo una ulteriore visita a questa autentica meraviglia dell'ingegneria.
La costruzione precedente era piuttosto bruttina anche se rendeva l'esperienza di una sua salita più adrenalina rispetto all'attuale; questa che abbiamo modo di vedere dal parcheggio, con le sue eleganti costolature in legno lamellare, è un autentico monumento all'ingegno umano.
Costruita in soli cinque mesi (dal febbraio al giugno del 2013) si compone di 16 possenti montanti in legno lamellare di larice disposti a ellisse e da 80 puntoni diagonali in acciaio che formano una struttura "a castello" lanciata a spirale nel cielo.
Il corpo principale ha un’altezza di 67 metri ed è sormontato dalle due piattaforme panoramiche superiori e dallo «Sky Box», un ambiente (al 9° piano) completamente vetrato e quindi riparato dal vento e dalle intemperie.
La più alta delle tre piattaforme panoramiche si trova a poco meno di 71 metri dal suolo; la maggiore, invece, è collocata a 64,16 metri di altezza.
Considerando anche l’antenna posta sulla cima e lunga 18 metri, la torre viene a misurare esattamente 100 metri.
Il progetto della costruzione è stato firmato dagli architetti Markus Klaura e Dietmar Kaden di Klagenfurt.
Celestiale, ecco come è definita sul suo sito ufficiale la torre panoramica oramai divenuta un punto caratteristico della Carinzia e dei suoi laghi. Essa si pone come simbolico ponte tra il cielo e i laghi, anello di congiunzione tra libertà, piacere e natura. 
Dopo averla ammirata con un misto di soggezione e rispetto è giunta l'ora di entrare.
Alla sua base una costruzione circolare, che corre attorno alla base della torre, ospita la biglietteria, uno shop con vendita di souvenir locali e un ristorante che serve prodotti locali. Accediamo rapidamente all'ingresso dell'ascensore panoramico che con la sua capienza di 20 persone arriva all'altezza di 70 metri direttamente alle piattaforme panoramiche;
è possibile salire anche a piedi percorrendo la bellezza di 441 gradini
ma noi preferiamo arrivare alla sommità della torre riposati per poter godere pienamente di quello che ci attende. Grazie alla sua struttura elicoidale, la costruzione rivela i magnifici paesaggi lacustri e montani della Carinzia a 360 gradi sia che si percorrano le scale, sia che si arrivi alle piattaforme con l'ascensore.
All'apertura delle porte una folata di aria fresca ci investe e siamo subito nel bagliore del sole agostano. Ci affacciamo e... meraviglia. Difficile descrivere quello che vediamo.
Fa sempre effetto ammirare di fronte a noi la cittadina di Pörtschach
con la sua caratteristica isoletta collegata da un pittoresco ponte.
E che dire della penisoletta che ospita il paesino di Maria Wörth
con due santuari che si rispecchiano nel lago.
Davvero una giornata incantevole che invita a fare foto ricordo.
La mia compagna di viaggio è estasiata per quello che si può ammirare sotto di noi.
Se si scende alla Sky Box è possibile, solo con il bel tempo, accedere al "Fly 100" una teleferica lunga 100 metri che supera un dislivello di oltre 70 metri e che consente un volo da brivido nel vuoto.
Se si scende ulteriormente a quota 52 metri si accede allo scivolo coperto più alto d’Europa che conduce al pianterreno. Sulla lunghezza dei suoi 120 metri si può raggiungere una velocità anche di 25 km/h nei circa 20 secondi di discesa.
Ritornando al piano terra notiamo un pannello che ci informa che questa torre è più alta della Statua della Libertà di New York.
Porteremo per sempre con noi immagini e colori di questo angolo dell'Austria davvero suggestivo.
Un caro saluto.

mercoledì 9 dicembre 2020

I ćevapčići

Uno dei piatti più popolari nel Carso ha origini slavo-balcaniche: i celebri ćevapčići. Diffusi, oltre che nelle provincie di Trieste e Gorizia, in quella di Udine, in Slovenia, Croazia e nelle zone dell'Austria confinanti con la ex Jugoslavia.
Si tratta di piccole salsicce di carni miste (maiale, manzo e agnello a seconda della zona di provenienza) molto speziate e leggermente piccanti, dal colore rossastro per la presenza della paprika. I cevapcici sono i protagonisti nelle locande carsoline e vengono generalmente cotti su piastra o griglia o anche in padella e accompagnati da cipolla bianca fresca cruda e salsa Ajvar, una salsa (dolce, piccante o molto piccante) a base di peperoni, melanzane e peperoncini.
Pare che i ćevapčići vennero preparati per la prima volta a Belgrado nella seconda metà del XIX Sec.nella trattoria "Da Tanasko Rajić" nei pressi dell'attuale Piazza degli Studenti, all'epoca sede del Grande Mercato.
Oltre che nelle trattorie e ristoranti è possibile trovare queste gustose preparazioni nelle macellerie e nei supermercati locali.
Ogni volta che torno i questi luoghi mi concedo un bel piatto di questi saporitissimi ćevapčići!
Un caro saluto.

mercoledì 18 agosto 2010

Graz


Questa mattina spalanco le finestre e un'altra giornata di nuvole basse mi da il buongiorno. Comincio a credere che questo periodo di vacanza sia all'insegna della sfiga! Intendiamoci, chi va in montagna sa che la variabilità del tempo è una costante ma un pò di fortuna non guasterebbe.
Senza perdermi d'animo decido di andare in Austria a visitare Graz, il capoluogo della Stiria.
Per arrivarci è sufficiente prendere l'autostrada che da Udine porta verso Vienna.
Io, partendo da Tarvisio, ci impiegherò poco più di due ore. Non dimenticate di acquistare la vignetta per il transito sulle autostrade austriache.
Se avrete la necessità di fare una sosta mi sento di consigliarvi l'area di servizio "Old Timer" ben indicata in autostrada. Molto diversa dai baracconi che troviamo sulle autostrade nazionali; i bagni sono di una pulizia perfetta e c'è anche la musica. Il bar è fornitissimo di leccornie locali ma vi sconsiglio il caffè che ha prezzi proibitivi. Il piccolo negozio, poi, è un vero scrigno di sorprese.
La periferia di Graz, interessata da numerosi lavori pubblici, non merita particolare attenzione per cui mi dirigo verso il centro storico dove non ho difficoltà a trovare parcheggio a pagamento.
Graz è la seconda città dell'Austria per numero di abitanti (circa 320.000 di cui 40.000 studenti che frequentano le sei universtà locali).
Graz originariamente era un forte romano trasformato, in seguito, in un castello da parte degli Sloveni. Il nome tedesco Graz venne usato per la prima volta nel 1128, quando i duchi bavaresi di Babenberg trasformarono la città in un importante centro mercantile. Più tardi Graz divenne parte dei domini degli Asburgo e nel 1281 ottenne speciali privilegi da parte di Rodolfo I.
Agli inizi del XV secolo Graz divenne la città di residenza per il ramo cadetto della famiglia Asburgo che viveva nel castello di Schlossberg e da li dominava sulla Stiria, sulla Carinzia, sulla Carniola (Slovenia), su Gorizia e Gradisca d'Isonzo.
Graz fu più volta attaccata ma la sua posizione strategica nella valle del fiume Mur ne permise una agevole difesa. Nel 1481 ci provarono gli Ungheresi di Mattia Corvino seguiti nel 1529 e nel 1532 dagli Ottomani. Oltre al Riegersburg, lo Schlossberg fu l'unica fortificazione di questa regione a non essere caduta sotto i colpi dei Turchi Ottomani.
Fu questo un triste periodo per gli abitanti della città. La vita fuori delle mura non era più possibile per le numerose e crudeli scorrerie dei Turchi. La gente, pertanto, trovò rifugio nella città che vide di colpo aumentare la popolazione. Si costruirono, quindi, case a più piani piuttosto lunghe con cortili altrettanto lunghi e stretti. I cortili avevano il doppio scopo di ricovero delle bestie, quando veniva dato l'allarme dalle torri dello Schlossberg e le mandrie venivano ritirate entro le mura, nonchè di orti da coltivare in caso di emergenza; i cortili erano infatti orientati secondo il corso del sole per poter catturare quanta più luce possibile. In genere vi venivano coltivate rape che erano, per gli abitanti, la razione di emergenza in caso di assedio.
Nel XVI secolo l'architettura cittadina venne ridisegnata da artisti e architetti italiani rinascimentali e alla fine dello stesso secolo vennero aggiunte nuove fortificazioni allo Schlossberg.
Nel 1797 l'esercito di Napoleone occupò la città e dodici anni dopo Graz dovette fronteggiare un altro attacco dei Francesi dal quale ne uscì vittoriosa nonostante l'inferiorità numerica (900 difensori contro 3000 assedianti). Dopo otto attacchi consecutivi la fortezza dello Schlossberg non era stata ancora espugnata ma la caduta di Vienna, sconfitta nella battaglia di Wagram,  provocò l'ordine di resa da parte dell'Imperatore Francesco II. Fu così che la più formidabile fortezza mai costruita venne distrutta con l'esplosivo come stabilito dalla pace di Schonbrunn. La torre dell'orologio e quella campanaria, simboli della città,  vennero risparmiati dopo che la popolazione pagò un riscatto ai Francesi.
Nel 1938, anno in cui l'Austria venne annessa alla Germania nazista, Adolf Hitler venne ricevuto in città con tutti gli onori. La comunità ebraica fu spazzata via e la sinagoga bruciata. Nel 2000, in occasione della "notte dei cristalli", come segno di riconciliazione, il comune di Graz consegnò alla rinata comunità ebraica una nuova sinagoga.
Nel 1945 Graz si arrese all'avanzata sovietica che la risparmiò dalla distruzione. Il resto è storia conosciuta.
Il centro di Graz dal 1999 è patrimonio dell'umanità sotto tutela dell'UNESCO ed è interamente chiuso al traffico motorizzato. E' la classica città austriaca elegante, pulita, sorridente, dal ritmo lento. Quasi un labirinto di viuzze, cortili, fondaci, angoli intimi e romantici, locali tipici e negozi moderni.
La mia visita inizia dal Burg, la residenza dell'Imperatore Federico III. In particolare, in un cortile, esiste una torre di libero accesso 
con all'interno una delle più belle scale gotiche d'Europa: una scala a doppia elica del 1499. Di fatto due scale a chiocciola separate che ad ogni piano si uniscono per poi tornare a dividersi e a riunirsi al piano superiore. I Grazesi la chiamano "scala della riconciliazione" ed è facile capire il perchè: sentieri separati che portano alla stessa meta.
All'esterno della torre, murato su una parete, il marchio di fabbrica di Federico III: le cinque vocali. Questa sigla è un rompicapo per gli storici e attualmente esistono più di 400 interpretazioni molte delle quali esoteriche.
Dal cortile mi sposto nel vicino Duomo di S. Egidio che era la chiesa di corte. Il suo interno è splendidamente decorato in stile gotico e barocco. 
Considerata un capolavoro del tardo gotico, la cattedrale fu realizzata nel 1456 sempre su commissione di Federico III. La chiesa venne tenuta dai Gesuiti che chiamarono i migliori artisti locali e stranieri per inserire elementi di barocco nel complesso gotico. Molto bello l'altare maggiore ma i veri gioielli del duomo sono i due reliquiari, protetti da teche di cristallo, che fanno da cornice all'altare: facevano parte della dote nuziale di Paola Gonzaga di Mantova che sposò nel 1477 Leonardo di Gorizia. 
Le panche nuziali seguirono la coppia al castello Bruck di Lienz nel Tirolo orientale. I reliquiari in avorio sono attribuiti ad Andrea Mantegna e sulle facciate a rilievo sono immortalati i "Trionfi" del Petrarca. In seguito i cassoni, per vie traverse, prevengono ai Gesuiti a Graz che li hanno destinati a reliquiari di martiri cristiani.
Opposto all'altare maggiore i più grande organo della Stiria.
Accanto al Duomo troviamo un altro edificio sacro: il Mausoleo di Federico II con l'annessa chiesa di S. Caterina. Le sue cupole verdi e le statue monumentali sulla facciata ricordano la grandezza imperiale della famiglia Asburgo. Il progetto fu dell'Italiano Giovanni Pietro de Pomis.
Dopo essermi infilato sotto un anonimo arco, entro nel maestoso cortile del seminario; 1.300 mq. di imponenza e rigore. Fu costruito da Vinvenz de Verda per ordine dei Gesuiti nel 1572. Dopo lo scioglimento dell'ordine nel 1773, l'edificio fu adibito ad altri scopi. Oggi è ritornato seminario e ospita anche il museo diocesano oltre ad un singolare e solitario pupazzo di neve in marmo di Carrara.
Uscendo dal seminario mi dirigo verso la Bermudadreiek, il triangolo delle Bermuda detto così perchè spesso ci si perde fagocitati dai tanti locali della zona. Qui nella bella Glockenspielplatz
c'è una delle attrazioni turistiche più visitate: il famoso carillon. 
Per la sfiga di cui sopra, da qualche tempo il meccanismo che governa il carillon è guasto e pertanto non mi è stato possibile assistere al simpatico spettacolino della coppia di statue in costume tradizionale che danza per otto minuti per poi lasciare spazio al gallo dorato con i suoi chicchirichì.
Mi affaccio rapidamente sulla Herrengasse, 
una ampia ed elegante via del centro percorsa da numerosi tram multicolori
per poi infilarmi nel cortile del Landhaus, il parlamento locale. 
Questo palazzo è molto simile agli antichi edifici veneziani; fu costruito da Domenico dell'Aglio nel 1557. 
Entrando nel cortile non si può non restare ammirati dalla fierezza e nobiltà della triplice arcata rinascimentale. 
Mi rende orgoglioso il fatto che artisti italiani abbiano valicato i confini per portare il nostro stile laddove veniva apprezzato. Ancora adesso Tedeschi e Austriaci amano l'Italia anche per questo; cerchiamo di non deluderli!
Ritornando sulla Herrengasse, mi dirigo verso la splendida piazza principale. 
Di forma trapezoidale, nel medioevo era la sede del mercato e centro della vita pubblica. E le cose non sono cambiate di molto. Una metà della piazza e ingombra di una molteplicità di chioschi (piuttosto brutti) che offrono wurstel, latticini, frutta, fiori, gelati, olio di zucca. Questo angolo è l'unico del centro storico che non mi è piaciuto ma devo dire che questa parte di piazza è pulitissima e gli abitanti amano frequentare questi stand... contenti loro! Dalla parte opposta della piazza di erge maestoso il Rathaus, il palazzo del Comune. 
Costruito alla fine del XIX secolo è sormontato da una cupola, torrette laterali, nicchie e orologio.
Procedendo sempre sulla Herrengasse arrivo in Shlossbergplatz; appena girato l'angolo mi si para davanti, inaspettato, lo spettacolo di una parete rocciosa strapiombante sulla piazza e percorsa da una ardita scalinata che porta in cima dove la torre dell'orologio scandisce il tempo da quasi tre secoli.
Per arrivare lassù, oltre alla scalinata, ci sono a disposizione l'ascensore che parte dalla galleria scavata sotto il rilievo (80 cent. il costo del biglietto) o la funicolare panoramica. 
Potevo mai prendere la strada più semplice? No di certo! Pertanto mi accingo ai piedi della scalinata per vincere il dislivello con la forza delle gambe.
Sono ben 260 i gradini da superare. 
Il sentiero fu realizzato da pionieri del genio militare austriaco e da prigionieri di guerra russi fra il 1914 e il 1918.
Man mano che salgo la vista si allarga sulla città.
Dall'alto si apprezza quanto scrivevo precedentemente sui cortili stretti e lunghi.
Il sentiero è intervallato da piacevoli giardini pensili che consentono di tirare il fiato sempre con splendida vista sulla città. 
Finalmente i 260 gradini hanno termine ed io sono in cima allo Schlossberg ai piedi del simbolo di Graz: la sua torre dell'orologio. 
Sono sul sito che ospitava il castello di Graz e che venne distrutto nel 1809 a seguito della sconfitta degli Asburgo da parte di Napoleone. Quassù rimasero intatti solo la bellissima torre dell'orologio e la torre campanaria.
La torre dell'orologio (Uhrturm) è visibile da ogni parte della città.
Fu edificata nel 1265 e modificata nel 1560 aggiungendo la caratteristica galleria in legno
e un orologio il cui meccanismo indica l'ora esatta dal 1712.
La torre campanaria ottagonale, alta 34 metri, fu edificata per incarico del Granduca Carlo II nel 1588. Al suo interno si trova "Liesl", la campana più grande di Graz e la terza in tutta la Stiria; con un diametro di quasi due metri, pesa 4632 kg. La campana suona tutti i giorni alle 7, alle 12 e alle 19 con 101 rintocchi. 
Pochi altri resti sono rimasti di questa splendida fortezza cui mise mano il già citato Domenico dell'Aglio che alla guida di una squadra di architetti e muratori provenienti dall'Italia del nord edificarono le mura difensive della città e il nuovo castello sullo Schlossberg che aveva una lunghezza di 400 metri. Curiosando per il parco che occupa il sito dell'antico castello si riescono ad individuare altre cose interessanti. Ad esempio la Kasematten, gli antichi scantinati del palazzo del capitano oggi trasformato in una specie di teatro.
E, ancora, l'imponente bastione delle stalle alto oltre 20 metri con muri spessi fino a sei metri; la sua costruzione iniziò nel 1544. 
Un altro bastione è quello dei cittadini realizzato tra il 1551 ed il 1556, 
chiamato così perchè, in caso di attacco, la sua difesa, come anche quella della torre dell'orologio, era affidata ai cittadini di Graz mentre il resto della fortezza era presidiato dalle milizie dei principi. Il bastione fu aperto al pubblico nel 1930 e oggi è senza dubbio l'angolo più fiorito di tutto lo Schlossberg.
In un angolo appartato del parco c'è un bel leone in bronzo dedicato nel 1909 al Maggiore Franz Hackher zu Hart che ricevette, nel maggio del 1809, l'ordine di proteggere lo Schlossberg dagli attacchi dei Napoleonici. Insieme al altri 17 ufficiali e a 896 soldati difese la fortezza contro un nemico potente di oltre 3000 uomini che sferrò ben otto attacchi tutti respinti. Solo dopo l'armistizio il comandante Hackher ed i suoi uomini furono costretti a cedere le armi. 
Trenta anni dopo la parziale distruzione del castello, negli stessi spazi fu realizzato l'attuale parco
che domina la città 
e che è molto frequentato dai cittadini di Graz. 
Qui si svolgono concerti, iniziative culturali e c'è anche un ristorante panoramico. 
Dopo essermi fatto un completo giro per lo Schlossberg decido di scendere per lo stesso itinerario compiuto in salita.
La salita mi ha messo un certo appetito per cui cerco una birreria dove mi ero fermato qualche anno fa di ritorno da Vienna. L'unica cosa che ricordavo era il simbolo del locale che era rappresentato da un gambero e che era nei pressi della piazza principale.
Combinazione riesco ad individuare immediatamente la birreria. 
In un bel cortile interno, offre piatti tipici e birra freschissima. 
Il nome del locale è Krebsen Keller e se capitate da quelle parti ve lo raccomando. La qualità non è cambiata e mangio benissimo: goulash di manzo con canederli, patatine fritte, birra, acqua e palacinke per € 18,50.
Ci sono ancora due cose che voglio vedere prima di rientrare in Italia e che spezzano completamente con quello che ho visitato finora. 
Mi reco velocemente sul fiume Mur che attraversa la città. 
Dallo Schlossberg avevo visto la singolare e avveniristica costruzione del Kunsthaus, la galleria d'arte moderna. 
E' una specie di gigantesca bolla blu adagiata fra antiche case che, tuttavia, non disturba ma incuriosisce.
Progettata dagli architetti inglesi Peter Cook e Colin Fournier, ha una superficie composta da 1066 elementi in plexiglass con una piattaforma sopraelevata in vetro davvero singolare.
Proseguendo sul lungofiume vado ad ammirare un'altra opera dei tempi nostri: la Murinsel.
Il fiume non aveva una sua isola e, pertanto, nel 2003, quando Graz divenne capitale della cultura europea, si decise di costruirne una artificiale. Il progetto fu affidato all'americano Vito Acconci che progettò una avveniristica struttura reticolare in acciaio lunga 47 metri a forma di conchiglia semiaperta. Questa "isola" artificiale è in grado di galleggiare e, pertanto si solleva e si abbassa a seconda del livello del fiume.
Nel suo interno ospita un anfiteatro all'aperto, un caffè sotto la cupola in vetro raffreddata dall'acqua e un parco giochi per i più piccoli. Insomma una cosa da visitare.
Con questa isola pedonale artificiale termina la mia visita a Graz.
Un caro saluto.