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Lettori fissi

Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.
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venerdì 22 agosto 2008

Rifugio Brigata Tridentina alla Vetta d'Italia.

Il giorno che segna la fine dalla mia brevissima vacanza in Valle Aurina si presenta con un cielo quasi sgombero di nubi; l'idea del giorno prima era quella di partire per Trieste al mattino per evitare il caos del grande rientro ma adesso con questa bella giornata rivedo rapidamente i piani e insieme ai miei compagni di avventura si decide di salire al Rifugio Brigata Tridentina che è il rifugio alpino più a nord d'Italia. 
In automobile ci portiamo sino al termine della statale della Valle  Aurina presso Casere dove conviene parcheggiare l'auto (m 1571). Procediamo quindi a piedi oltre la sbarra che chiude il transito ai veicoli. In teoria se si transita prima delle 9 del mattino è possibile superare la sbarra e avanzare di qualche chilometro con l'auto ma  sarebbe un vero peccato per la bellezza e dolcezza del percorso che rinfranca animo e corpo.
Siamo nel Parco Naturale Vedrette di Ries-Aurina. Risaliamo con deboli pendenze il solco vallivo. Siamo accompagnati  sulla destra dal fragore del torrente Aurino sino ad uno splendido pianoro ove la carrareccia ha termine in coincidenza della Kehrer Alm  (Malga della Svolta – m 1842 – ore 1,00 dalla partenza). 
Ci fermiamo ai  piedi di un ripido salto roccioso dal quale scende il torrente Aurino  con numerose rapide. Qui il gruppo si divide in quanto alcuni preferiscono distendersi sul bel prato a crogiolarsi al sole. Raffaele ed io, invece, decidiamo di proseguire. 
L’ostacolo del salto roccioso viene aggirato col comodo sentierino (segnavie CAI nr. 13) che scavalca subito il corso d’acqua risalendo senza difficoltà (solo un po di fatica) la sponda  a destra. 
Guadagniamo la soprastante vasta terrazza prativa ove è  posta la Lahner Alm (Malga Lana – m 1979 – ore 1,30 dalla partenza –  punto di ristoro nel periodo estivo). 
Procediamo in piano su terreno acquitrinoso percorso da numerosi ruscelli che confluiscono generando il torrente Aurino. 
Ci portiamo quindi ai piedi di un ripidissimo salto roccioso che all'apparenza sembra molto difficoltoso ed ardito: ai nostri occhi appare una lunga serie di stretti tornantini che risalgono la parete ovest del Bockegg. 
Comunque, nonostante le apparenze, con grande fatica e con altrettanto piacere percorriamo il sentiero per gran parte lastricato. Attorno a noi numerosi torrenti scaricano notevoli quantità di acqua nella valletta sottostante... un vero spettacolo. 
Il tracciato  prende rapidamente quota portandosi al soprastante valloncello con la presenza di alcune staccionate che consentono di superare più agevolmente gli ultimi cento metrii di dislivello caratterizzati da gradoni piuttosto alti. Su questa parte di percorso  troviamo la neve che era caduta il giorno precedente; fa un certo effetto calpestare neve in agosto ma queste sono le emozioni che solo la montagna sa dare. Con un minimo di prudenza procediamo fino ad uscire sulla destra per guadagnare la magnifica radura ove sorge il Birnlückenhütte (Rifugio Brigata Tridentina – m 2441 – ore 3 dalla partenza). 
Abbiamo superato un dislivello di poco inferiore ai 750 metri e la temperatura piuttosto fresca, favorita dal cielo parzialmente coperto, ci ha aiutato a non sentire in maniera pesante la stanchezza dal momento che tutto il percorso si sviluppa in piena esposizione al sole. 
Arrivati quassù ci godiamo il panorama che è notevole sia sull’elegante sagoma del Picco dei Tre Signori 
che sulla sottostante Valle Aurina.  
Verso nord si eleva la Vetta d'Italia che è una cima poco appariscente e facilmente confondibile con altre vette vicine. 
Come tutti abbiamo imparato a scuola, questo rilievo deve la sua notorietà al fatto di essere il punto più a nord d'Italia ma non è così; questo punto si trova spostato di circa 500 metri e cade sulla cima della Testa Gemella Occidentale. Per identificarla con precisione tiro fuori dal mio zaino carta topografica e bussola e procedo all'orientamento del foglio; una giovane coppia di Varese li vicino ci chiede se siamo ingegneri e la cosa ci provoca una certa ilarità. 
Dopo 20 minuti trascorsi fuori dal rifugio ci accorgiamo di essere rimasti con le sole magliette in mezzo alla neve per cui provvediamo a coprirci e entriamo nel rifugio. Questa struttura, non molto grande, appartiene al CAI di Brunico, ha 45 posti letto, è aperta dal 1° luglio al 10 ottobre e dispone, ovviamente, di un locale invernale sempre aperto. Fu costruito nel 1900 e ricostruito tra il 1963 e il 1971 dagli Alpini della Brigata Tridentina. I piccoli spazi interni sono molto affollati, riusciamo a trovare a stento un tavolino e ordiniamo due jeager tea (the del cacciatore) un intruglio bollente, dolce ed alcolico che ci scalda e ci rallegra di molto. Dopo aver osservato brevemente la gente che si avvicenda al bancone decidiamo di uscire e goderci ancora lo spettacolo della testa della Valle Aurina. 
Sarebbe bello raggiungere la Forcella del Picco (Birnlucke) a 2667 metri ma il tempo che sta cambiando e la neve presente ci inducono a più miti imprese e pertanto dopo poco decidiamo di affrontare la discesa che avviene per lo stesso sentiero percorso all'andata. Nel giro di un'ora arriviamo alla Malga della svolta e ci riuniamo al resto della compagnia. 
Escursione di grande interesse per la maestosità degli ambienti nella quale si svolge.
Nel tardo pomeriggio riesco a partire alla volta di Trieste dopo aver salutato gli altri del gruppo che rimangono ancora in zona.

mercoledì 20 agosto 2008

Museo dei presepi e dell'arte popolare "Maranatha" di Lutago

In Valle Aurina, tra Campo Tures e Cadipietra si incontra il paese di Lutago (Luttach) famoso perché  ospita il Museo dei presepi e dell'arte popolare "Maranatha". 
Mentre da Cadipiertra scendiamo verso Lutago, il cielo finalmente si apre e l'intera vallata si accende dei toni verde brillante dei suoi prati; l'umore migliora rapidamente e la temperatura si innalza di qualche grado.
Arriviamo a Lutago dove il museo è indicato da un cartello turistico. L'esposizione comincia già dall'esterno dove c'è un bel giardino con varie sculture lignee a grandezza d'uomo
e parecchi venediger (simpatici gnomi delle foreste scolpiti nel legno). 
Accanto al giardino sorgono tre belle costruzioni in stile altoatesino; in quella di destra (provenendo dalla strada) c'è una impressionante "mostra di mostri": numerose spaventose maschere in legno corredate di corna di animali. Sono i Krampus che nel periodo dei festeggiamenti di S. Nicolò si divertono a terrorizzare i passanti.
La casetta centrale, invece, è l'accesso alla parte più bella del museo cioè la mostra dei presepi. Alla biglietteria ci accoglie un uomo in costume tirolese gentile e con una lunga barba scura che sembra capitato in questo secolo per sbaglio. Acquistati i biglietti (4 Euro a testa) ci si immerge in una atmosfera tipicamente natalizia (ma siamo in agosto!!!). Ci sono presepi di tutti i tipi e dimensioni provenienti da Austria, Germania, Campania, Puglia, oltre a quelli locali. 
Luci e musiche rendono il posto fuori dal tempo. Lentamente scendiamo in un corridoio in pendenza sotto il livello stradale; sulle pareti nicchie grandi e piccole che ospitano le varie Natività. 
Nel punto più basso c'è il presepe più grande ed il percorso ci passa in mezzo... che meraviglia. Continuando la visita, il percorso ora si fa in leggera salita e dopo altri capolavori ci troviamo davanti ad una porte di legno. Apertala, ci immergiamo nell'atmosfera allegra di una bottega fornitissima che vende oggetti di artigianato locale e comunque legati al Natale e alla montagna. Qui è difficile trovare etichette made in China. Sono contrario ad acquistare cianfrusaglie quando vado in giro ma gli oggetti in vendita in questo esercizio sono veramente graziosi e mi faccio tentare. Anche le donne della compagnia si portano avanti con gli acquisti di Natale. 
Quando usciamo dalla bottega ci accorgiamo di essere nella costruzione di sinistra del giardino; questo vuol dire che il corridoio-percorso che abbiamo appena visitato collega le due casette. 
Penso che questo posto a Natale sia qualcosa di magico. Credo che ritornerò da queste parti con sci e ciaspe. 
Il sole del tardo pomeriggio lascia presagire per l'imdomani la possibilità di fare un'escursione in quota; nel pianificarla, approfittiamo per girare a zonzo per Lutago e ci spingiamo fino alla chiesa parrocchiale di S. Sebastiano che sovrasta il paese da una collina dalla quale di gode una splendida vista.
Facciamo tutti il tifo per il sole... speriamo bene.

Museo Minerario di Cadipietra

Nel giorno di Ferragosto il tempo è inclemente. Nel pomeriggio, sotto una fitta pioggia, insieme ai miei compagni di viaggio, decidiamo di visitare il Museo Minerario di Cadipietra.
Se Predoi era la sede "operativa" delle miniere in Valle Aurina, Cadipietra era la sede amministrativa. In quello che era il granaio, nel 2000 è stato inaugurato il museo. Presentando il biglietto di ingresso alla miniera si ha diritto ad uno sconto sul biglietto di ingresso che in questo caso costa due Euro.
L'edificio che ospita il museo è stato completamente ristrutturato; se all'esterno sono rimaste le mura massicce delle costruzioni d'epoca, l'interno è stato splendidamente adattato a superficie museale con soppalchi, scale ed espositori in legno, cristallo e acciaio. Tutta l'interessante mostra ruota attorno alla raccolta della famiglia Enzemberg, ultima proprietaria della miniera.
Libri, dipinti, modellini di impianti tecnologici al servizio dei minatori, mappe, statuine, campioni di minerali, oggetti e documenti provenienti dalla miniera ci fanno rivivere la storia dell'attività mineraria in Valle Aurina.
Tra i documenti, interessante è una relazione scritta sulla fusione del minerale che era particolarmente apprezzato per la sua duttilità. Il minerale, una volta fuso, veniva messo in commercio nella forma del cosiddetto rame rosetta.
Al secondo e al terzo piano, due schermi al plasma proiettano non stop due documentari con le testimonianze dell'ultimo proprietario e degli ultimi minatori che hanno popolato questo mondo sotterraneo.
Al primo piano della struttura è presente uno spazio espositivo dedicato a mostre temporanee; ancora per pochi giorni c'è una interessante serie di graziosi modelli (alcuni in movimento) che riproducono fedelmente gli ambienti in cui vivevano e lavoravano le famiglie contadine del Sudtirolo.
Il museo è visitabile dal 1° aprile a fine ottobre, tutti i giorni (lunedì escluso) dalle ore 9,30 alle 16,30 e dal 26 dicembre a Pasqua con orari variabili.
Terminata la visita usciamo ma fuori dal museo continua a piovere e pertanto si va a pranzo in attesa di una eventuale schiarita. La scelta cade sul locale a fianco della stazione a valle della funivia di Klausberg dove abbiamo avuto la fortuna di trovare un tavolo libero. Da provare i maccheroni alla pastora e il favoloso strudel.
All'interno del locale decidiamo di concludere il ferragosto con un'idea stravagante: andare a visitare il Museo dei Presepi di Lutago.

lunedì 18 agosto 2008

La miniera di Predoi

Tanto tempo fa, un contadino conduceva da Krimml un toro che aveva acquistato al mercato ma l'animale non voleva saperne di scendere a valle e, se avesse potuto, avrebbe preferito ritornare sui Tauri. A causa delle renitenze del bovino, il contadino picchiò col bastone il toro che, imbestialito, scavò con zampe e corna un grosso buco. Tra le pietre che volarono in aria qualcuna aveva dei riflessi dorati. Il contadino, pensando fosse oro, le portò dall'orefice. Ma si trattava solo di rame. Allora si cominciò a scavare e si trovò un giacimento così grande che vennero chiamati i minatori che stavano oltre i Tauri di Krimml e la miniera iniziò la sua attività.
Questa è la leggenda della nascita della miniera di Predoi, un minuscolo paese che si trova alla fine della strada che percorre la Valle Aurina.
In realtà, quando l'industria mineraria all'inizio del XV secolo conobbe la sua prima fioritura, i cercatori percorsero in lungo e in largo il Tirolo cercando il minerale con la bacchetta da rabdomante ed erano in grado di individuare un giacimento nel terreno attraverso un'attenta osservazione della natura. La presenza di certe piante e la natura delle acque erano preziosi indicatori della presenza di un giacimento. I primi minatori a Predoi scavavano il minerale partendo dal punto del suo affioramento dal suolo. Essi penetrarono nel giacimento per mezzo di pozzi verticali, attraverso i quali non solo veniva estratto il minerale, ma veniva asportata anche l'acqua. Quando i pozzi furono troppo profondi per portare in superficie metallo e acqua, si cominciò la perforazione di gallerie (quasi) orizzontali che dal fianco della montagna portavano al giacimento che si sviluppava in verticale. Queste gallerie servivano per la coltivazione del minerale e per il deflusso delle acque percolanti che fuoriuscivano all'esterno grazie alla leggera pendenza delle gallerie stesse. A causa della conformazione del luogo, tali opere erano tanto più lunghe (e tanto più recenti) quanto più esse erano situate vicino al fondovalle. Ci sono più di venti gallerie dirette verso le vene del minerale
Il punto di affioramento da cui tutto ebbe origine si trova a quota 2.000 metri nei pressi della Croce di Valrossa al di sopra del limite boschivo, mentre la galleria più recente è quella di St. Ignaz.
Tutte le vecchie gallerie più elevate della miniera sono state realizzate con la tecnica della sottoescavazione, cioè scavate a mano con punta e mazzetta. Invece la galleria maestra St. Ignaz fu realizzata in tutta la sua lunghezza con la polvere da sparo. Nella miniera di Predoi la polvere nera fu impiegata per la prima volta nel 1637, nessuna miniera del Sudtirolo aveva mai impiegato prima questa tecnica. Pensate a quale immane fatica è costato tutto questo considerando che si poteva avanzare giornalmente di pochi centimetri con la sottoescavazione e di pochi metri con la polvere nera. Oggi non sarebbe pensabile iniziare un lavoro che vedrebbe la sua conclusione dopo l'avvicendarsi di parecchie generazioni.
Procedendo con lo scavo del giacimento, la quantità del minerale venne a scemare e l'estrazione divenne antieconomica. Nel 1893, con la chiusura dell'impianto, si concluse una tradizione mineraria durata oltre cinque secoli. Nel 1957 si ritornò a scavare per tentare di individuare altre vene ma l'attività cessò del tutto nel 1971.
Negli anni '90 del secolo scorso la galleria maestra venne allestita come galleria da visitare. La vecchia ferrovia di miniera fu riadattata ed il 18 maggio del 1996 i primi visitatori poterono entrare su alcuni vagoncini.
Chissà se quel giorno c'era il sole; oggi, pur essendo ferragosto, il cielo è carico di nuvoloni che promettono pioggia e sconsigliano attività all'aperto. La giornata è ideale per visitare la miniera insieme a Grazia, Giovanna, Raffaele e Domenico; fortunatamente Raffaele ha prenotato la visita il giorno precedente (durante i mesi estivi è sempre raccomandabile per evitare di passare ore ad aspettare il proprio turno, tel. 0474654298). Noi partiamo da Cadipietra ma per chi arrivasse da fuori valle è necessario arrivare a Brunico e qui seguire le indicazioni per la Valle Aurina; proseguire sulla strada di fondo valle fino a superare gli abitati di Predoi e S. Antonio dopo il quale si apre sulla destra un parcheggio dove lasciamo l'auto. Nei pressi si notano suggestivi i ruderi della vecchia fonderia distrutta da una valanga.
Un breve sentiero ci porta all'ingresso dell'opera mentre a metà strada, sulla destra, si distacca un sentiero didattico che prende rapidamente quota e, passando davanti alle gallerie dei livelli superiori, porta fino al punto di affioramento a alla vicina Croce Rossa; la voglia di salire è forte ma il tempo è davvero minaccioso e la temperatura è decisamente autunnale. Ci rechiamo quindi alla biglietteria ospitata nell'antica casa dei topografi
nella quale sono stati anche conservati alcuni ambienti originali (stube, cucina e camera da letto) con arredamenti d'epoca.
Fornite le generalità, ci vengono consegnati i biglietti di ingresso al costo di 8 euro e veniamo indirizzati allo spogliatoio dove indossiamo mantella e casco giallo che contrastano allegramente con il grigiore della giornata. Il trenino (giallo) ci aspetta nella graziosa stazioncina. Ci sono i soliti turisti, che se non stanno vicini di posto, sempre ed ovunque, si sentono persi, che protestano per la sistemazione ricevuta e a nulla servono le rassicurazioni fornite dalla guida a proposito del "viaggio" che dura solo dieci minuti. Finalmente si parte ed il trenino si infila nella vicina galleria.
La temperatura crolla di colpo a 8 gradi è l'aria che colpisce il volto non migliora le cose; fortunatamente siamo tutti equipaggiati con pile e giacche. Viene spontaneo abbassare la testa perché i caschi sembrano toccare le pareti del tunnel. Dopo circa dieci minuti lo sferragliante trenino arriva ad uno slargo dove ci fermiamo; siamo penetrati nella montagna per un chilometro e sopra di noi incombono cinquecento metri di roccia. La guida comincia ad illustrarci le varie opere prima con un filmato e poi con un giro nella galleria St. Ignaz e poi più in giù al livello 6 dove entriamo in una galleria che si infila direttamente nel giacimento di rame che qui è mischiato con la roccia sterile con una percentuale del 2%.
Di tanto in tanto incontriamo manichini equipaggiati come gli antichi minatori e subito la mente vola indietro nel tempo a cercare di immaginare la dura vita delle miniere.
Addentrandoci sempre di più nella miniera, arriviamo ad un impianto, ancora oggi in funzione, con il quale dalle acque delle gallerie si ricava il cosiddetto rame di cementazione; detto impianto consiste in alcune canalette di legno su cui viene convogliata l'acqua che, filtrando attraverso i resti ancora oggi esistenti del giacimento, liscivia rame e zolfo e li porta con se come solfato di rame. In quest'acqua vengono introdotte delle barre di ferro vecchio grazie al quale si estrae il rame dall'acqua. Il ferro, per reazione chimica (scambio di elettroni) è in grado di far precipitare il rame che si scioglie. La fanghiglia che ne risulta contiene circa il 70% di rame (conosciuto come rame di cementazione o precipitato di rame).
A Predoi si ottiene rame di cementazione sin dal 1561. Oggi si tenta di riattivare questo metodo per lo sfruttamento di piccoli giacimenti o di resti di vecchi giacimenti, che, con i costosi metodi di produzione, non possono essere più coltivati in modo redditizio. Da una vicina bacheca in vetro i sette nani ci osservano divertiti sotto lo sguardo perplesso di Grazia.
La visita si conclude davanti all'ingresso del centro climatico di benessere dove viene praticata la speleoterapia: in un ambiente dove il grado di umidità naturale è prossimo al 100%, allergeni e polveri non sono in grado di essere in sospensione nell'aria e pertanto quest'ultima è purissima e crea giovamento ad asmatici e malati alle vie respiratorie in genere.
Al termine della visita che dura circa 75 minuti si ritorna al trenino che ci riporta in breve "a riveder le nuvole"; difatti all'uscita della galleria troviamo una fitta pioggia ad attenderci. Ma ci sono anche alcune gentili signorine che offrono a tutti una mela in una simpatica confezione come augurio per un buon ferragosto.
Il tempo di depositare nello spogliatoio mantella e casco e all'unanimità decidiamo di rifugiarci nella vicina Ignazstube dove prendiamo qualcosa di bollente per scaldarci; l'ambiente è simpatico e si respira aria di festa. Numerosi avventori sono seduti ai tavoli in costume tipico tirolese e i discorsi si fanno lievi. Il maltempo non scalfisce questa giornata di festa.
Qualche ulteriore notizia sulla miniera: il periodo d'apertura va da aprile alla fine di ottobre e l'ultimo trenino parte alle ore 15.
Approfittando della breve tregua che la pioggia ci concede scendiamo al parcheggio e, per concludere il discorso minerario ci dirigiamo alla volta del Museo Minerario a Cadipietra.