Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

lunedì 25 maggio 2009

Il sentiero del Ponale



Questo ardito percorso l'ho frequentato nel mio ultimo soggiorno estivo a Riva del Garda e merita senz'altro un post tutto suo su questo blog.
Paesaggi incantevoli si ammirano sospesi tra il verde della vegetazione e il blu cobalto del Lago di Garda su un itinerario ricavato sulla vecchia strada che collega Riva del Garda alla Valle di Ledro.
Questa strada venne realizzata nel 1851 dall'imprenditore Giacomo Cis e fu abbandonata negli anni '80 quando si costruì il nuovo tunnel di collegamento per la Valle di Ledro. Nel 1999, a seguito dell'ennesima frana, la strada venne chiusa definitivamente al transito. 
Ne è seguito un breve oblio terminato quando, nel 2004,  la Provincia di Trento l'ha trasformato in sentiero naturale. 
Secondo alcune testimonianze, l'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe, nel 1852, percorse questa strada in un fuori programma rifiutando la scorta assegnatagli e proseguendo al cospetto delle verticali pareti di roccia con la sola compagnia del Duca di Mantova, del suo cocchiere e di una guida locale.
Intitolato a Giacomo Cis, il sentiero si presenta oggi completamente rinnovato, senza asfalto nel tratto iniziale e con numerosi manufatti lungo il suo percorso. La lieve pendenza (5% di media) consente di compiere il percorso agevolmente in mountain bike o a piedi.
L'imbocco del sentiero si trova sulla strada Gardesana che porta a Limone, poco prima della galleria, sulla destra si stacca una rampa che supera il tracciato stradale e confluisce nel nostro sentiero.
Il paesaggio domina il basso Sarca, 

il caratteristico Monte Brione, adagiato tra Riva e Torbole, 

lo specchio d'acqua dell'alto Garda e il Monte Baldo

I panorami mozzafiato 

invitano a ripetute soste tra una vegetazione tipicamente mediterranea costituita da lecci e cipressi. 

Il caldo estivo si stempera all'ombra delle numerose gallerie artificiali che avremo modo di incontrare nel corso dell'escursione.

Nel primo tratto possiamo avvertire le mute presenze di fortificazioni e manufatti austro-ungarici costruiti per impedire la discesa delle truppe garibaldine, provenienti dalla Valle di Ledro, verso il Garda e successivamente per la difesa del confine dello stesso impero asburgico con l'Italia alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Praticamente quasi nascosto all'occhio distratto, nelle viscere del costone roccioso è stata sviluppata una eccezionale opera di difesa su cinque livelli, costituita da un labirinto di gallerie, corridoi, ambienti e trincee in posizione panoramica e che prende il nome di "Tagliata del Ponale" o "Forte Teodosio". La Tagliata ha il nucleo principale in corrispondenza della terza galleria 

anche se lo sbarramento propriamente detto lo incontreremo più avanti in corrispondenza della settima galleria. Questo imponente complesso, pur se in buone condizioni, non è visitabile; se volete dare un'occhiata ad un'altra opera difensiva potete fermarvi ad "esplorare" la Batteria Bellavista o della Madonnina che sorge su un piccolo promontorio a pochi minuti di cammino dall'inizio della passeggiata e ben prima della "Tagliata". 

Questa fortificazione in cemento era posta a difesa del porto di Riva in posizione invidiabile.

Costruita poco prima dello scoppio del primo conflitto mondiale era armata con quattro cannoni da 80 mm. a tiro rapido, due postazioni per mitragliatrice e tre fuciliere scudate; un cunicolo scavato nella roccia 

portava ad una torretta sovrastante con la funzione di osservatorio con riflettore notturno e ad una serie di trincee per i fucilieri. 

Una grossa catena partiva da questa posizione e, sotto il pelo dell'acqua, arrivava fino a punta Lido quale ulteriore misura di protezione del porto contro le incursioni nemiche.

Altra cosa interessante da visitare è il Defensionmauer cui si accede attraverso un sentierino che parte una decina di metri prima dell'ultima galleria. Questo muro di difesa fu teatro di cruenti combattimenti durante la Prima Guerra Mondiale. La fortificazione aveva una guarnigione di 100 uomini e due mitragliatrici con lo scopo di impedire la discesa delle forze italiane dalla Val di Ledro. Nel gennaio del 1916, il Comando Militare Italiano predispose un attacco contro queste linee difensive austriache; decisione avventata che non tenne conto dell'alto numero di perdite umane che tale attacco avrebbe comportato senza il conseguimento di risultati importanti. Il 4 aprile, dopo un intenso tiro preparatorio delle artiglierie di grosso calibro italiane dal passo Nota, da Navene e dal Baldo, gli Italiani attaccano sotto un fuoco avversario micidiale. Gli assalti si ripetono svariate volte con fortune alterne e, durante le pause, le artiglierie vomitano il loro carico di micidiali granate. La posizione fu presa la sera del 10 aprile e della guarnigione di 100 Kaiserjager e Landschutzen solo una decina vennero fatti prigionieri mentre i rimanenti giacevano morti tra le macerie. Oggi la natura, indifferente alle vicende umane, sta pietosamente celando queste ferite agli sguardi di turisti e viandanti.

Dopo qualche chilometro, in corrispondenza dei ruderi dell'antico ristorante Belvedere, lo sterrato lascia il posto al vecchio asfalto. Ci troviamo ad un bivio: a destra si sale verso la Valle di Ledro ma io prendo a sinistra verso Pregasine. Si attraversa la gola mediante la quale la Valle di Ledro si congiunge con il Lago di Garda. 

Superato il ponte che scavalca il Ponale,  sulla destra si stacca un sentiero, dapprima in discreta pendenza ma che, in breve, diventa comodo e ampio e che conduce all'abitato di Biacesa.

Interrompo quindi l'itinerario principale sul quale ritonerò presto per immergermi in un percorso caratterizzato da alcuni manufatti di archeologia industriale. Difatti dopo una trentina di minuti mi imbatto, sulla sinistra, in una calchera ristrutturata;  

è di tipo tradizionale simile ad un silos in muratura. Veniva utilizzata per ricavare la calce sfruttando il principio chimico della disidratazione del calcare (carbonato di calcio) con la liberazione di anidride carbonica. La fornace veniva riempita con i sassi e il calore era fornito da fascine, ricavate dai boschi circostanti, che bruciavano a fiamma viva per almeno una settimana. Durante la cottura che avveniva a temperature elevatissime (attorno ai 900°), i sassi calcarei perdevano circa metà del loro peso. Dopo che la calchera si era raffreddata, si procedeva all'estrazione della calce viva che, mescolata con la sabbia, formava la malta impiegata nell'edilizia.  Già nel 1274 gli "Statuti di Riva" ponevano vincoli sul taglio della legna necessaria per il funzionamento della fornace.
Proseguendo per altri 20-30 minuti sulla destra si stacca un sentierino in leggera discesa che in breve porta ai resti dell'ex Centrale idroelettrica Rovereto che entrò in funzione nel 1906 dopo che la precedente centrale sul fiume Leno era divenuta insufficiente per la città di Rovereto. Il sito è ancora proprietà dell'ENEL ed è interdetto al libero accesso ma è incustodito e, pertanto, ho comunque superato il cancello in legno e ho esplorato questo edificio isolato, squadrato ma non privo di una sua grazia. 

Colpisce il silenzio di questo posto che un tempo doveva essere piuttosto rumoroso e pieno di attività mentre ora giace seminascosto e oramai in piena decadenza.

Adesso conviene tornare indietro per lo stesso sentiero fino a ricongiungerci con il "Ponale", che avevamo abbandonato in precedenza, per procedere verso Pregasina.

Dal bivio il percorso si inerpica con alcuni panoramici tornanti e poi su un breve tratto di strada aperto al traffico fino al delizioso paesino di Pregasina. Qui uno stupendo belvedere con una grande statua dedicata alla "Regina Mundis" ci invita alla sosta per ammirare quello che lo sguardo riesce ad abbracciare. 

Per arrivare fin qui abbiamo superato un dislivello di 400 mt. percorrendo circa 10 chilometri. A questo punto ci sono tante possibilità di proseguire ma, all'orizzonte, si stagliano nuvoloni neri che non promettono niente di buono 

e conoscendo la rapidità con cui cambia il tempo sul bacino del Garda, 

decido di ritornare velocemente verso Riva godendo adesso di suggestivi panorami 

nell'imminenza dell'arrivo di un violento temporale estivo 

che faccio appena in tempo ad evitare pochi minuti dopo essere salito in macchina.

Cartografia di riferimento: carta escursionistica 1:25.000 nr. 112 La Rocchetta di Riva del Garda - Edizioni 4LAND oppure potete scaricare una versione della stessa casa editrice realizzata per la S.A.T. con scala 1:10.000 qui.

8 commenti:

Sciretti Alberto ha detto...

Eccoti Trekker in uno dei tuoi tanti post che ti hanno reso così celebre, almeno per me; il sentiero del Ponale..cosa devo dire dopo aver letto...che mi toccherà farlo per forza, in mountain bike.Sai che anch'io ultimamente sto frequentando questi luoghi? Sono come le batterie..e il mio caricabatteria è il lago di Garda!

Trekker ha detto...

Sono d'accordo con te. Il Lago di Garda è un magnifico accumulatore di energia!

Sciretti Alberto ha detto...

Confermi vero che si possa fare in mountain bike? Grazie. A.

Trekker ha detto...

Si Alberto. Confermo.
Fa solo attenzione, soprattutto al ritorno che è in discesa, in quanto è un sentiero frequentato anche da famiglie con bambini e presenta alcune curve cieche.
Per il resto goditi il panorama e attendo una delle tue relazioni sul blog.
Ciao!

Anna ha detto...

Sempre bello il Garda soprattutto in questa zona; piacevole e molto interessante la lettura di questo post.Bravissimo trekker..come sempre.

Trekker ha detto...

Grazie Anna.
Troppo gentile.

Sciretti Alberto ha detto...

Era tra le tante cose che avevo letto in questo blog, che mi ero ripromesso di fare. Domani me lo mangio a colazione questo sentiero. ;)))

Trekker ha detto...

Allora divertiti Alberto... e fammi sapere.