Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

mercoledì 6 agosto 2008

Il Monte Forno

Uno dei luoghi più ricchi di significato delle Alpi Orientali è sicuramente quel punto in cui Italia, Austria e Slovenia si toccano. Pensate che su tutto il pianeta i punti in cui i territori di 3 stati si uniscono sono quasi 130; in Europa 43. Di questi ultimi, tre si trovano al confine con l'Italia, ovviamente sull'arco alpino: il primo è in Valle d'Aosta sul Monte Dolent e segna il confine con Francia e Svizzera; il secondo si trova in Alto Adige vicino al Passo Resia in Val Venosta e definisce i confini con Svizzera e Austria. Il terzo punto si colloca nel Tarvisiano e segna il punto di incontro con Austria e Slovenia e sarà la meta di questa uscita: il Monte Forno nelle Caravanche.
C'è la possibilità di arrivarci dall'Italia imboccando uno dei sentieri che si sviluppano sul versante settentrionale della Valromana poco prima del valico confinario di Fusine oppure si può arrivare dall'Austria prendendo la comoda seggiovia Dreilandereck che da Arnoldstein porta rapidamente in quota. La mia meta però prevede la salita dal versante sloveno.
La giornata si presenta calda e serena con l'aria sufficientemente tersa. Partenza con comodo alle 9,30 diretto verso il valico di Fusine. Attraversato il confine, si procede per un centinaio di metri e, superato un distributore di carburante sulla sinistra, si arriva ad un grande incrocio con le indicazioni a destra per la valle Planica con i suoi trampolini per il salto con gli sci e sulla sinistra per Ratece dove svolteremo. Entrati subito nel paesino proseguiamo sulla strada fino ad arrivare ad un incrocio a T dove svolteremo sempre a sinistra; il tempo di goderci questo paesino dalle architetture carinziane e dai ritmi lenti e ci troviamo ad un bivio preceduto da una trattoria sulla destra. Al centro del bivio una piccola costruzione con tetto a spioventi all'ombra di un grande albero ed una indicazione in legno con la scritta Tromeja. Seguiamo questa indicazione che ci porta a prendere la stradina sulla destra che si arrampica velocemente e dopo poco diventa sterrata. Occorre fare attenzione perché sono presenti alcuni tratti sconnessi; fortunatamente sono a bordo di un SUV e procedo sicuro entrando in un bel bosco di conifere. Dopo circa 4 km. da Ratece mi trovo davanti ad un caratteristico bivio indicato nella foto.
Sulla destra c'è un parcheggio dove sistemo l'auto, metto lo zaino in spalla e prendo da strada di sinistra in salita. Quella di destra invece porta ad un agriturismo dopo poche centinaia di metri. In realtà si potrebbe ancora proseguire con la macchina sulla stessa strada che stiamo percorrendo arrivando a qualche decina di metri dalla vetta ma, per quello che mi riguarda, non c'è gusto ad arrivare in alto senza un minimo di movimento per cui continuo a salire all'ombra del fitto bosco sulla strada che incrocia qualche sentiero che taglia i tornanti e che, con tutta evidenza, si dirige più rapidamente verso la mia meta. Io non ho fretta e, pertanto, mi godo la passeggiata che, dopo un'ora abbondante, mi porta a lasciare il bosco e ad incontrare sulla destra alcuni impianti di risalita per la pratica dello sci. Ancora un centinaio di metri e sono arrivato alla mia meta. Si passa rapidamente dall'ambiente raccolto della foresta a quello aperto di un luminoso pascolo che si spinge fino alla cima erbosa del Monte Forno, proprio davanti a me, con l'inconfondibile cippo che è diventato il simbolo della fratellanza tra i tre popoli confinari. A questo punto non c'è che l'imbarazzo della scelta: sul pianoro erboso si aprono delle passeggiate con splendide vedute sulle valli sottostanti.
Io mi dirigo al cippo per immortalarlo con la fotocamera e per stendermi successivamente sul prato a rimirare l'ampia valle austriaca del Gaital con la città di Villach e di fronte la Villacher Alpe.
Sono a 1508 metri s.l.m., la temperatura è piacevole ed una debole brezza proveniente da nord-est contribuisce ad eliminare ogni traccia di stanchezza. Il luogo in cui mi trovo è l'emblema di come queste terre siano il punto d'incontro di tre grandi culture: la latina, la slava e la germanica. Culture che spesso si incontrano in questi angoli alpini dando vita ad un coacervo di tradizioni, costumi, stili di vita e dialetti pur conservando l'orgoglio di appartenenza e le proprie peculiarità.
Girate le spalle alla parte austriaca, superato il cippo monumentale ed una palizzata in legno, rientro in territorio sloveno ed in leggera discesa mi dirigo verso il vicino belvedere; durante il breve percorso si incontra una specie di obelisco triangolare con alcune iscrizioni nelle tre lingue del posto; ne riporto qualche passo:
"Le montagne rappresentano la tranquillità e la pace interiore.
L'umanità ha bisogno di questi valori per raggiungere l'armonia universale.
La pace non significa assenza di guerra,
pace vuole dire presenza di armonia, amore, soddisfazione e unità".
Dopo un attimo di riflessione proseguo fino a raggiungere un plastico in fusione di bronzo che riproduce i rilievi che si sviluppano davanti a noi; il panorama non è ampio come nella parte austriaca, alcuni abeti fanno da contorno alla Valle di Planica che si allunga davanti a noi sovrastata in lontananza dallo Jalovec e dal Mangart.
Altra breve sosta ad osservare alcuni bambini austriaci che sono più interessati a far correre delle macchinine sul plastico che non a godersi il panorama e ritorno sui miei passi. Il versante italiano non offre un grande spettacolo solo perché è coperto dalla fitta vegetazione, mi dirigo, allora, verso est puntando in direzione della stazione a monte della funivia che porta in quota gli escursionisti da Arnoldstein.
Occorre scendere di quota per una cinquantina di metri e risalire una piccola altura. I prati sono carichi di fiori multicolori, il sole scalda ma senza ferocia, la passeggiata è gradevole e i polmoni fanno il carico di ossigeno. L'arrivo della funivia è una costruzione anonima che ospita una tavola calda self service ma ha il merito di essere linda (come tutto in Austria) e di offrire un magnifico terrazzo panoramico protetto da alcune lastre in plexiglas trasparente in funzione antivento. Una generosa razione di würstel con crauti ed uno strudel di mele concludono la mia visita a queste alture. Il ritorno avviene per lo stesso percorso dell'andata.
Un'ultima curiosità, questo monte è un simbolo di fratellanza ma ogni popolo lo ha chiamato con nomi diversi: Forno per gli Italiani, Dreilanderek per gli Austriaci e Pec per gli Sloveni.
Itinerario da compiersi senza fretta, godendo delle bellezze della natura e dell'emozione di trovarsi con un unico piede in tre nazioni diverse nello stesso momento.
Come cartografia di riferimento possiamo usare il foglio 019 della Tabacco anche se parte dell'itinerario è fuori carta (ma non si può sbagliare).

3 commenti:

Raffaele ha detto...

Ancora una volta la montagna fa riflettere, vero?
Non sapevo del monte Dolent in Val d'Aosta, pur essendo questa regione una mia passione!
Mi informerò.
Ciao
Raffaele

emozionedelicata ha detto...

In questo mio percorso di lettura ai tuoi post, oramai ti sto seguendo con una finestra aperta sulla mappa di google, la mappa satellitare, così da imprimermi nella memoria la topografia di questi posti di cui racconti...

trekker ha detto...

Raffaele,
la montagna da sempre è luogo di leggende e spiritualità. I pensieri e le riflessioni che maturano in quota hanno un altro spessore.
Emozionedelicata,
ottima idea quella di GoogleMap.
Saluti.