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Lettori fissi

Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

venerdì 28 novembre 2008

Si comincia...

Finalmente... con oggi il mio ufficio è pienamente operativo in Libano. Ho impiegato queste due settimane a "formare" il team composto da persone che non avevano mai lavorato insieme (o quasi).
Grandi chiacchierate, approfondimenti di problematiche professionali e personali, dichiarazioni di intenti, direttive e incontri ci hanno fatto diventare (almeno spero) un gruppo unito.
Del team fanno parte persone motivate ed entusiaste che spero manterranno questa carica fino al termine del nostro mandato.
Sax, che è l'unico con il quale avevo lavorato in passato, grande amico di vecchia data con cui ho condiviso momenti a volte difficili ma sempre esaltanti in precedenti esperienze e che hanno visto sorreggerci l'un l'altro.
Michelangelo, il Siciliano dagli occhi di ghiaccio, gentile e sempre disponibile.
Marco, l'extracomunitario (in quanto Svizzero), serio e buon conoscitore di lingue straniere.
Barbara, la nostra mascotte perchè è la più giovane del gruppo, dolce ma estremamente determinata.
Della squadra fanno parte anche due colleghi che erano già presenti qui in Libano (un Francese ed un Ghanese) ed infine due autoctoni: il mio amico Nasser che sarà il nostro mediatore culturale e Naji che sarà prezioso per le opere infrastrutturali in quanto architetto.
Fatta la squadra, adesso ci attendono sei mesi di lavoro che saranno intensi ma indimenticabili e che, ne sono sicuro, ci porteranno a formare una vera e propria famiglia.
Il nostro impegno sarà quello di promuovere, sostenere, finanziare e realizzare progetti in favore della popolazione locale così duramente colpita dalle recenti vicende belliche.
Il tempo ci saprà dire se avremo operato bene e impiegato saggiamente i fondi a nostra disposizione ma sono fiducioso che anche questa grande avventura sarà coronata da successo.
Buona fortuna ai miei colleghi e a tutti quelli che operano, in maniera seria, nel mondo della solidarietà.
Un caro saluto e... per voi che riuscite a dormire... sogni d'oro per quel che rimane di questa notte.

venerdì 21 novembre 2008

Notte libanese

La scorsa notte non sono riuscito a prendere sonno.
Sara' stato per l'imminenza del viaggio a Beirut
o per l'avventura che sta per iniziare.
Chissa'....
Sono uscito sul balcone della mia stanza.
La Luna al suo ultimo quarto,
Aldebaran, Betalgeuse, Sirio,
le sette sorelle dell'Orsa Maggiore e quelle del piccolo carro,
Sirma, Cassiopea e Orione.
Astri e satelliti a me famigliari
brillano in questa limpida notte libanese.
Erano anni che non rivolgevo lo sguardo al cielo,
erano anni che le troppe luci italiane
mi impedivano di vedere le stelle.
E subito mi viene una riflessione...
questo cielo e' lo stesso che possiamo osservare in tutto il Mediterraneo.
Abbasso lo sguardo e vedo sulle colline circostanti
le luci dei villaggi immersi nel sonno.
Il canto di un muezzin solitario mi arriva in lontananza
dal minareto di una moschea nascosta.
Non un alito di vento,
non una nuvola in cielo,
non uno stormire di fronde,
nessun viandante sulla strada.
Solo io e i miei pensieri
in questa splendida notte libanese.

martedì 11 novembre 2008

Addio ai monti

Ci siamo!! Dopo un anno di intensa e frenetica preparazione, incontri, riunioni, progetti e sogni è arrivata la data di partenza.
Questa sera (Alitalia permettendo) un aereo mi porterà in Libano per sei mesi di lavoro nel campo della solidarietà. Se da una parte sono molto contento di ritornare nel paese dei cedri dove ho tanti amici che mi aspettano, dall'altra mi spiace lasciare l'Italia dove sono i miei affetti soprattutto considerando l'avvicinarsi delle festività di fine anno... ma si sa che non sempre possiamo decidere sul nostro destino.
Non so se riuscirò a pubblicare post; spero di avere tempo per farlo, anche per un semplice pensiero.
Cosa aggiungere ancora?
Buona fortuna a tutti quelli che conosco e a chi si sofferma su queste righe.

sabato 1 novembre 2008

I vini del Garda

Tra le pittoresche colline moreniche del Garda e dello splendido entroterra si parla di viticoltura d'alto profilo e di vini dotati di alta professionalità. La passione dei vignaioli è un insieme di felici combinazioni che hanno contribuito a creare una produzione vinicola di tutto rispetto, capace di raccontare la regione benacense attraverso curatissime campagne coltivate a vigneto e vini di schietta tipicità. Dalla produzione del Bardolino a quella del Bianco di Custoza, del Soave e della Valpolicella, dalle denominazioni del Garda a quelle della Val d'Adige o del Sarca, dalla zona del Lugana al territorio di produzione di S. Martino della Battaglia, tutta la produzione vitivinicola invita a gioiosi assaggi e ad avventurarsi tra le strade del vino che si snodano in questo vasto territorio. Storiche aziende e bellissimi vigneti sono solo parte delle innumerevoli sfaccettature del mondo del vino. In autunno, nel periodo della vendemmia, paesi e piccole frazioni si animano per le feste tradizionali con spettacoli, cure dell'uva, degustazioni ed assaggi di specialità locali. In primavera la vicina e romantica Verona apre le porte ad appassionati e intenditori di tutto il mondo di una delle più grandi fiere internazionali del mondo del vino: il Vinitaly.
Se guidate non bevete.

martedì 28 ottobre 2008

L'eremo di S. Paolo a Ceniga

Vi voglio parlare di un posto isolato e silenzioso che si trova a nord della città di Arco e che merita una visita per la tranquillità ed il silenzio che regnano sovrani su questo luogo: l'eremo di S. Paolo.
Per arrivarci si può parcheggiare l'auto sotto la rupe del castello di Arco e proseguire a piedi verso Prabi in direzione nord; la strada è bella e scorre tranquilla tra i campi lungo l'argine destro del Sarca. Il sole dura a lungo e questa visita si può fare a qualunque ora. In alternativa si può arrivare fino a Ceniga e parcheggiare nella piazzetta centrale accanto alla fontana, ritornare indietro a piedi fino a prendere il ponte romano sulla destra che attraversa il Sarca e voltare a sinistra per trovarsi dalla parte opposta della strada precedentemente descritta.
Io comunque preferisco prendere la MTB e percorsa la stupenda ciclabile che collega Riva con Arco, proseguo in direzione nord fino all'inizio dell'abitato di Ceniga dove svolto a sinistra e faccio sosta presso il già citato ponte romano.

Le origini di questo manufatto sono oscure. L'originario ponte andò distrutto nell'antichità; l'attuale, nella sua forma romana, risale al 1719, come è testimoniato dalla lapide murata nella parte sommitale del ponte.

Il ponte del '700 fu demolito durante la Terza Guerra d'Indipendenza: il 21 luglio del 1866 il generale austroungarico Franz Kuhn, barone von Kuhnenfeld, preoccupato per l'avanzata di Garibaldi in Val di Ledro ordinò la distruzione di tutte le possibili vie di accesso alla città di Trento. Garibaldi non arrivò mai a Riva del Garda ma gli ufficiali austroungarici attuarono comunque la distruzione. Gli abitanti di Ceniga protestarono con le autorità dell'esercito per l'abbattimento del loro ponte e, per ottenere il risarcimento, tradizione sostiene che fu portata a Vienna la lapide del 1719, come prova dell'esistenza del ponte. Le autorità dell'Impero Austriaco riconobbero le ragioni dei residenti e fu ordinato all'esercito di finanziarne la ricostruzione. Ultimati i lavori, in fronte alla lapide settecentesca, venne murata una nuova lapide a testimonianza della riedificazione del ponte del 1868. 
Sulla spiaggetta sotto il ponte, i locali amano bagnarsi e prendere il sole nelle calde giornate estive.
Al termine del ponte voltando a sinistra (direzione sud) una piacevole e tranquilla strada si inoltra tra campi ordinati e silenziosi.
L'eremo di S. Paolo (XII secolo) si incontra a destra proseguendo per poco più di un chilometro; ad un'altezza di circa 50 metri, spicca sospeso e nascosto tra i lecci l'antichissimo fabbricato che ospitava l'eremita; la costruzione si raggiunge con una bella scalinata scavata nella roccia.
Realizzato nell'incavo di un sottoroccia calcareo del monte Colodri, era all'inizio una minuscola chiesetta con il soffitto affrescato che seguiva il movimento della pietra ed un piccolo altare. Ingrantitasi, una stanza ospitò per secoli gli eremiti. Durante la guerra la sua stanzetta segreta diede rifugio agli abitanti del posto durante le incursioni aeree.
L'edificio religioso è impreziosito da un ampio ciclo pittorico interno ed esterno di grande valenza con temi sacri e profani, realizzati tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo da uno dei tanti 'pittori itineranti' operanti nel Trentino tra il Medio Evo e il Rinascimento. All'interno è possibile ammirare sulla parete di sinistra un'ampia scena raffigurante l'Ultima Cena, mentre sulla destra si trovano rappresentati gli episodi della lapidazione di Santo Stefano e la conversione di San Paolo. All'esterno, sul lato rivolto a valle, è visibile un ciclo di affreschi che illustra scene profane di duelli tra armati che non ha precedenti nel panorama iconografico trentino. 
Il posto è di una suggestione unica; anche se non è difficile raggiungerlo, è improbabile incontrare turisti per cui diventa piacevole sedersi sugli antichi gradini della scalinata e "ascoltare il silenzio".
Ricaricate le "pile" è possibile riprendere la strada e dirigersi verso Arco.

domenica 26 ottobre 2008

Il castello di Gorizia

Siamo in un periodo dell'anno dove qualunque giornata di sole è un regalo prezioso da non lasciarsi sfuggire e, pertanto, raccolta la famiglia sono partito alla volta di Gorizia per visitarne il suo castello.
L'altura su cui sorge lo fa apparire visibile da gran parte della città e per avvicinarsi è sufficiente seguire le chiare indicazioni turistiche.

Il colle si ritiene sia stato abitato fin dall'età protostorica per la sua posizione strategica. Vi si accede da una passeggiata moderatamente ripida che, partendo dal suggestivo quartiere asburgico sottostante, con negozietti e architetture tipiche, costeggia la cinta muraria più esterna per confluire alla Porta Leopoldina (1660) movimentata da stemmi lapidei (in quello centrale e' raffigurata l'aquila bicipite della casa d'Austria).

La Porta introduce al Borgo Castello, formato da varie architetture in cui si conservano linee costruttive ed elementi originali tardomedievali o posteriori. La 'Terra di sopra', come veniva comunemente chiamata la cittadella compresa tra i bastioni esterni ed il Castello stesso visse il suo periodo di maggior floridezza e splendore sotto la reggenza del Conte Enrico II nel 1300 e si protrasse fino a circa la metà del 1500. Il Conte Enrico II, emancipò il borgo da un destino quasi esclusivamente militare, conferendogli una discreta autonomia commerciale. Nel Seicento nel borgo furono costruite diverse residenze nobiliari, le quali si erano aggiunte alle sedi di rappresentanza degli Stati Provinciali, a quelle del Comune e del Capitano. Le mura che costituivano il tratto caratteristico della città però ne condizionavano fortemente lo sviluppo restringendo l'area abitativa. L'espansione poteva avvenire ormai solo al di fuori del borgo stesso, dove di fatto si svolgeva la vita economica di Gorizia fin dai primi decenni del Duecento, quando, alla "villa" di Gorizia, fu concesso di tenere un mercato settimanale (1210 - Conte Mainardo II). Il progressivo incremento demografico e il trasferimento di quasi tutte le attività commerciali e mercantili al di fuori delle borgo, identificò la città di Gorizia con la sua parte inferiore al di fuori del borgo stesso. Nel 1542 pure gli Stati Provinciali, che rappresentavano l'autonomia del governo locale si trasferirono dal Castello alla 'Platea Nobilium'. Ormai al Castello non restava che la residenza ufficiale del Capitano, rappresentante l'autorità sovrana, in quanto anche la nobiltà goriziana aveva iniziato a disertare progressivamente la città alta ed a costruirsi le proprie dimore altrove. Il borgo, quindi, diveniva solo una zona periferica abitata da pochi nobili e tanti popolani.
Proseguendo verso il castello spicca la gotica Chiesa di Santo Spirito (1398-1414), ad aula unica e campaniletto a vela che assomma influenze nordiche e venete.
Nella gradevole cornice delle costruzioni antiche e di un verde curato si staglia il Castello,
il cui attuale aspetto, peraltro di notevole impatto emotivo, è il risultato di una successione di interventi che, dal primitivo assetto, segna la costruzione di un castello vero e proprio nel XIII sec. con i conti di Gorizia, cui si deve l'omonimo palazzo ancora superstite (con cinque bifore) e una prima cinta di difesa in legno, sostituita poi, nel Cinquecento, dal paramento esterno a tre piani, con torrioni, cammino di ronda e mura merlate in arenaria: opera questa resasi necessaria all'epoca dall'impiego ormai prevalente delle armi da fuoco.
Il castello quindi fu ampliato più volte per l'accresciuto potere dei conti, che all'epoca dominavano anche sul Tirolo e altri territori. Nel 1456 una disputa sull'eredità del Conte Enrico Cilli tra l'Imperatore Federico d'Austria ed il Conte di Gorizia Giovanni Mainardo porta ad uno scontro armato al seguito del quale quest'ultimo perde i possedimenti carinziani, Lienz e il castello di Bruck.

Nel 1462 il Conte Leonardo diviene l'ultimo Conte di Gorizia e sposa nel 1478 la Contessa Paola dei Gonzaga (a lato in un affresco della Camera degli Sposi del Palazzo Ducale di Mantova). Dal matrimonio non nascono eredi e, pertanto, la Contea di Gorizia entrò nell'orbita dell'Impero Asburgico, così che nel 1500, alla morte di Leonardo, il feudo fu assunto dall'imperatore Massimiliano I d'Asburgo.
La dominazione asburgica riconvertì il castello da baluardo di difesa a caserma e prigione, come era successo altrove.
Esso venne gravemente danneggiato dai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale che semidistrussero la città.
Negli anni '30 fu promossa la restituzione architettonica del maniero nella sua essenziale foggia cinquecentesca.
Gli arredi che lo completano, di varia provenienza, creando una atmosfera d'altri tempi, risalgono invece al Sei-Settecento e consentono di effettuare un primo approccio con la più nobile produzione del mobile friulano.
Oltre al già citato palazzo dei conti di Gorizia, si segnala quello degli Stati provinciali, nel cui salone spiccano le insegne di 56 famiglie nobili e lo stemma della contea.
Ricca la raccolta di quadri che impreziosiscono vari ambienti di rappresentanza e non.
Molto didattiche la sezione al pianterreno e le parti esterne, in cui ci si può accostare alla vita militare quotidiana e alle diverse armi in uso nel Rinascimento.
Splendido il panorama che si gode dal camminamento di ronda su Gorizia e Nova Gorica.

sabato 25 ottobre 2008

Il Vittoriale degli Italiani

"Ardisco offrire al popolo italiano tutto quel che mi rimane - e tutto quel che da oggi io sia per acquistare e per aumentare col mio rinnovato lavoro - non pingue retaggio di ricchezza inerte ma nudo retaggio di immortale spirito. Già vano celebratore di palagi insigni e di ville sontuose, io son venuto a chiudere la mia tristezza e il mio silenzio in questa vecchia casa colonica, non tanto per umiliarmi quanto per porre a più difficile prova la mia virtù di creazione e trasfigurazione. Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile. Il mio amore d’Italia, il mio culto delle memorie, la mia aspirazione all’eroismo, il mio presentimento della Patria futura si manifestano qui in ogni ricerca di linea, in ogni accordo o disaccordo di colori. Non qui risanguinano le reliquie della nostra guerra? E non qui parlano o cantano le pietre superstiti delle città gloriose? Ogni rottame rude è qui incastonato come una gemma rara. La grande prova tragica della nave "Puglia" è posta in onore e in luce sul poggio, come nell’oratorio il brandello insanguinato del compagno eroico ucciso. E qui non a impolverarsi ma a vivere sono collocati i miei libri di studio, in così gran numero e di tanto pregio che superano forse ogni altra biblioteca di solitario studioso. Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore. Come la morte darà la mia salma all’Italia amata, così mi sia concesso preservare il meglio della mia vita in questa offerta all’Italia amata."
Con questo atto Gabriele D'Annunzio donava all'Italia la sua residenza sul Lago di Garda: il Vittoriale.
E' la cittadella monumentale cha il D'Annunzio allestì e abitò negli anni '30 a Gardone Riviera, pittoresca cittadina sulla sponda lombarda del lago.
Straordinario e insuperato insieme di edifici, vie, piazze, teatri, giardini, parchi e corsi d'acqua.
Già nel Settembre del 1917 il poeta volando sul Garda scrisse "Tutto è azzurro, come un'ebbrezza improvvisa, come un capo che si rovescia per ricevere un bacio profondo. Il lago è di una bellezza indicibile".
Successivamente all'impresa fiumana "O Italia o morte!" lo stesso Mussolini disse: "Gabriele D'Annunzio è come un dente marcio o lo si estirpa o lo si ricopre d'oro...io preferisco ricoprirlo d'oro".
Fu così che il Vate, avendo aderito in parte al pensiero fascista, poté costruire il Vittoriale a spese del regime, con il patto che tutto sarebbe stato donato allo stato dopo la morte del poeta. Ecco spiegato il nome "Vittoriale degli Italiani" poiché più che di D'Annunzio era di tutto il popolo italiano e da qui la massima che leggiamo alle soglie del Vittoriale "Io ho quel che ho donato".
Il progetto dell'intero complesso si deve all'architetto Giancarlo Maroni; lo stesso che progettò l'edificio che funge da ingresso alla cascata del Varone e la centrale idroelettrica della Rocchetta alle porte di Riva del Garda. I lavori di trasformazione dell'abitazione originaria iniziarono nel 1921 e terminarono dopo la morte del poeta. Nel 1925 venne dichiarato monumento nazionale.
Acquistato il biglietto si accede al giardino attraverso il viale principale;
prima di arrivare alla residenza del sommo poeta, sulla destra si giunge al teatro all'aperto
dove l'acustica è perfetta e l'effetto scenografico creato dal lago è stupendo; fu ideato dallo stesso D'Annunzio per la rappresentazione delle sue opere e per l'esecuzione di concerti.
Ritornati sul viale si prosegue e, nei pressi della Prioria, si arriva al semicerchio dell'Esedra con il tempietto delle memorie dannunziane. Era questa la prima tomba del Vate e adesso raccoglie i simboli della Patria che tanto gli furono cari: la bandiera di Fiume, l'acqua del Piave, il gagliardetto del suo reggimento e la terra del cimitero di Pescara.
Accediamo adesso alla Piazzetta Dalmata, cuore del Vittoriale; sotto un porticato ammiriamo la Fiat Tipo 4 con la quale il D'Annunzio, nel 1919, compì la marcia su Fiume.
Nella piazzetta attendiamo il nostro turno perché all'interno degli ambienti residenziali è possibile accedere solo accompagnati dalle guide.
Chiamata Prioria, la villa di D'Annunzio contiene più di 33.000 libri, la maggior parte ancora da aprire. Tutte le stanze sono caratterizzate dalla penombra poiché la luce diretta dava fastidio al poeta che soffriva di fotofobia. Qui non è possibile scattare foto. All'ingresso sono presenti due stanze una per gli ospiti indesiderati e una per per gli ospiti desiderati (Mussolini fu ricevuto in quella degli indesiderati). Continuando, arriviamo allo studio del poeta, che vi morì il 1° marzo 1938;
sulla scrivania sono ancora presenti i suoi occhiali. Forse la stanza più suggestiva è quella dove il poeta si ritirava a meditare, piccola, ma molto ricca di oggetti, il letto ricorda nella forma una culla (rappresentante la nascita), e una bara (simbolo di morte).
La sala da pranzo è caratterizzata da una tartaruga a capotavola ed è curioso notare che D'Annunzio soleva dire ai suoi ospiti che quella tartaruga era morta di indigestione; un modo "velato" per invitare gli ospiti a mangiare di meno (probabilmente io non sarei stato un gradito ospite in casa D'Annunzio). Nel corso della visita incontriamo lo studio del Poeta detto "Officina" con tre scalini e per accedervi bisogna piegarsi per evitare il basso architrave; ciò per obbligare il visitatore ad inchinarsi al cospetto del luogo dove si respirava arte e lavoro. Questa è l'unica stanza dove la luce diurna non è schermata. La stanza da letto è caratterizzata invece dalla presenza di numerosi oggetti di origine esotica: sete persiane, maioliche cinesi e piatti arabo-persiani. Il bagno è in stile francese e viene soprannominato anche bagno blu, per via del colore prevalente delle ceramiche e dell'arredamento composto da più di 600 oggetti.
Terminata la visita usciamo a vedere la luce gardesana: calda e accecante.
Dopo aver visitato l'auditorio, sul cui soffitto è appeso l'aereo SVA 10 con il quale lo scrittore compì il famoso volo su Vienna, ci inoltriamo nei giardini che coprono il 50% circa del Vittoriale; verso il lago è stata montata, su uno sperone, come a navigare su un mare di cipressi, la prua della nave "Puglia", donata dalla Marina Militare nel 1925, che al suo interno ospita un museo con modellini navali e gli arredi originali della stessa R. Nave Puglia.
E' questo il punto più sorprendente di tutto il sito;
la visione di questa nave che dalla montagna sembra scendere verso l'azzurro specchio del "Benaco marino" è grandiosa.
Salendo verso monte troviamo un edificio
dove è custodito il MAS che effettuò la Beffa di Buccari
e al suo fianco giungiamo al Mausoleo
sulla cui sommità sono custoditi i caduti del Natale di sangue. Qui sono disposte in cerchio dieci arche, sette delle quali sono i sepolcri dei legionari fiumani, compagni di guerra del poeta.
Nel centro, quasi librata nell'aria, l'arca in porfido di Gabriele d'Annunzio.
Siamo sul punto più alto del Vittoriale;
il colpo d'occhio sulla macchia mediterranea che ci circonda e sul placido lago è di una dolcezza indicibile.
Ancora una volta la mente vola alta a riflettere sulle miserie umane e su quello che è capace di costruire una natura lasciata libera di esprimersi.
Dopo queste riflessioni prendiamo la via del ritorno e ci fermiamo ad ammirare, nel boschetto delle magnolie, l'Arengo che è un recinto marmoreo di colonne e sedili dove il Comandante riuniva i compagni d'arme; il posto, per il fatto di essere in disparte e di sembrare abbandonato è di una suggestione unica.
Poco lontano c'è il piccolo cimitero dei cani del poeta.
Terminata la visita raccomando vivamente una visita al paese di Gardone che offre una bella passeggiata sul suo raffinato lungolago.
Per maggiori informazioni sulla visita, gli orari ed il costo dei biglietti visitate il sito ufficiale del Vittoriale molto ben realizzato.

venerdì 24 ottobre 2008

Sogni

Lassù, tra le inviolate cime, 
volano le aquile in perenne osservazione,
fischiano le timide marmotte prima del letargo,
corrono i giovani stambecchi in esplorazione,
soffia il vento che anticipa l'inverno.
Più sotto il bosco rosseggia circondato da uno scarlatto tappeto,
gli scoiattoli volteggiano tra i rami per le ultime provviste,
il lago si riempie delle suggestioni di toni pastello
giallo, arancio, verde scuro.
Seduto sulla riva, 
in compagnia dei miei pensieri, 
tra umide nebbie una città medievale 
vedo rispecchiarsi nelle sue acque.
Torri e mura merlate le fanno da corona, possenti ma eteree.
Accanto a me una ninfa del bosco appare bellissima 
a guidare i miei pensieri 
in questo paesaggio irreale dove il tempo non ha significato 
dove idee e sentimenti si elevano 
là dove i mughi lasciano posto ai pascoli ingialliti.
E' pura poesia ma...
a poco a poco le nebbie si dissolvono, 
le torri svaniscono,
la ninfa vola via leggera.
A circondarmi rimangono il bosco, il lago, le amiche montagne, 
i miei pensieri.
Ho forse sognato?
Non importa...
su quel lago ho conosciuto la felicità,
mi sono sentito vivo,
ho provato splendide emozioni in simbiosi
con i monti che si preparano al grande freddo,
ho vissuto un attimo fuggente.
Un caro saluto
                           Trekker

giovedì 16 ottobre 2008

Il Monte Brione

Nel bel mezzo della piana del Sarca sorge in splendido isolamento il Monte Brione che si frappone tra i centri abitati di Riva del Garda e Torbole.
Non è una montagna vera e propria, è piuttosto un rilievo di natura calcarea-marnosa con altezze tipiche di una collina, ma le strapiombanti pareti che guardano ad oriente gli conferiscono l'aspra fisionomia tipica della montagna; la sua forma ricorda un enorme spicchio di limone adagiato su di un fianco. Dal livello del lago si eleva di circa 310 metri, e tocca l'altezza massima di 376 m s.l.m.
Per la sua posizione strategica questo rilievo ha sempre attirato l’attenzione dell’uomo; la storia fortificatoria di questo monte inizia nel Medio Evo.
Nel 1175 i fratelli Federico e Odorico d’Arco, conferiscono al loro vassallo, Isolano da Nago, l’investitura del castello di Brione e di alcuni oliveti; ma è solo nel periodo Asburgico che il monte conosce uno rapido sviluppo.
Già prima dell’assassinio di Francesco Ferdinando a Sarajevo, il 28 giugno 1914, l’Imperial Regio Governo Austriaco da tempo aveva provveduto ad attrezzare adeguatamente il settore fortificato meridionale che si affaccia sul lago di Garda (Festungabschnitt).
A seguito della perdita della Lombardia, dopo la seconda guerra d’Indipendenza si inizia la costruzione dei forti sul Brione tra il 1860 e il 1862.
In effetti la spedizione di Garibaldi attira l'attenzione sulla direttrice italiana di avanzata dalla Val di Ledro verso Riva e Trento.
A causa del progredire delle tecniche costruttive, tra il finire dell’800 e la Prima Guerra Mondiale, su questo monte è possibile osservare tutte le tipologie di fortificazioni Austroungariche; in nessun altro posto è possibile trovarle insieme.
Per salire sul Brione si deve arrivare al Porto di S. Niccolò che segna la fine di Riva verso oriente; qui è possibile lasciare la macchina o la bici; volendo è possibile salire anche con la MTB ma prendiamocela comoda e godiamoci la passeggiata.
Il forte S. Niccolò fu costruito tra il 1860 ed il 1862 per conto del ministro della guerra ed era posto a difesa e controllo della strada maestra tra Riva e Torbole.
E’ un forte di prima generazione, o scuola francese, casamatta non armata di pietra a vista, ben lavorata a calce. Era armato di 4 cannoni da 150 mm. in barbetta, cioè in postazione su terrapieno allo scoperto.
Nel 1911 fu dotato anche di 4 cannoni da 80 mm. a tiro rapido.
Oggi possiamo vedere una costruzione a due piani in ottimo stato che è sede del Centro Studi Lago di Garda dell’Agenzia Provinciale per l’Ambiente.
Alle spalle del forte S. Niccolò imbocchiamo un sentiero ben curato e iniziamo la salita per arrivare fino alla sommità del Brione.
Questo percorso, della durata di circa 2 ore, offre la possibilità di ammirare scorci del lago contornati dalla particolare vegetazione alpino-mediterranea.
E' davvero strano iniziare una escursione circondati da bellissimi uliveti che producono un extravergine di ottima qualità.
Percorrendo il sentiero panoramico, come detto, incontriamo forti, roccaforti, trincee e una serie impressionante di postazioni militari. Solo per limitarci alle più importanti, nell'ordine passeremo accanto al Forte Garda, alla Batteria di Mezzo e al Forte S. Alessandro posto nell'estremità nord del monte che controllava il versante di Arco.
Il sentiero prende rapidamente quota ed il panorama ne guadagna in spettacolarità.
A dieci minuti dalla partenza arrivo al Forte Garda che è un punto di osservazione unico sul lago, un vero balcone naturale in posizione invidiabile. Fu costruito fra il 1907 e il 1909 sul ciglio del Brione, poco sopra il forte S. Niccolò.
E’ un forte di terza generazione, un capolavoro di architettura militare. Costruito in cemento armato, con una sistemazione razionale degli ambienti al suo interno che potevano ospitare fino a 200 uomini. Il tetto era occupato dalle torrette mod. Schumann, con obici da 100 mm. La cupola più elevata serviva da osservatorio ma dal lago risultava perfettamente mimetizzato e aderente al terreno tant'è che il sentiero passa sul tetto della costruzione.
Era dotato di un potente riflettore da 90 cm a scomparsa, nidi di mitragliatrici, fuciliere scudate e due pezzi di piccolo calibro.
L’interno non è visitabile ufficialmente ma con molta cautela e superando alcuni ostacoli naturali, effettuo comunque una rapida visita. Gli ambienti sono imponenti e in buono stato di conservazione; i soffitti sono in calcestruzzo, la struttura portante è integra e i muri sono ancora intonacati.
A qualche centinaio di metri di distanza, si trova, nascosta dalla vegetazione, l’ingresso di una galleria molto ampia che adduce alla cisterna del forte. Percorse alcune gallerie arrivo nel fossato dell'opera e da li, superando un intricato cespuglione sono nuovamente sul sentiero.
Continuando a salire trovo l'imbocco di una galleria di un centinaio di metri al termine della quale una scalinata porta ad un locale osservatorio armato a suo tempo con alcune mitragliatrici. Il panorama che si gode è veramente splendido.
Uscendo dalla galleria il sole mi abbaglia; riprendo la salita. Lo sguardo spazia a sinistra su Riva del Garda e sulla Rocchetta mentre s destra domina il paese di Torbole e il Balbo. Le soste sono frequenti;
i windsurf sotto di me giocano con il complicato capriccio del vento e disegnano merletti bianchi sul velluto blu del lago.
Riprendo la salita che in breve mi porta nei pressi dell'antenna dove, sul ciglio del Brione, si trova la Batteria di Mezzo.
E’ stata edificata negli anni 1885-1888: è un forte di seconda generazione in stile leggero o trentino con tipologie neo medioevali o neo rinascimentali (fortificazioni che venivano costruite sui dossi, perché le tagliate non erano più sufficienti al controllo del territorio).
Poteva ospitare 70-80 uomini e controllava la zona di Nago-Torbole. Era dotata di 4 pezzi da 120 mm, mod. 1876 montati in cannoniera, due pezzi di calibro inferiore posizionati fronte lago e di una cupola osservatorio. è possibile salire sul tetto dell'opera per godere di ampi scorci panoramici.
Nel dopoguerra fu prelevato tutto il ferro, abbattendo, anche con l’esplosivo, tutti i soffitti; nonostante lo stato di abbandono in cui giace, la struttura portante appare in ottimo stato.
Anche la Batteria di Mezzo fu dotata di un sistema sotterraneo. Tutti gli ingressi sono chiusa da cancelli in ferro e pertanto non mi è possibile effettuare la visita interna.
Procedendo in direzione nord giungo presso il forte S. Alessandro.
Costruito nel 1860-1862 e parzialmente ristrutturato negli anni 1908 e 1911, quando fu dotato di una stazione radiotelegrafica e di una polveriera. Si tratta di un forte di prima generazione cioè una casamatta non armata, di pietra a vista ben lavorata e calce.
La sua funzione era di controllo della zona di Arco e come supporto agli altri forti.
Era dotato di 4 pezzi da 120 mm. modello 1876, e riarmato successivamente con 4 cannoni da 150 mm. La polveriera era dotata di 2 cannoncini contraerei. Del forte oramai rimangono solo dei ruderi (molto suggestivi).
Per la sua particolarità e ricchezza di specie vegetali che vi trovano riparo, la zona in cui mi trovo è stata dichiara biotopo dalla Provincia. Il Brione è uno dei 68 biotopi protetti del Trentino dove differenti ambienti naturalistici come il bosco di latifoglie, l'olivaia ed i prati aridi si incontrano. La coltivazione dell'ulivo è da secoli tradizione sul Brione e lungo tutto il versante Rivano una serie di terrazzamenti con migliaia di piante di ulivo caratterizzano il paesaggio. Negli ultimi due mesi dell'anno viene effettuata la raccolta ancora con metodi tradizionali.
Per gli amanti della mountainbike il Monte Brione è diventato una sorta di palestra a pochi minuti dal centro di Riva.
Ritorno al punto di partenza per lo stesso itinerario percorso all'andata e mi godo ancora gli splendidi panorami sull'intero bacino del Garda.
Cartografia di riferimento: Kompass 1.35.000 Alto Garda-Val di Ledro (ISBN 3-85491-674-4).