venerdì 26 febbraio 2010
giovedì 28 gennaio 2010
Il castello di Hochosterwitz

Burg Hochosterwitz è uno dei più importanti castelli medievali austriaci. Si trova vicino a Sankt Georgen am Langsee, nel Distretto di Sankt Veit an der Glan in Carinzia poco dopo Klagenfurt, lungo la vecchia strada che portava a Vienna.
Quello che colpisce di questo maniero è il fatto che si erge improvviso nella verde campagna carinziana appollaiato su un colle isolato e visibile da oltre trenta chilometri di distanza.

Quando i Romani avanzarono oltre le Alpi e invasero l'attuale Carinzia, si trovarono di fronte a questo alto colle roccioso di forma conica che si elevava per oltre 150 metri dal fondovalle; sulla sua sommità c'era un tempio di origine celtica.
Posto a controllo di una vasta valle, a nord di Klagenfurt, il luogo divenne un castrum romano (Arx Taurisca) dalle eccezionali difese naturali.
Il sito viene menzionato per la prima volta nell'860 in un atto del re di Francia Ludovico II con il quale donava alcune sue proprità al Vescovado di Salisburgo. Nell'XI secolo il castello divenne un feudo concesso dasll'arcivescovo di Salisburgo Gebhard al Casato degli Sponheim in conseguenza delle lotte per le investiture. Nel 1209 i Conti di Sponheim conferiscono alla famiglia Osterwitz la carica ereditaria di coppiere.
A questo periodo risale la leggenda sull'assedio del castello da parte di Margherita del Tirolo il cui esercito fu ingannato e si ritirò quando la guarnigione del castello macellò l'ultimo bue, lo riempì di frumento e lo lanciò oltre le mura, fingendo di avere tante provviste da poterle utilizzare come proiettili. Di una leggenda simile ho già raccontato a proposito del castello di Predjama in Slovenia.
Nel XV secolo l'ultimo coppiere Georg fu catturato nel corso di una scorreria turca e morì prigioniero nel 1476 senza lasciare eredi; il castello quindi passa nelle mani dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Federico III.
Nei trent'anni successivi il maniero fu seriamente danneggiato dai Turchi, il 5 ottobre 1509, l'Imperatore Massimiliano I consegnò il castello a Matthaus Lang, Vescovo di Gurk, il quale intraprese un considerevole progetto di recupero.
Nel 1541 l'Imperatore Ferdinando I conferì Hochosterwitz al governatore Cristof Khevenhuller. Nel 1571 il barone George Khevenhuller acquistò la fortezza e la fortificò costruendo un arsenale e 14 porte si sbarramento sull'unica via di accesso rendendola di fatto inespugnabile. Da allora non sono state fatte modifiche importanti.

Attualmente il castello è ancora in possesso dei Khevenhuller.
La visita ha inizio dalla biglietteria posta alla base del colle. Colpisce subito l'ardita cabinovia che consente ai più pigri di arrivare alla cima senza affrontare l'unica via di accesso al castello costantemente in forte pendenza.

Non è il nostro caso; noi curiosi di natura; noi che preferiamo le vie difficili per arrivare alla meta, scegliamo la gratificante fatica della salita... anche perché ci porterà ad attraversare le 14 porte che sono opere di fortificazione importanti e non prive di grazia.

Acquistato il ticket per 7,50 Euro iniziamo la visita.
La prima porta denominata Fahnrichtor (nome derivato dagli sbandieratori che che segnalavano le mosse del nemico ai difensori della soprastante fortezza) ha un pesante e massiccio portone in legno rivestito in lamine metalliche, decorato con un bassorilievo dedicato a Margherita Maultasch di cui ho già scritto.

Cominciamo la salita.
La seconda porta fu chiamata Wachtertor (o delle guardie) e aveva il compito di proteggere il fianco inferiore della montagna.

Proseguendo attraversiamo la terza porta (Nautor),
un piccolo presidio fortificato che aveva il compito di rallentare l'ascesa del nemico verso la quarta porta. Engelstore, una delle maggiori porte, a sovrastare lo strapiombo, munita di sotterranei, in grado di resistere in piena autonomia come una piccola fortezza.
Siamo saliti di parecchio e ora è possibile ammirare il panorama circostante da una certa quota.
La quinta porta chiamata Lowentor fu dotata di ponte levatoio.

Il sesto sbarramento (Manntor)

era dotato di particolari accorgimenti per ostacolare l'avanzata del nemico verso la più importante delle porte: la Khevenhullertor.
Questa torre è intitolata al feudatario Giorgio Khevenhuller e custodisce un bassorilievo che lo raffigura alla testa delle truppe che affrontarono i Turchi nel 1578.

L'ottava porta (Landsschaftor) celava un ingegnoso trabocchetto che avrebbe scaraventato gli assalitori nel baratro nel caso fossero riusciti ad attraversarla.
Le successive tre porte (Reisertor,
Waffentor,
e Mauertor)
sono meno complesse e appariscenti avendo il solo compito di rallentare la progressione del nemico.
La dodicesima torre, la Bruckentor, forma un baluardo molto efficace che sfruttava la sua posizione dominante ed un ponte levatoio.
La successiva porta (Kirchentor) è oramai in prossimità del castello vero e proprio
e anticipa la quattordicesima e ultima torre: la Kulmertor anch'essa dotata di ponte levatoio e solide mura che costituiva l'ultimo baluardo prima delle mura di cinta di Hochosterwitz.
Superato il perimetro del castello ci è immediatamente chiaro il perché sia stata scelta questa altura per un sito difensivo:

la visibilità di tutto il circondario è perfetta ed è impossibile non scorgere movimenti da grande distanza.

Staccando gli occhi dal magnifico panorama circostante, alle nostre spalle notiamo la graziosa cappella dedicata a St. Nicolaus.

In un'ala del castello è stato allestito un interessante museo con armature del XVI secolo,

artiglierie,

dipinti storici ed un bell'altare in bronzo dorato del 1580.

La facciata principale del castello è orientata ad occidente.

La corte interna è dotata di pozzo e ospita una tavola calda all'aperto.

Termina qui la visita a questo magnifico castello.

Potete trovare qualche ulteriore notizia sul sito ufficiale del maniero ma, a meno che non conosciate il tedesco, vi sarà di poca utilità in quanto le pagine tradotte in Italiano e Inglese sono piuttosto approssimative.

Un caro saluto.
giovedì 31 dicembre 2009
Panta rei
Per me l'ultimo giorno dell'anno è l'occasione per tracciare il bilancio di quanto accaduto.
Quello che sta per volgere al termine è stato il mio annus orribilis; il peggiore della mia vita.
Una crudele vicenda mi ha portato via una parte importante della storia personale: mentre ero impegnato in Libano, insieme ad alcuni colleghi, per portare sollievo alle popolazioni del paese dei cedri; mentre ero convinto che il nemico potesse nascondersi dietro una finestra con un AK-47 pronto a colpire vigliaccamente, mi sono reso conto che l'avversario era invece restato in Patria a tramare meschinamente alle mie spalle.
Il 2009 mi ha "regalato" una separazione dolorosissima e, pertanto, non posso che essere felice che sia terminato.
Il 2010 mi vedrà cambiare "forzatamente" stile di vita, progetti, aspettative e chissà cos'altro. In questo momento fatico terribilmente a rialzare la testa ma... panta rei (tutto scorre) come scrisse Eraclito e spero che domattina, con il nuovo anno, una nuova speranza possa sorgere nel mio animo per poter guardare con più fiducia al futuro.
Faccio a tutti gli amici che mi leggono i più sinceri auguri per un 2010 pieno di pace e serenità.
sabato 14 novembre 2009
Paderborn

Questa volta la mia professione mi ha portato nel cuore della Germania e precisamente a Paderborn.
Devo dire che, in due settimane di intensa attività, ho avuto poche possibilità di dedicarmi alla visita della zona; sono riuscito a liberarmi solo l'ultima sera che ho dedicato alla visita del centro storico prima di infilarmi con i miei colleghi in un ristorante del centro.
Le condizioni di luce erano ovviamente pessime e, inoltre, avevo lasciato la fotocamera a casa pertanto le foto che corredano questo post sono state prese da Google Earth e da Flikr.
Dicevo dunque che in una umida, ma non fredda, serata di novembre mi sono addentrato nel centro di questa bella città che si prepara al Natale con i tanti negozi che fanno a gara per avere la vetrina più bella.

Paderborn è una città storica della Westfalia, situata in una verde conca nei pressi della foresta di Teutoburgo alle sorgenti del fiume Pader. Carlo Magno la scelse per le due prime Diete nel 777; nel 799 s'incontrò col papa Leone III col quale siglò l'alleanza tra Chiesa e Impero. Sei anni dopo il sovrano francese la elesse a sede vescovile.
Il centro storico è ordinato, pulito e rigorosamente chiuso al traffico; vi si respira una atmosfera rilassata e accogliente.
In una splendida piazza

è possibile scorgere la bella costruzione rinascimentale del 1613 che ospita il "Rathaus" e il museo di storia naturale.

Questa città fu la roccaforte del cattolicesimo tedesco in una zona dove il protestantesimo si è diffuso molto velocemente e di conseguenza è ricca di imponenti chiese di epoche diverse.

Su tutte incombe la sagoma massiccia e imponente del Duomo costruito in forme romanico-gotiche nei secoli XII e XIII.

Dopo la distruzione nella seconda guerra mondiale (1939/45) fu ricostruito rispettando l'antico progetto con piccole modifiche. Notevole è il doppio portale detto del Paradiso con le statue della Madonna col Bambino sulla colonna centrale e le statue lignee dei santi Liborio e Kilian sui due battenti della porta; ai lati del portale ci sono altre statue di santi e apostoli.

Al suo vasto interno si trovano numerose cappelle nobiliari con portali barocchi

e la cripta sotterranea che accoglie le spoglie dei vescovi della città.

L'altare centrale è stato consacrato nel 1982.

Sul pilastro di destra è incassato un rilievo in alabastro del 1360 raffigurante l'adorazione dei Magi e proveniente da Nottingham in Inghilterra.
Nel Duomo trovano accoglienza tre organi per un totale di ben 10.885 canne d'organo (la più piccola è lunga 6 mm. mentre la più grande misura 5,24 mt.).
Colpisce la quasi totale assenza di dipinti e affreschi alle pareti; le rappresentazioni sacre sono costituite da splendide sculture.

Massiccio e impressionante, anche se elegante, è l'alto campanile di 93 metri che ospita sei campane in acciaio fuso dalle Acciaierie di Bochum nel 1950.

Uscito dal Duomo, mi godo ancora il bel centro storico senza una meta precisa ma lasciandomi guidare dalla curiosità e dagli innumerevoli negozi e locali.

Pur non essendo una città famosissima, se capitate da quelle parti, mi sento di consigliare una puntatina a Paderborn.
Un caro saluto.
giovedì 15 ottobre 2009
La Grotta Gigante si rifà il trucco
Della Grotta Gigante e delle sue dimensioni da Guinnes dei Primati ho già parlato in un precedente post.
Ora invece intendo informare i lettori che sabato prossimo, 17 ottobre, entrerà in funzione il nuovo impianto elettrico. Costato 690 mila Euro, consentirà al pubblico di ammirare lati finora nascosti; un sapiente studio dei rilievi ha fatto si che le nuove luci risaltino gli aspetti scenografici dell'immensa cavità. Si è lavorato anche sulla temperatura di colore dell'illuminazione che adesso è simile a quella della luce solare e che rende quindi questo incomparabile spettacolo più naturale e valorizzando le innumerevoli concrezioni in maniera superba.
Pensate che la prima illuminazione della grotta fu allestita nel 1908 ed ebbe una durata di sole tre ore.

Si è provveduto anche alla sicurezza dei visitatori dotando l'intero percorso di luci segnapassi che restano accese anche in caso di black-out.
I responsabili della Società Alpina delle Giulie, proprietaria della Grotta, assicurano che sarà un'esperienza entusiasmante anche per chi la grotta l'avesse già visitata.
Per orari e modalità di accesso visitate il sito ufficiale.
Vi rimando ad un prossimo post nel quale descriverò la discesa nelle viscere della "Gigante".
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lunedì 12 ottobre 2009
Le fave triestine
La mia amica Benvenuta che gestisce l'enoteca Dawit a Tarvisio ha parlato sul suo blog dell'arrivo delle fave triestine nel suo locale.
In effetti è proprio questo il periodo in cui, terminate le giornate calde, pasticcerie e forni realizzano questi piccoli capolavori dell'arte dolciaria giuliana. Mi sono detto allora perché non parlarne più diffusamente e magari fornire una ricettina per chi volesse cimentarsi nella loro realizzazione.
Non è difficile gironzolare per le vie di Trieste e percepire, nell'aria oramai fresca, il dolce profumo delle fave appena sfornate dai sentori intensi di mandorle, vaniglia, rosa, cacao e rhum.
Se non resistete al loro profumo vedrete che questi piccoli dolci sono uno spettacolo anche per la vista. Si presentano sotto forma di palline vagamente tondeggianti, leggermente ruvide al tatto, con evidenti screpolature sulla superficie. Sono colorate in tinte pastello: marroni, bianche/crema e rosa. La loro consistenza deve essere friabile e secca ma non dura e devono sciogliersi in bocca.
Un tempo le fave non si mangiavano fino al giorno di Ognissanti dopo aver fatto visita ai defunti. Solo allora i bimbi, che all'epoca non erano corrotti da console e Mc Donald's, potevano farne scorpacciate.
Di seguito vi riporto la ricetta tradizionale... fatemi sapere.
Ingredienti: mandorle bianche pelate italiane o spagnole (250 g.), zucchero (240 g.), farina 00 (120 g.), albumi d'uovo (3), rosolio bianco (50 cl.), alchermes (50 cl.), cacao amaro in polvere (3 cucchiai), acqua di rose (2 cucchiai), vanillina (1 bustina).
Preparazione: distribuite su una placca le mandorle e fatele tostare in forno a 180° senza farle diventare troppo scure (devono solo asciugarsi).
Toglietele dal forno e, una volta raffreddate, tritatele molto finemente. Montate a neve gli albumi, aggiungete la farina poco a poco, lo zucchero e le mandorle tritate cercando di non smontare la neve. Dividete il composto in tre parti; alla prima aggiungeteci il cacao e un pizzico di vaniglia, alla seconda la vaniglia restante ed il rosolo e alla terza l'acqua di rose e l'alchermes.
Fate delle palline grosse come una ciliegia e mettetele su una placca coperta da carta da forno. Inseritele nel forno già caldo a non più di 100° e fatele rassodare. Tiratele fuori quando saranno asciutte.
Devo dire che, comunque, quelle acquistate sono davvero eccellenti e risparmiano la fatica della preparazione.
Le fave possono essere gustate così come sono oppure accompagnate da the, vini liquorosi o vin santo.
Un caro saluto.
domenica 11 ottobre 2009
Il castello Orsini-Odescalchi di Bracciano

Recentemente sono tornato a Bracciano da cui mancavo da oltre venticinque anni. Ho avuto la fortuna di alloggiare in una camera con una splendida vista sul borgo medievale, sul suo bellissimo castello e sul lago vulcanico che prende il nome della cittadina laziale.

Ricordo che nel mio precedente soggiorno, al termine di un percorso di formazione piuttosto impegnativo, insieme ai compagni di quella avventura, noleggiammo il castello per una festa che ancora ricordo perfettamente.
Il Castello di Bracciano, situato sulle sponde dell'omonimo lago, è una splendida dimora feudale costruita negli anni che vanno dal 1470 al 1481 da Napoleone Orsini; è un gioiello dell'arte militare del XV secolo, appartenente al periodo di transizione tra la fortezza medioevale e gli austeri palazzi baronali. Nel tempo il castello è stato più volte oggetto di dispute tra le nobili famiglie romane, ed è passato sotto il controllo degli Odescalchi, degli Orsini, dei Torlonia, per poi tornare nuovamente agli Odescalchi. Numerosi i personaggi illustri ospitati nella dimora, tra gli altri anche Carlo VIII re Francia nel 1494 in marcia su Roma. Tale episodio comportò la scomunica che il Papa Alessandro VI Borgia impartì alla famiglia degli Orsini.
Il castello attualmente si presenta con forti mura in tufo e selci con due ordini di finestre crociate, fiancheggiate da sei robuste torri mentre sul lato meridionale troviamo un terzo ordine di finestre rettangolari.

In basso un cordone in aggetto delimita tutt'intorno le scarpate e in alto il castello è coronato da eleganti merli. Nel suo interno incorpora importanti resti della originaria rocca dei Vico.

Due robuste cinte di mura di forma irregolare circondano il castello.
Oggi il Castello di Bracciano è museo storico ma viene anche utilizzato come sede di convention ed eventi.
L'interno del castello presenta numerose sale: da quella che nel 1478 ospitò papa Sisto IV, in fuga dalla peste che affliggeva Roma, alla sala del Pisanello così chiamata per la presenza di dipinti simili allo stile dell'omonimo pittore.

Affreschi simili si ripetono nella sala di Ercole al piano superiore; in questa e nella successiva sala si conserva la collezione di armi della famiglia Odescalchi con esemplari che partono dal XIV sec.

Una curiosità: tra le armi sono custodite le "Misericordie", degli stiletti che servivano a dare il colpo di grazia al nemico senza farlo soffrire troppo... un atto di genuina umanità.
Molto bella è la passeggiata sui camminamenti di ronda con belle prospettive sul sottostante lago.

Ovviamente non potevano mancare leggende attorno a questo maniero.
Isabella de Medici, moglie di Paolo Giordano Orsini, riceveva i suoi numerosi amanti nella "Camera Rossa"; la mattina gli sventurati venivano fatti uscire attraverso un corridoio buio che nascondeva una buca in cui erano collocate lame affilatissime che, assieme alla calce viva sul fondo, cancellavano ogni traccia dell'adulterio. Paolo venne comunque a conoscenza delle abitudini poco "decorose" della moglie e l'avrebbe uccisa strangolandola con un nastro di seta (raffinato!). Più di qualcuno giura che il fantasma di Isabella si aggiri di tanto in tanto sulle rive del lago.
Ulteriori notizie, informazioni sugli orari di apertura e iniziative varie le potete trovare sul sito ufficiale del castello.

Un caro saluto.
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