Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

venerdì 7 agosto 2009

Tribulaun - Rifugio Calciati


Una delle escursioni classiche che Daniele propone ogni anno è la salita al Rifugio Calciati al Tribulaun.
Non è uno scherzo salire fin lassù ma lo spettacolo delle impressionanti bastionate dolomitiche che sovrastano la conca nel quale sorge il rifugio valgono la fatica dei mille metri di dislivello da superare.
Il massiccio del Tribulaun è formato da tre bellissime cime nelle Alpi dello Stubai: queste tre cime imponenti si trovano lungo il confine tra l’Italia e l’Austria, caratterizzate da grandi fessure e roccie calcaree: il Tribulaun di Fleres (3.079 metri s.l.m.), di Gschnitzer (2.946 m.s.l.m.) e di Obernberg (2.780 m.s.l.m.).
Il percorso che porta sulla cima è indicato con il III grado di difficoltà. La salita in se stessa però non presenta difficoltà eccessive, ma dato che la roccia è molto friabile, il percorso comporta una particolare prudenza. È necessario quindi munirsi dell’attrezzatura adeguata.
Noi, più modestamente, ci "accontentiamo" di arrivare al Rifugio.
Partiamo di buon mattino. Il tempo promette bene. Da Colle Isarco prendiamo la strada che si inoltra nella splendida Val di Fleres; la percorriamo interamente (9 km). Arrivati all’abitato di S. Antonio prendiamo la strada sulla sinistra verso Sasso. Prestare attenzione perchè questa strada presenta un divieto di accesso dopo le 10 per evitare che il parcheggio che si trova alla sua estremità si intasi. Proseguiamo fino al ponte che porta agli ultimi Masi. Prima del ponte, svoltiamo a sinistra e prendiamo lo sterrata che porta al parcheggio dove è possibile lasciare la macchina.
Da qui parte il sentiero nr. 8 che risulta essere il percorso più semplice per salire al Calciati.
Si entra dapprima in un fitto bosco e si prosegue fino ad un bivio. Il nostro sentiero prosegue a destra mentre quello di sinistra (contrassegnato con il segnavia nr. 6) porta dapprima a Malga Buoi ed in seguito al Rifugio Cremona.
La presenza di molti alberi abbattuti sta ad indicare le numerose slavine che sono piombate a valle travolgendo quello che incontravano lungo il loro cammino; quest'anno abbiamo avuto un inverno particolarmente lungo e ricco di nevicate. Proprio una di queste slavine ha danneggiato il sentiero
che passava nei pressi di una bella cascata;
ora troviamo una tabella che indica una deviazione che evitando un tornante sale molto ripida per ricongiungersi al sentiero originale un centinaio di metri più in quota. Questa deviazione ha spezzato le gambe un pò a tutti (tranne che a Daniele). Quasi sicuramente, nel momento in cui scrivo queste note, il sentiero è stato ripristinato.
Breve sosta per tirare il fiato e riprendiamo la marcia. Siamo oramai fuori dal bosco. Il panorama si allarga. Il sole, ora gagliardo, ci fa sudare. Altra breve sosta ad una panchina con un vicino Crocifisso. Da qui si domina l'intera Val di Fleres.
Approfittando del campo ancora presente, un'ultima telefonata per condividere con una persona cara impressioni e sensazioni che solo queste montagne sanno dare.
Man mano che saliamo il paesaggio diventa più severo e affascinante.
Qualcuno del gruppo, con il quale sono salito, fatica ad avanzare; il sentiero è in discreta pendenza e non sempre agevole. Ricordo che anche io tre anni fa ebbi parecchie difficoltà nel salire; evidentemente è una questione di forma fisica e non di età.
Quando percepiamo un allentamento della pendenza del percorso è segno che ci stiamo approssimando al rifugio. Il sentiero ora corre non più in posizione panoramica ma incassato in una specie di valletta.
Sulla destra le imponenti pareti verticali del Tribulaun.
Qua e là chiazze di candida neve e, nascoste da qualche parte, le marmotte fischiano allarmate dalla nostra presenza.
Finalmente avvistiamo il Calciati!
Adagiato su un pianoro è una visione piacevole
soprattutto in prospettiva del pensiero di sedersi ad un tavolo e divorare una delle leccornie che i gestori sanno preparare per gli errabondi che decidono di salire fin quassù.
Poche centinaia di metri e siamo giunti alla meta.
Abbiamo superato un dislivello di poco meno di mille metri in due ore e quaranta. Un rapido cambio di T-shirt e il gruppo si ricompone ai tavoli all'aperto.
Ci troviamo in una conca modellata dall’azione glaciale sul versante sinistro della Val di Fleres,
dominato dalla bellissima guglia conica della Cappa D’Oro (2774 m) e, più a ovest, dalla Parete Bianca (3016 m.), che sembra proprio un cappuccio bianco di neve appoggiato sopra le rocce brune sottostanti.
Dal rifugio non si gode la vista su tutta la Val di Fleres, come dal Rifugio Cremona, ma l’imponente scenario delle ripide pareti dolomitiche è uno spettacolo impagabile.
Al centro della conca scavata da un antico circo glaciale, la cui azione è riconoscibile nelle roccie allisciate e arrotondate che la circondano, si trova il suggestivo laghetto di Sanes (Sandsee),


con al centro un isolotto; esso è stato formato dai detriti che d’inverno cadono sulla neve dalle falde rocciose soprastanti e che vengono trasportati dal ghiaccio fino al centro del laghetto.
In questo bellissimo sito fu costruito il Rifugio Tribulaun (2369 m.)
dalla Sezione del Ö.A.V. di Magdeburgo nel 1892, che già aveva aperto all’alpinismo la valle di Fleres con la costruzione, qualche anno prima della Magdeburger Hütte (Rifugio Cremona). I successivi sviluppi della storia di questo ricovero li potete trovare qui.
Finalmente riposati e rilassati possiamo ordinare, senza eccessivi scrupoli, piatti di canederli con goulash
e mezzelune agli spinaci
per non parlare dello strudel e delle crostate deliziose. La birra fredda scorre giù che è un piacere. La compagnia è piacevole e l'ambiente circostante maestoso.
Terminato lo "spuntino" ci aggiriamo nei dintorni del rifugio
per catturare alcune istantanee e fermare in qualche megapixel la magia di questo momento.
Una foto di gruppo
ed è già ora di ritornare a valle e di lasciare questo autentico paradiso naturale.
Per alcune fotografie che corredano questo post ringrazio Daniele Cecco.

5 commenti:

benvenuta ha detto...

Che bel posto. Certo che con questo post ci hai praticamente condotto per mano fin lì. Complimenti!

Trekker ha detto...

Grazie. Alla prossima.

Anonimo ha detto...

ciao, io sono nato a vipiteno. in 2007 sono stato al rifugio pero usando il sentiero numbero 7. mi ero sbagliato :)
ciao dall'australia.
Valerio

Anonimo ha detto...

il mio posto preferito del mondo, grazie per le foto
valerio

Trekker ha detto...

Ciao Valerio,
grazie per la visita!!