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Lettori fissi

Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

lunedì 3 agosto 2020

Rifugio Antelao

In questa estate, così fortemente influenzata dal Covid 19, le nostre montagne, soprattutto le Dolomiti,  sono state letteralmente prese d'assalto da frotte di turisti come non mai. Ci sono alcune zone che, per celebrità e facilità di accesso, sono diventate quasi off-limits per gli amanti della tranquillità e della fatica.
Per fortuna ci sono tanti luoghi ancora non scoperti dalle masse ove è possibile camminare per ore senza incontrare anima viva anche in piena estate.
Nel territorio di Pieve di Cadore c'è il Rifugio Antelao, posto ai piedi dell'omonimo monte, che non gode della fama di altri rifugi più rinomati ma che per me rappresenta una forte attrattiva essendo stato il primo rifugio che ho raggiunto da quando ho spostato il mio campo base in Cadore.
Insieme alla mia compagna, di buon mattino, mi dirigo in auto verso la parte alta della graziosa frazione di Pozzale di Cadore e, seguendo le indicazioni in loco, giungo ad un bivio.
Entrambe le strade portano alla nostra meta; noi prenderemo il sentiero di sinistra che risalirà il Monte Tranego sul pendio meridionale con vista sul Centro Cadore. Volendo si può lasciare l'auto sul sentiero di destra che presenta alcune aree adibite a parcheggio e ritornare brevemente sui propri passi. Noi decidiamo di fare un breve tratto del sentiero di sinistra con l'auto per accorciare il percorso dal momento che sarà una giornata molto calda. In breve l'asfalto lascia il posto ad una antica strada militare sterrata; attenzione, il percorso è stretto e non sempre agevole e può presentare seri problemi se si dovesse avere la sfortuna di incrociare altri veicoli in senso opposto. Non percorretelo se non avete un fuoristrada e la padronanza del veicolo.
Saliamo per una decina di minuti fino alla prima baita che incontriamo dove ripariamo il nostro 4x4 sotto alcuni abeti. Siamo a quota 1354 mt.
Il panorama si fa subito interessante con splendidi scorci sul Lago di Centro Cadore ancora immerso nelle fresche ombre del mattino.
Ci mettiamo in cammino.
La strada procede in salita con pendenza costante e non eccessiva. Man mano che saliamo il panorama si fa più ampio; verso sud si stagliano le creste degli Spalti di Toro ma il controluce ci impedisce di fare foto soddisfacenti pertanto ci ripromettiamo di farne al ritorno.
Il caldo comincia a farsi sentire; incontriamo una simpatica e curata baita.
Ci fermiamo per una pausa e qualche foto.
Anche le stelle alpine contribuiscono a dare magia all'ambiente.
Riprendiamo il cammino; il percorso è allietato dalla presenza allegra di farfalle variopinte che volano di fiore in fiore. Una di queste si posa su Elena e sembra non volerla abbandonare.
Continuiamo a salire e arriviamo fino alla cima del Monte Tranego a quota 1.849 mt.
Qui è un vero paradiso: la mole granitica dell'Antelao si staglia improvvisamente contro il cielo di un azzurro intenso e appena interrotto da candide e rade nuvole.
Poco oltre si intravede l'inconfondibile sagoma del Pelmo.
La presenza di un'altra baita circondata da un prato curatissimo ci invoglia a fermarci per riprendere fiato e godere di questo luogo incantato.
Siamo in completa solitudine;
un vero lusso in questa stagione.
Ci concediamo attimi di intensa serenità.
Come se non bastasse alle spalle della baita abbiamo un fantastico colpo d'occhio sulle Marmarole.
Impossibile non restare a bocca aperta.
Riprendiamo a malincuore il cammino;
ora il sentiero scende.
Continuiamo ad essere circondati da silenzio e farfalle.
Dopo un quarto d'ora arriviamo alla Forcella Antracisa a quota 1693 metri;
posto molto carino.
Sulla destra sorge la Capanna Tita Pancera del CAI di Pieve di Cadore con un'area esterna in legno che offre un bel panorama sulle Marmarole.
Nei pressi c'è una bella fontana che rappresenta l'unica possibilità di rifornimento in questo percorso, oltre al rifugio naturalmente. Qui incontriamo la prima coppia di escursionisti della giornata che ha la stessa nostra meta.
Riprendiamo rapidamente il percorso e ricominciamo a salire il sentiero n. 250 sul versante nord del Colle di San Dioniso;
ora il caldo è davvero intenso e fatichiamo non poco anche se la salita non presenta particolari pendenze. Finalmente, dopo un'ampia curva intravediamo la nostra meta che giace sulla panoramica Sella Pradonego a quota 1.792 metri.
Raggiungiamo il rifugio in breve.
Di proprietà del CAI di Treviso, questo rifugio fu voluto e costruito nel 1948 dalla scrittrice e alpinista Alma Bevilacqua per valorizzare una zona dolomitica poco nota, da lei apprezzata e amata durante la lotta partigiana. L'edificio, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento del 2001 costituisce un meraviglioso punto di passaggio tra il Cadore e la Val Boite lungo un percorso che passa ad oriente del monte da cui prende il nome. E' in grado di ospitare fino a 24 ospiti per la notte.
Per  ulteriori informazioni sul rifugio clicca qui.
Dopo aver gironzolato attorno al rifugio per tirare un pò il fiato, la fame si fa sentire.
Ci cambiamo le magliette e ci sediamo comodamente all'esterno del rifugio.
Attorno a noi ci sono avvisi che richiamano l'attenzione sulle norme anti contagio; il gestore ci chiede le generalità come previsto dalle normative vigenti.
Il menù è da tipico rifugio di montagna: piatti semplici e abbondanti. Io ho preso una pasta Antelao,
pastin con polenta e una ricotta fresca affogata in un mare di frutti di bosco.
Non c'è niente di più bello che mangiare mentre si gode di un panorama naturale con una luce e dei colori meravigliosi.
Mentre mangiamo arrivano altri escursionisti, non più di una quindicina, per fortuna tutti educati e che non hanno guastato la magia del posto.
Non vorrei andare più via ma Elena mi richiama all'ordine e pertanto a malincuore riprendiamo la via del ritorno percorrendo lo stesso itinerario dell'andata.
A Forcella Antracisa ci fermiamo per fare l'ultimo rifornimento di acqua.
Devo dire che da qui, per salire sul Tranego ho sofferto tremendamente il caldo giacché il sentiero è completamente esposto al sole.
Come all'andata ci fermiamo alla baita di quota 1.849 metri per bere e riposarci.
Riprendiamo il cammino, questa volta definitivamente in discesa.
Adesso, con il cambiare delle condizioni di luce, il panorama sul centro Cadore è da cartolina e ad ogni tornante muta splendidamente.
Qualche fastidio alle caviglie per la presenza di molti sassi sul sentiero ma per fortuna arriviamo senza problemi all'auto.
Il tratto percorso rappresenta la parte iniziale (o finale) dell'alta via delle Dolomiti n. 4 (da San Candido a Pieve di Cadore) e dell'alta via delle Dolomiti n. 5 (da Sesto Pusteria a Pieve di Cadore). Il dislivello complessivo è stato di 750 metri.
Abbiamo passato in quota una giornata meravigliosa. A parte gli escursionisti trovati al rifugio, abbiamo percorso i sentieri (pulitissimi) in magnifica solitudine... cosa volere di più in piena estate?
Un caro saluto.



martedì 28 luglio 2020

Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore

A Pieve di Cadore, nella centrale Piazza Tiziano, spicca la mole cinquecentesca  del Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore che, da sempre, accoglie nei suoi storici spazi i rappresentanti dei ventidue comuni cadorini che compongono la Comunità stessa.
Un'istituzione risalente al XIV secolo, dotata di propri statuti e di un'autonomia amministrativa conservata fino all'epoca napoleonica e ricostituita poi nel 1875 come ente morale (configurazione che conserva tuttora) con il fine di custodire e valorizzare la storia antica e moderna del Cadore.
Il Consiglio Generale della Magnifica Comunità del Cadore nel 1444 prese la decisione di edificare un primo edificio: una cancelleria che avrebbe custodito gli atti amministrativi, politici e giudiziari, dotandola anche di un campanile. 
Al termine dei lavori, nel 1492, l'edificio era dotato di una sala per le adunanze del Consiglio e di un fondaco per il deposito delle granaglie destinato ai bisogni alimentari della popolazione. In seguito si diede luogo a varie fasi di restauro a seguito di vicende che interessarono la struttura: dopo i danneggiamenti seguiti alle guerre cambraiche, nel 1588 un pauroso incendio aggredì l'edificio ma si riuscì a salvare l'archivio e poco dopo, nell'inverno del 1599, la facciata franò letteralmente sulla piazza a causa del peso di una copiosa nevicata. Nel 1683 il palazzo fu interessato alla costruzione del carcere giudiziario approvato dal governo della Serenissima;  alla base della torre civica furono ricavate delle lugubri celle, oggi visitabili, che ospitarono i reclusi in attesa di giudizio da parte dal Consolato del Cadore (organo di giudizio che aveva sede nel palazzo); in seguito furono usate dagli occupanti francesi seguiti dagli Austriaci e, infine, durante la Prima Guerra Mondiale, dal Tribunale di Guerra Italiano che emise anche delle condanne alla pena capitale. Attualmente parte dell'area è stata riqualificata e ospita un book shop e il Gran Caffè Tiziano (oggi chiuso in attesa di un gestore), annoverato oggi tra i locali storici del Veneto.
Al primo piano colpisce, per imponenza e solennità, la sala consiliare;
calda e accogliente, ospita alcune opere d'arte di pregio come la Dedizione del Cadore a Venezia di Cesare Vecellio
e la Madonna con Bambino, San Marco e le allegorie della Fede e della Fortezza di Marco Vecellio,
a testimonianza della fervore artistico della bottega fondata dal Maestro Tiziano.
Particolarmente pregevoli sono alcuni soffitti a cassettoni: il più antico nella sala della Presidenza, ornato da motivi vegetali, presenta al centro l'antico stemma della Comunità; 
il secondo, nell'ufficio di Segreteria, realizzato tra il 1862 e il 1864 dal maestro intagliatore zoldano Valentino Panciera Besarel, rappresenta l'unità politica, spirituale e culturale del Cadore. Colpisce la magnificenza dei fregi alle pareti, dove sono rappresentati personaggi illustri del Cadore dei tempi passati in 34 nicchie.
Nella sede dell'Ente sono inoltre presenti: un  cospicuo archivio (atti e pergamene dal XIII al XIX secolo), una biblioteca moderna che raccoglie studi e ricerche sulla storia del Cadore, nonché una biblioteca specialistica dedicata a Tiziano Vecellio.
Visitabile dal 20 giugno al 10 settembre dal lunedì al sabato dalle ore 9,30 alle 12,30 e dalle 15,00 alle 18,00 (in agosto è aperto anche la domenica); nel restante periodo dell'anno da lunedì a sabato dalle ore 9,30 alle 12,30.
Al secondo piano dello stesso edificio troviamo il MARC (Museo Archeologico Cadorino "Enrico De Lotto") che conserva testimonianze di un importante centro di culto "terapeutico" legato alle acque della vicina Lagole e praticato sin dal VI secolo a.C. 
La documentazione epigrafica della lingua venetica in esso costituita è seconda per importanza solo a quella di Este (PD). Visitabile dal 1 aprile al 30 giugno e dal 16 settembre al 15 ottobre, dal lunedì al sabato dalle ore 10,00 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30; dal 1 luglio al 15 settembre e la settimana di Natale, tutti i giorni dalle 10,00 alle 12,30 e dalle 16,00 alle 19,00. Nel restante periodo dell'anno la visita è possibile su prenotazione.
Un caro saluto.