Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

lunedì 5 ottobre 2009

Pompei

La mattina del 24 agosto del 79 d.C., un boato scosse il Vesuvio. Dal vulcano una nube di gas e pomici si proiettò in alto, simile ad un pino marittimo oscurando il cielo.
Una pioggia di lapilli ricoprì Pompei e continuò a cadere sulla città fino al giorno dopo facendo crollare i tetti e mietendo le prime vittime. I Pompeiani tentarono di ripararsi nelle case o riposero le ultime speranze nella fuga correndo precipitosamente sulle pomici che si andavano accumulando formando uno strato oramai alto più di due metri. In questo scenario già drammatico, alle 7,30 del 25 agosto, una rovente nube piroplastica si abbatté sulla città morente infilandosi dappertutto e uccidendo all'istante tutti coloro che incontrava sul suo fulmineo percorso di morte.
Una pioggia di cenere finissima, depositata per uno spessore di circa 6 metri, aderì alle forme dei corpi e alle pieghe delle vesti e avvolse ogni cosa. E quando, dopo due giorni, la furia degli eventi si placò, l'intera area aveva cambiato aspetto. Una coltre bianca avvolgeva tutto; il Sarno non scorreva più nel suo letto invaso da detriti lapidei, la costa sommersa dal materiale eruttato dal Vesuvio, aveva guadagnato spazio ai danni del mare. Per lungo tempo, in questa zona devastata, la presenza umana fu rara e marginale anche se nel 120 d.C. l'Imperatore Adriano fece ripristinare l'assetto viario.
Pompei, insieme alla vicina Ercolano fu dimenticata per lungo tempo.
Negli anni che vanno dal 1594 al 1600 l'architetto Giovanni Fontana scavò un canale per portare le acque del Sarno alle fabbriche d'armi di Torre Annunziata;
durante questi lavori, apparvero per la prima volta le rovine di Pompei non ancora identificata come tale.
Gli scavi veri e propri ebbero inizio nel 1748, durante il regno di Carlo di Borbone, ma fu solo qualche anno dopo che questo sito venne identificato come la romana Pompei.
Il 20 settembre del 2009 Trekker visita finalmente questi meravigliosi scavi colmando una lacuna che si portava dietro da molti anni.
Scherzi a parte, l'antica Pompei è un sito perfettamente conservato dove è possibile farsi un'idea precisa di quella che era la vita nelle città che gravitavano nell'orbita di Roma nel 1° Sec. d.C.
Gli scavi sono veramente vasti e di conseguenza c'è la possibilità di accedere da numerosi ingressi. Io entro da quello di Piazza Anfiteatro,
nel centro della moderna città è il più vicino alla stazione della Circumvesuviana e alla basilica.
Alla biglietteria sgancio 11 Euro e finalmente accedo agli scavi; mi danno una pianta degli scavi (che potete scaricare qui) e inizio la visita. La giornata è calda già dal primo mattino. Mi appresto a gironzolare tra le antiche abitazioni senza un particolare criterio.
Mi dirigo a sinistra dell'ingresso dove si trova la necropoli di Porta Nocera
con una serie di belle tombe
e sepolcri.
Una strada lastricata conduce alla Porta di Nocera
e immette nel tessuto urbano.
Superata la porta, sulla destra si apre la Casa del Giardino di Ercole; da rilievi archeologici effettuati in questa casa, si è arrivati a concludere che il giardino dell'edificio era utilizzato per la produzione di profumi: la coltivazione di rose, mirto, viole e gigli forniva le essenze che venivano messe a macerare nell'olio di oliva ricavato da alcuni alberi piantati nel giardino insieme alle viti che ombreggiavano il triclinio.
Attualmente in questo giardino vengono coltivate anche le specie più comuni che nell'antichità venivano impiegate per la produzione di unguenti e profumi. D'ora in avanti troveremo, in moltissime abitazioni, splendidi giardini riportati al loro antico splendore piantando le stesse essenze rinvenute sul posto. Ritornando alla Casa del Giardino di Ercole, attorno al cuore verde della struttura troviamo i primi ambienti affrescati con colori caldi tra i quali spicca il rosso pompeiano.
E' incredibile come si siano conservati i colori dopo tanto tempo.
Ritornando sulla Via di Nocera e voltando a sinistra su Via della Palestra e poi ancora a sinistra si arriva al Giardino dei Fuggiaschi; pur non essendo uno dei posti più interessanti dell'intero sito, è uno dei più visitati per la presenza di impressionanti calchi di sventurati che non riuscirono a sfuggire alla morte; il giardino è un ampio spazio coltivato a vigneto, che si apre sull'incombente massa del vulcano.
Il 5 febbraio del 1863, mentre si sgombrava un vicolo, Giuseppe Fiorelli, il direttore degli scavi, venne avvertito dagli operai che avevano incontrato una cavità in fondo alla quale si scorgevano delle ossa. Ispirato da una fulminea intuizione, il Fiorelli sospese i lavori e fece stemperare del gesso che venne versato in quelle cavità e in altre due vicine. Dopo aver atteso che il gesso fosse asciutto, venne tolta con precauzione la crosta di pomici e di ceneri indurite. Eliminati questi involucri vennero fuori quattro figure umane.
Grazie a questa tecnica oggi possiamo scorgere le espressioni dei volti, le pieghe dei vestiti, le posizioni contorte in cui vennero sorpresi i Pompeiani dalla furia del Vesuvio.
Il metodo si applica ai corpi sommersi, nella fase eruttiva finale, dalla pioggia di cenere che, col tempo, solidificandosi ne ha preso la forma e, dopo la loro naturale decomposizione, ha creato nel terreno una cavità con la loro impronta.
Uscito con un pò di angoscia da questo giardino raggiungo un punto dominante, alle spalle del giardino stesso, che offre una bella prospettiva sulla Pompei antica e sul Vesuvio.
L'immagine di pace e serenità contrasta fortemente con quello che è accaduto qui 2000 anni fa.
Ritornato sulla via di Nocera
mi dirigo versi quella che era la via commerciale
con numerose botteghe
affacciate su Via dell'Abbondanza.
La via è tutto un susseguirsi di edifici commerciali
e splendide residenze
con freschi e ombreggiati cortili interni
dagli interni sfarzosamente affrescati,
fonti
e giardini
che danno idea della ricchezza di questa città.
La Via dell'Abbondanza presenta sul suo selciato ancora i segni del passaggio dei carri e ogni tanto è interrotta da grosse pietre squadrate che consentivano agli abitanti di passare da un marciapiedi all'altro senza scendervi... una sorta di striscia zebrata dell'antichità.
La strada si dirige verso il Foro ma prima di arrivare in questo ampio spiazzo, dopo le Terme Stabiane,
una indicazione sulla destra mi conduce, attraverso un vicoletto, all'edificio più visitato dell'intero complesso: il celebre lupanare (beh si sa... la morbosità ha sempre il sopravvento su tutto il resto).
Lupo in latino significa prostituta; questo edificio è il meglio organizzato dei numerosi bordelli di Pompei, l'unico sorto con questa specifica funzione; gli altri erano di una sola stanzetta o ricavati al piano superiore di una bottega. Al piano terra ci sono cinque stanze minuscole ed una latrina e altre cinque stanze sono al piano superiore. I letti in muratura erano coperti da un materasso.
Sulle pareti sono stati affrescati dei piccoli quadri
raffiguranti le diverse posizioni da assumere nei giochi di accoppiamento che farebbero impallidire il Kamasutra illustrato.
Le prostitute erano schiave per lo più greche o orientali. Il prezzo andava dai 2 agli 8 assi (una porzione di vino ne costava uno).
Dopo essere uscito da questo affollatissimo edificio mi dirigo verso il foro.
Questa ampia piazza si sviluppò sul sito di un precedente mercato presannitico e divenne in breve il centro religioso, politico e commerciale della città. La piazza rettangolare (143 x 38 mt.) è occupata sul fondo dai resti del grande Tempio di Giove
e presentava sui due lati lunghi archi onorari e fontane. L'antica pavimentazione a grandi lastre di travertino fu saccheggiata dopo l'eruzione assieme alle statue dedicate a personaggi imperiali.
Sul lato destro del foro si sviluppano importanti edifici quali quello di Eumachia,
il Tempio di Vespasiano,
il Santuario dei Lari Pubblici e il Macellum.
In quest'ultimo edificio sono conservati altri due impressionanti calchi in gesso
di povere vittime del vulcano
custodite in teche di vetro.
Dalla parte opposta del foro troviamo il recinto che chiude il Tempio di Apollo
molto più antico del vicino Tempio di Giove.
Alle spalle del Tempio di Giove si sviluppano le Terme del Foro.
Da qui prendo per la Via Consolare fiancheggiata da sepolcri di Pompeiani famosi
diretto alla Villa dei Misteri.
Da quest'edificio, una volta, era possibile godere di una bella vista sul golfo di Napoli. Il primo impianto risale al II sec. a.C. ma fu successivamente ampliato e rimaneggiato.
Agli inizi del I sec. a.C. la si decorò secondo la moda del tempo dipingendo nel salone un maestoso fregio con figure a grandezza naturale (megalografia)
con le scene di iniziazione di una fanciulla ai misteri del matrimonio secondo i precetti del culto di Dioniso.
Mi viene da fare una battuta sui misteri del matrimonio che ancora non sono stati risolti da allora;
in tutti i modi procedo nella visita di questa bella e articolata costruzione
che nel 62 d.C., a seguito di un violento terremoto, venne adibita esclusivamente alla produzione ed allo smercio del vino.
Ritornato sui miei passi, prendo la Passeggiata Fuori le Mura che da posizione elevata offre scorci suggestivi su Pompei antica e moderna. Inizialmente la passeggiata domina la Via Consolare percorsa in precedenza,
poi lambendo alcune torri di difesa
si allarga verso nord.
Arrivato all'altezza di Via del Vesuvio, lascio la passeggiata e mi dirigo nuovamente verso il centro passando davanti alla Casa dell'Ara Massima prima
e le Terme Centrali poi.
Arrivato all'incrocio con Via dell'Abbondanza ritorno verso il Foro per superarlo e visitare la Basilica
e lo spiazzo antistante.
Uscito dal recinto della Basilica una rapida puntata verso la Porta Marina che segna uno degli ingressi al sito archeologico.
Ritornato sui miei passi, ripasso per il foro dove scatto ancora qualche foto
per dirigermi poi verso il complesso dei teatri.
Qui visito il piccolo Tempio di Iside
il Foro Triangolare e il Teatro Piccolo (Odeon)
mentre non è possibile visitare il Teatro Grande chiuso per lavori. Tutto il complesso è preceduto dal Quadriportico dei Teatri.
Ripercorro Via dell'Abbondanza in senso opposto rispetto a prima per andare a visitare la casa di Octavius Quartio.
Questa residenza è celebre per la bellezza e l'ampiezza dei suoi giardini piantumati con le stesse essenze che ne ornavano i viali nell'antichità.
Subito accanto c'è la Casa della Venere in Conchiglia;
Davvero notevoli sono gli affreschi che ne ornano le pareti interne.
E' tutto il giorno che sono agli scavi, il sole sta calando per cui mi affretto a visitare l'anfiteatro che è il più antico di quelli che conosciamo nel mondo romano.
L'edificio fu eretto in una zona periferica per evitare problemi di traffico in occasione degli spettacoli. Poteva contenere fino a 20.000 spettatori. Nell'arena si svolgevano le lotte dei gladiatori; una solenne cerimonia apriva i giochi. I lottatori indossavano pesanti armature da parata.
Con l'anfiteatro termino la visita a questo autentico scrigno dell'antichità. Purtroppo molte aree di Pompei sono chiuse al pubblico per lavori o per imprecisati motivi ma non ci sarebbe stato il tempo di visitare tutto in una sola giornata.
Non mi resta che il tempo per fare una rapida puntata alla Basilica Pontificia della Madonna del Rosario, uno dei maggiori centri di devozione mariana in Italia. Davvero uno splendido tempio.
Un caro saluto.

3 commenti:

Tanya ha detto...

Complimenti per il tuo reportage sugli scavi di Pompei e per le belle foto. Il tuo racconto della visita è molto esauriente e ci trasporta letteralmente tra le rovine, spero a breve di andarci di persona perchè è un luogo che mi ha sempre affascinato.

Trekker ha detto...

Tanya,
grazie per avermi citato nel tuo spazio di Trivago (http://www.trivago.it/pompei-45506/altri-siti-dinteresse/gli-scavi-140609/recensione-e565650) e grazie per gli apprezzamenti.
Torna a trovarmi.
Ciao ciao.

anna ha detto...

Leggendoti sembra di essere lì con te a visitare questo affascinante luogo, sia per il modo di descrivere che per la ricchezza dei particolari, ma anche e soprattutto per la tua capacita' di trasmettere le emozioni che si provano nel visitare questo luogo unico..complimenti! Non ho ancora visto gli scavi di Pompei ma lo faro' sicuramente.Grazie per l'emozione!