Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

mercoledì 25 giugno 2008

Fondazione Luchetta, Ota, D'Angelo, Hrovatin

Oggi ho voglia di parlarvi di una splendida realtà del mondo del volontariato. 
Lo scorso anno ero, per lavoro, in un paese del Medio Oriente martoriato da una lunga ed estenuante serie di conflitti e tensioni armate. Inutile dire che i bambini erano (lo sono ancora purtroppo), le prime vittime innocenti dell'incapacità di risolvere i problemi in modo civile da parte di noi adulti (?). 
Quando esplodono tali conflitti, la macchina dei soccorsi internazionali si mette in moto e così in quei paesi colpiti dalle guerre arrivano i vari operatori umanitari di Organizzazioni Governative e Non  Governative, di ONLUS e di associazioni varie.
Posso dire, con un certo orgoglio, che noi Italiani siamo sempre in prima linea quando si tratta di portare solidarietà anche se poi, sul campo, non tutto pare funzionare come dovrebbe.
Ebbene, in una situazione di grave crisi post-bellica, con gli apparati governativi locali in grande difficoltà, soprattutto per quanto riguarda il campo della sanità, ho avuto la fortuna di entrare in contatto con la "Fondazione Luchetta, Ota, D'Angelo, Hrovatin" ed in particolare con il Pediatra Dott. Andolina dell'Ospedale Infantile "Burlo Garofolo" di Trieste. Dopo poche parole scambiate al telefono con il medico, capisco di trovarmi di fronte una persona disponibile ed estremamente pragmatica. Intuendo che qualunque tipo di contributo poteva essere di estrema utilità per l'infanzia locale, Andolina non perde tempo, prende l'aereo e decide di passare le sue vacanze di Natale a curare i bambini musulmani. 
Ricordo il primo giorno del suo arrivo sotto una copiosa nevicata (piuttosto rara a quelle latitudini) e la competenza con cui ha operato girando per numerosi ambulatori più o meno diroccati; e ricordo anche che non si è presentato a mani vuote ma con denaro della Fondazione con il quale ha "saccheggiato" i medicinali pediatrici di alcune farmacie locali per rimpinguare gli armadietti quasi vuoti delle varie strutture sanitarie. Il Dott. Andolina si è poi affezionato a quel paese ed è tornato un paio di mesi dopo per ripetere l'esperienza. In quella circostanza ha anche individuato un ragazzo che presentava un piede maciullato da una cluster bomb e che aveva grossi problemi di deambulazione; la promessa di curarlo in Italia è stata la logica conseguenza di quell'incontro. Dopo il ritorno di Andolina a Trieste, mi sono interfacciato (non senza difficoltà) con le autorità locali e con l'Ambasciata Italiana (molto disponibili) per avere i visti consolari per il ragazzo e sua madre; in quella circostanza ho apprezzato molto l'abnegazione con la quale hanno lavorato i componenti del mio team (Pietro, Sax, Max, Nasser e Lino).
Messa a posto la burocrazia e le sue carte, quando sono rientrato in Patria insieme ai miei colleghi ho potuto portare con me il ragazzo che ho affidato alle cure del pediatra e della Fondazione. 
In seguito ho continuato a seguire la vicenda: madre e figlio sono stati ospitati da una struttura triestina  della Fondazione e le cure sono state somministrate dall'Ospedale Burlo Garofolo per circa due mesi.
Il ragazzo è rientrato nel suo paese di origine camminando con le proprie gambe senza più l'ausilio delle stampelle.
Vi ho raccontato tutto questo per "accendere la luce" su una organizzazione sana che funziona bene e che da lustro all'Italia. 
Nelle strutture della "Fondazione Luchetta, Ota, D'Angelo, Hrovatin" trovano ospitalità numerosi nuclei familiari con minori arrivati da paesi lontani e da situazioni drammatiche che vengono amorevolmente curati del tutto gratuitamente e che possono ritornare nei luoghi d'origine con il ricordo della generosità italiana scolpito nel cuore.
Al Presidente Enzo Angiolini, a Marino Andolina e Signora, al Consiglio di Amministrazione e a Mauro che gestisce il sito della Fondazione (messo tra i miei siti amici) va tutta la mia gratitudine con la speranza di poter condividere qualche altra avventura in futuro.

4 commenti:

Raffaele ha detto...

la tua "speranza di popolare questo spazio di qualcosa di sensato" diventa certezza giorno dopo giorno raggiungendo l'acme in questo articolo che molto dice ma molto di più fa capire del nostro impegno all'estero.
Andare per montagne vuol anche dire trovare l'Uomo che è in noi!
Bravo Trekker sono certo che ci racconterai tante altre interessanti storie.
Raffaele

trekker ha detto...

Grazie di cuore, hai proprio ragione per quanto riguarda la ricerca della propria identità.
Un abbraccio.

Mauro ha detto...

Carissimo Trekker
ricordo come fosse ieri il momento in cui hai condotto Hussein a Trieste per porre rimedio ai brutti problemi causatigli dalla cluster bomb.
Andolina ci aveva già parlato di te e di quanto si stava facendo il quel delicato periodo in Libano.
Ci aveva raccontato di quanti, insieme a te, si prodigavano per aiutare quelle popolazioni in balia di eventi bellici incontrollati.
Poi l'emozione conoscerti di persiona e di vederti tornare dalla tua famiglia, ma con l'occhio attento a quanto accadeva intorno al "tuo" ragazzo....
E' un onore per noi della Fondazione avere vicini amici come te ed il tuo team!
Con sincero affetto
Mauro

trekker ha detto...

Caro Mauro, l'onore è stato tutto nostro per aver avuto la possibilità di conoscere il vostro grande cuore. L'augurio che vi posso esprimere è quello di continuare su questa strada con la passione e la serenità che ho visto nei volontari che con voi collaborano.
Un abbraccione ai vostri piccoli pazienti.