Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

venerdì 11 novembre 2011

Tutta colpa degli Italiani!

Girando in lungo e in largo per il sud del Libano, spesso ho carpito tra la gente che frequentavo la frase "C'est la faute aux Italiens!" la cui traduzione è riportata nel titolo del presente post. 
I Libanesi la pronunciano spesso quando si trovano di fronte ad un problema di difficile soluzione a cui non sanno a chi far risalire la responsabilità (o non vogliono). La potremo paragonare al nostro "Tutta colpa del Governo" ma, mentre il nostro sfogo è immediatamente comprensibile, ho faticato non poco a capire cosa centrassimo noi Italiani con i tanti guai che affliggono il Libano, tanto più che siamo molto rispettati e amati nel paese dei Cedri. 
Il mio interprete Nasser mi disse una volta che la frase è legata ad un episodio della guerra avvenuto tra Italiani e Turchi in Tripolitania ma che nessuno oramai si poneva più queste curiosità. Gli Italiani vengono tirati in ballo senza troppi perchè, ma senza acredine e cattiveria.
Convinto che l'episodio che aveva originato questo singolare modo di dire fosse interessante, ho fatto alcune ricerche.
Siamo nel 1912, esattamente il mattino del 24 febbraio, di fronte alla città di Beirut due incrociatori corazzati italiani bloccano l'ingresso del porto. Si tratta delle unità "Garibaldi" 
e "Ferrucci" 
che, al termine di un inseguimento, avevano bloccato nel porto della capitale due navi della Marina Militare Turca: la cannoniera corazzata "Aunullah" e la torpediniera "Angora".
Il comandante italiano chiede perentoriamente al Wali (governatore ottomano della città) Hazem Bey la consegna, entro otto ore, delle due navi turche altrimenti sarebbero state cannoneggiate.
In breve il porto si affolla di curiosi che accorrono anche per solidarizzare con i marinai turchi.
Poco prima dello scadere dell'ultimatum, dalle due unità italiane partivano alcune raffiche di mitragliatrice per tentare di disperdere la folla al fine di ridurre al minimo eventuali perdite umane di civili.
Trascorse inutilmente le otto ore concesse ai Turchi, gli Italiani aprono il fuoco con le artiglierie colpendo ed affondando le due navi turche.
Il breve bombardamento italiano ha come inevitabile effetto collaterale il danneggiamento di importanti edifici adiacenti il porto: la Banca Ottomana, la Banca di Salonicco, i depositi doganali.
La confusione che si diffonde nella popolazione permette a molti musulmani di assalire una caserma e saccheggiarne l'armeria. Segue una sorta di ribellione con i rivoltosi che creano panico e danni: saccheggi di negozi ed abitazioni, aggressione agli Europei che hanno la sventura di trovarsi per strada. Oltre 40.000 abitanti fuggono verso il Monte Libano mentre gli stranieri trovano accoglienza negli edifici dell'Università Americana.
Solo con lo stato d'assedio, istituito dal Wali, la calma viene faticosamente imposta.
Al termine degli incidenti si contano 84 morti (4 stranieri) e altrettanti feriti.
Le autorità libano-ottomane, dopo la quantificazione dei danni, chiedono al Regno d'Italia il risarcimento in quanto era stata violata la neutralità della città. L'indennizzo arriva sul finire del 1914 ma viene trattenuto dal Wali; niente sarà corrisposto alle vittime dei danneggiamenti.
Chi conosce la storia del Libano, e del Medio Oriente in genere, sa che i segreti, grandi o piccoli che siano, non rimangono tali a lungo per cui la voce dell'indennizzo italiano si diffonde rapidamente tra la popolazione. Una delegazione di cittadini si presenta sotto il Serail (il palazzo del Governatore) per reclamare i dovuti risarcimenti. Il Wali nega di aver ricevuto alcun indennizzo pronunciando la frase oggetto del presente post e fa disperdere la folla con la violenza.
Ma non è finita qui. Pochi mesi dopo, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, a Beirut mancano all'improvviso e senza apparente motivo i generi di prima necessità a causa delle speculazioni condotte disinvoltamente dalla casta del Wali. Le note di linguaggio che Hazem Bey diffonde recitano sempre "Tout cela est la faute aux Italiens".
E' da allora che noi Italiani veniamo chiamati in ballo in Libano ogniqualvolta le cose non funzionano come dovrebbero. 
E' singolare, comunque, la somiglianza del nostro popolo con quello libanese: siamo tutti convinti che le responsabilità siano sempre degli altri... altri chi? Questa è un'altra storia!
Un caro saluto.

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