Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

venerdì 30 ottobre 2009

C'era una volta

Sono sempre stato diffidente nei confronti di quei locali che in nome di una non meglio precisata cucina innovativa presentano alla clientela piatti improbabili con gusti e sapori poco armonici forse per nascondere la cattiva qualità delle materie prime.
Alcune esperienze "infelici" in Slovenia e Italia mi hanno sempre portato a preferire la cucina della tradizione locale ignorando quasi del tutto quei grandi e tristi piatti in porcellana con un solo minuscolo pezzo di "qualcosa" decorato di erbette e salsine caramellate.
Ebbene, questa mattina ero in Friuli, dalle parti di Udine, per assistere alla commemorazione di un tragico evento legato ai fatti della Grande Guerra e al termine dell'evento, insieme ad altri intervenuti, sono stato invitato da un ex-collega per un aperitivo in un locale della zona aperto da poco tempo.
Chi "bazzica" in questo angolo d'Italia sa perfettamente che il Friuli è la terra dei grandi vini bianchi (e non solo) per cui sono andato volentieri a questo momento conviviale.
Siamo finiti a Cussignacco, nell'interland udinese, alla Taverna "C'era una volta" ricavata dalla ristrutturazione di un bel rustico del '700.
foto taverna c'era una volta
L'ambiente, nonostante la massiccia presenza di pietra a vista e di un caminetto, risulta immediatamente raffinato e di alto livello.
Appena entrati siamo stati accolti dal sorriso sincero ed accattivante del Signor Severini che ci ha messo immediatamente a nostro agio. Quello che ho visto su un paio di tavoli, inizialmente mi ha lasciato un pò perplesso: numerose portate "mignon" facevano bella mostra sul tovagliame candido. Ho pensato immediatamente alla cosiddetta cucina creativa solo che non c'erano gli enormi e desolati piatti ma minuscole coppette in vetro con pezzetti di polipo aromatizzato in maniera particolare, piccoli piatti quadrati con una parmigianina primaverile adagiata su un sottile strato di burrata pugliese, cucchiaini neri dalla forma curiosa che ospitavano scampi alla vinegrette, tartellette di tartara di cervo e numerose altre curiosità di cui non ricordo il nome.
Mi è dispiaciuto non aver portato con me la fotocamera per potervi documentare, almeno visivamente, quanto descritto.
Cominciamo timidamente ad assaggiare alcune di queste micro-pietanze e qualsiasi diffidenza si dissolve già al primo assaggio. Si percepisce immediata la qualità e la freschezza degli ingredienti impiegati e la competenza dello chef nel creare abbinamenti inediti. Dietro il bancone una bella signora serviva rossi importanti e bianchi freschissimi tratti dalla cantina della taverna; la carta dei vini è una di quelle importanti con etichette di pregio italiane ed estere.
Quello che doveva essere un semplice aperitivo si è trasformato in un vero e proprio pranzo con l'arrivo di due deliziose pietanze (questa volta non "zippate") e con la conclusione di squisiti dolci tutti realizzati all'interno della taverna stessa.
Per quanto riguarda i prezzi, parlando col Signor Severini mi è parso di capire che un menù a base di carne si aggira attorno ai 30 euro mentre per uno a base di pesce occorre aggiungere ulteriori dieci euro (il pesce arriva feschissimo tutte le mattine da Trieste).
Insomma se volete fare colpo su qualcuno o avete qualche ricorrenza da festeggiare vi consiglio di provare questo locale... io intanto ho cambiato idea sulla cucina creativa.
Ulteriori informazioni le trovate sul sito ufficiale della Taverna "C'era una volta".
Un caro saluto.

2 commenti:

Grazia ha detto...

Ho spesso avuto modo di verificare che la creatività non è sempre sinonimo di negatività. Certo la nouvelle cousine non mi entisiasma e preferisco la tradizione, ma questo locale mi incuriosisce molto. E poi... tutto cio' che è mono-micro-porzione servito in bicchierini o cucchiai è la mia passione! (non puo' dire altrettanto il tuo fratellino pero'!) ;)))
baci

Trekker ha detto...

Già... per il fratellino ci vogliono i barili e non i bicchierini.
Ciao!!