Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

mercoledì 5 agosto 2009

Salita a Montecroce (Kreuzjoch)

I primi due giorni di vacanza sono stati disturbati da temporali estivi che hanno sconsigliato qualsiasi escursione in quota ma il terzo giorno, affacciatomi alla finestra della mia camera, ho visto, in lontananza, il Tribulaun illuminato dal sole che faceva risplendere i nevai ancora presenti sui suoi pendii.
Bene! Era finalmente possibile salire in quota con buone prospettive di godere di panorami notevoli; l'aria era infatti tersa per i recenti temporali.
Ho deciso subito di togliermi uno "sfizio": una di quelle escursioni sempre rimandate che rischiava di rimanere un sogno nel cassetto.
Anni fa, mentre passeggiavo in quota con l'amico Daniele nei pressi del Rifugio Genziana (Enzianhutte), sul versante orientale dell'Alta Valle Isarco, notavo sul versante opposto una bella strada che saliva con numerosi tornanti; quello che mi aveva attirato era la presenza di numerosi manufatti che parevano casermette dismesse. Daniele mi confermava che era una strada militare ricca di postazioni militari e che una passeggiata lassù era sicuramente gratificante. Da allora ho sempre avuto voglia di percorrere quell'itinerario ma non si era mai presentata l'occasione.
Lo zaino era già pronto da due giorni. Salto in macchina, lascio Colle Isarco dirigendomi a nord sulla statale che porta al Brennero.
Arrivato a Terme del Brennero, nei pressi del moderno stabilimento di imbottigliamento dell'acqua "Sanct Zacharias", è possibile scorgere sulla sinistra una strada bianca con accesso vietato agli automezzi che si inerpica verso l'alto.
Parcheggio l'auto presso il Gasthof Silbergasser e comincio a salire. Il sentiero è marcato con il segnavie nr. 2 e inizia ad una quiota di 1300 metri s.l.m. Il primo tratto di sterrato lascia, in breve, il posto ad una vecchia strada asfaltata
che si alterna successivamente ad altri tratti privi di copertura. Dopo pochi minuti, da posizione elevata, scorgo i capannoni dell'acqua minerale appena menzionati.
A circa dieci minuti dalla partenza e dopo due tornanti si incontrano 4 gallerie
illuminate da numerose aperture
che offrono scorci suggestivi sulla valle sottostante.
La strada procede in salita. Alcune piccole cascate allietano il cammino.
Qua e là i segni dei soldati che hanno costruito e frequentato questo percorso nel secolo scorso.
A circa tenta minuti dalla partenza, la carrareccia si infila in un bosco ombroso per poi uscirne ad una quota di circa 1700 metri.
Lo sguardo corre su verdi prati, su placide mucche al pascolo
e su romantiche malghe che fanno tanto Svizzera.
Sono i prati della Malga Wechsel.
Ma lo sguardo viene anche rapito dalle tracce della strada che sto percorrendo e che si inerpicano sempre più in alto. Ad un bivio prendo il sentiero che prosegue verso destra (quello di sinistra porta alla malga appena citata. In breve sono nuovamente nel bosco dove mi fermo a parlare con alcuni forestali che stanno effettuando dei lavori. Esco definitivamente allo scoperto. La quota tocca ora i 1750 metri. Un ultimo sguardo all'ormai lontano nastro d'asfalto dell'Autobrennero che scorre sul fondovalle.
Continuo a percorrere piacevolmente la carrareccia fino ad un bivio, caratterizzato da una piccola capanna in legno,
al quale proseguo verso destra. Dopo essere passato tra numerosi paravalanghe,
raggiungo un ennesimo bivio. Sulla biforcazione di destra un cartello mi informa che il proseguimento su quel sentiero è riservato al personale autorizzato.
Mi autorizzo da solo e prestando attenzione ad eventuali (e inesistenti) pericoli, dopo circa 400 metri raggiungo una casermetta abbandonata sotto lo Johanneskopfl (1978 mt.) anche se con evidenti frequentazioni da parte di animali.
Breve giro di perlustrazione e poi decido di seguire una traccia sul retro dell'edificio che porta sul tetto. Mentre mi accingo a salire, ho come l'impressione di essere osservato... ma non può essere; non ci sono rumori e non ho visto traccia di umani da parecchi chilometri. Alzo istintivamente lo sguardo e, a pochi metri da me, sul tetto che stavo raggiungendo, una capra con i suoi due piccoli mi osserva attenta e silenziosa.
Raggiungo il tetto con gli animali che si tengono a dovuta distanza;
scatto qualche foto
e decido di scendere per tornare indietro giacché il sentiero termina alla casermetta. Dopo aver percorso a ritroso la strada per circa cinquanta metri un frastuono di campanacci mi raggiunge alle spalle; mi volto e noto che sul tetto della casermetta è arrivato l'intero gregge di caprette che mi osserva in lontananza attento e incuriosito.
Pur non essendo (evidentemente) Heidi, ho avuto l'impressione che le caprette mi facessero ciao (sarà stata la rarefazione dell'ossigeno?).
Ritornato al bivio precedente, imbocco il sentiero in salita che avevo ignorato. Ora il percorso si mantiene su una quota di circa 2000 metri. Il cielo si rannuvola improvvisamente e comincia a soffiare il vento. Sul fianco destro della strada si notano numerose costruzioni scavate nella roccia e pregevolmente rifinite; erano depositi e alloggiamenti degli Alpini.
Qua e là grandi chiazze di neve sulla strada rendono leggermente difficoltoso il cammino.
Pervengo ad un incrocio caratterizzato dalla presenza di uno di questi ricoveri.
La mia idea è quella di continuare a salire ma la mia attenzione viene attirata da una casermetta che vedo in fondo al sentiero che scende con modesta pendenza a circa 200 metri dal bivio.
Decido di visitarla. La struttura è ben conservata e si caratterizza per la presenza di un bunker in cemento che proteggeva l'entrata.
All'interno dell'edificio il piacevole rumore dello stillicidio delle acque meteoriche che filtrano dagli antichi solai; è possibile riconoscere i locali adibiti a dormitorio, i bagni, le armerie, una vecchia stufa...
mi pare quasi di vedere gli Alpini di un tempo che trascorrevano pesanti inverni a difesa di queste cime.
Con queste riflessioni ritorno sui miei passi fino al bivio precedente per tornare a salire fino a raggiungere una piccola sella oltre la quale si aprono i pascoli della Steinalm. Qui si nota un sentierino (sempre il nr. 2 del CAI) che sulla sinistra sale ripido alla cima del Montecroce.
Pur se stanco per la lunga camminata, decido di salire ancora. In circa venti minuti raggiungo la strana cima di questo rilievo
caratterizzata dalla presenza di materiale lapideo piuttosto minuto.
Sono arrivato a quota 2242 superando un dislivello di circa 950 metri in circa 4 ore senza tener conto delle soste. Il tempo di scattare qualche istantanea
e con uno sguardo preoccupato al tempo, decido di non indugiare sulla cima e di rientrare alla macchina percorrendo lo stesso itinerario dell'andata.
Solo sulla strada del ritorno mi rendo conto di quanta strada ho percorso.
Sono stato pienamente soddisfatto di questa escursione per i panorami da cartolina e per le numerose testimonianze storiche che invitano a qualche riflessione.
Il percorso è anche raccomandabile per le MTB.

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