Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

giovedì 20 agosto 2009

Kehlsteinhaus - il Nido dell'Aquila di Adolf Hitler

Uscendo dall'Italia, attraverso il Brennero, occorre procedere verso Nord in direzione Innsbuck e Salisburgo: arrivati nei pressi di quest'ultima, senza lasciare l'autostrada, si entra in Germania e si seguono le indicazioni per Berchtesgaden.
Siamo nella Alpi Bavaresi.
La Germania vanta solo un breve tratto alpino all'interno dei suoi confini nazionali, una striscia montuosa piuttosto stretta che si stende per circa 300 chilometri dal Land di Berchtesgadener, a est, attraverso le Allgauer Alpen nella Svevia Bavarese fino al lago di Costanza, più a ovest. Ergendosi dai bassopiani Bavaresi, questa striscia montuosa crea un impatto visivo drammatico per le improvvise altezze anche se non supera comunque mai i 3000 metri.
Avvicinando a Berchtesgaden e sollevando lo sguardo sul limite della cortina montuosa che chiude il paesaggio, è possibile individuare dal basso, il celebre Nido e comprendere al volo il perché di questo nome.
Di questa zona si innamorò Hitler negli anni '20 e qui costituì una sorta di quartier generale-bunker per le vacanze insieme con i gerarchi del partito Goring, Hess, Bormann, Speer e Gobbels. Berchtesgaden venne bombardato alla fine del '45 e rasa al suolo nel 1952. Nell'area si trova oggi un centro di documentazione sul nazismo. Hitler soggiornò qui con Eva Braun in una villetta da lui battezzata "Berghof" anch'essa andata distrutta.
Lasciata l'autostrada, cominciamo a salire fino al grande parcheggio di Obersalzberg. Qui è d'obbligo lasciare l'auto giacché la strada è vietata al transito veicolare privato e decidere il da farsi. Ci sono due possibilità: salire al Nido a piedi o affidarsi agli autobus che percorrono quella che è considerata la più bella strada di alta montagna della Germania.
Non avendo molto tempo a disposizione decidiamo di fare il biglietto e ci imbarchiamo su uno degli autobus che con puntualità tedesca comincia a salire.
Il tempo è eccellente; dopo pochi minuti lasciamo il bosco e il panorama si apre splendidamente.
La strada che porta dall'Obersalzberg al parcheggio del Kehlstein, sotto il Nido, è sicuramente un capolavoro di ingegneria.
Lunga 7 chilometri e larga 4 metri, attraversa 5 gallerie artificiali ed è aperta da metà maggio a fine ottobre in base alla presenza di neve.
La dura roccia sul fianco del monte Kehlstein venne fatta saltare in aria e, nell'arco di soli 13 mesi, fu costruita questa strada che presenta caratteristiche tecniche uniche al mondo: un solo tornante supera l'enorme dislivello di 800 metri, mentre il ripido versante nord-occidentale del Kehlstein viene attraversato due volte.
Nel 1952 la strada del Kehlstein venne chiusa agli automezzi privati e contemporaneamente entrò in funzione un servizio di autobus di linea forniti fin dall'inizio dalla ditta Daimer-Benz. Il tragitto in pullman è lungo sette chilometri e costituisce da sempre un'esperienza elettrizzante per i visitatori.
La strada termina al parcheggio in quota (1700 metri s.l.m.)
dove gli autobus manovrano per tornare a valle. Qui c'è un belvedere davvero notevole mentre se alziamo lo sguardo vediamo incombere il nido 124 metri su di noi. Sotto di esso, nel piazzale,
si apre una galleria lunga 124 metri e alta 3, rivestita in pietra naturale
che conduce ad uno sfarzoso ascensore il cui interno è rivestito in ottone con i sedili in pelle mantenuto allo stato originale. In soli 41 secondi, l'ascensore supera il dislivello, arrivando direttamente all'interno del Nido dell'Aquila.
La costruzione del Nido dell'Aquila fu un'idea di Martin Borman che desiderava rendere la cima del Kehlstein accessibile alle auto e che convinse Hitler ad autorizzare il dispendioso progetto, dichiarandolo ufficialmente regalo del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi (NSDAP) per il 50° compleanno del Fuhrer.
L'attuazione del progetto richiese un imponente lavoro di progettazione e costruzione. Enormi problemi dovettero essere superati per la posizione in cui sarebbe sorta la costruzione. Tuttavia i lavori durarono solo tredici mesi (compresa la strada) e secondo le fatture conservate, costò 30 milioni di marchi dell'epoca.
Il Nido non servì mai a scopi militari e venne utilizzato soprattutto in occasione di visite ufficiali; Hitler stesso vi si intrattenne rare volte: nel 1938 (16, 17 e 18 settembre, 16, 17, 18, 21, 23, 24 ottobre) e nel 1939 (4 gennaio, 15 luglio, 11 e 12 agosto). Pur colpito dall'edificio e dal panorama, Hitler non nutrì un sentimento speciale per il luogo anche a causa dell'aria troppo rarefatta. Dopo lo scoppio della guerra, il Fuhrer non soggiornò più al Nido mentre continuò a frequentare la sottostante Berghof.
Questo splendido sito fu risparmiato dalle bombe degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale e, grazie all'interessamento personale dell'allora Presidente della Giunta Provinciale Jacob, si rinunciò a farlo saltare in aria. Il Nido conserva quindi ancora oggi il suo aspetto originario ed è considerato un monumento della storia contemporanea.
Nel 1960, in occasione del 150° anniversario dell'appartenenza della regione di Berchtesgaden alla Baviera, lo Stato Bavarese ne cedette la proprietà ad una fondazione appositamente istituita i cui utili vengono impiegati a scopi di pubblico interesse.
Dal 1960 il Nido dell'Aquila viene amministrato dalla regione turistica Berchtesgaden-Konigsee e gestito come rifugio montano da privati.
Al suo interno infatti si trova un ristorante i cui menù potete trovare qui e qui. Devo dire che tutto l'ambiente è piuttosto suggestivo ed è piacevole sedersi a gustare un buon arrosto annaffiato da birra freschissima. La residenza venne arredata utilizzando marmi e legni pregiati. Nel grande atrio ottagonale
fu installato un camino di marmo rosso cupo con venature bianche, dono di Mussolini al Fuhrer.
Scendendo pochi scalini siamo nella camera di Eva Braun; in questa stanza è possibile visionare alcuni documentari storici inerenti il Nazismo.
Per uscire all'aperto, occorre percorrere un corridoio panoramico dove su alcuni pannelli è illustrata la storia di questo edificio.
L'esterno del rifugio è circondato da balconate che permettono una stupenda vista sul Konigsee e sul Watzman (che con 2713 metri è la seconda montagna della Gemania per altezza)
e sulla capitale della musica classica: l'austriaca Salisburgo. Ci troviamo ad una quota di 1834 metri e ilo nostro sguardo riesce a spingersi per oltre 200 chilometri.
Sul davanti parte un sentiero
che porta ad un belvedere davvero suggestivo.
Se guardiamo indietro possiamo apprezzare le massicce strutture del Nido.
Alle spalle del rifugio parte un altro bellissimo sentiero
in un incomparabile scenario alpino
che permette di avere una bella visione del Nido e delle montagne circostanti.
Proseguendo oltre si arriva ad una croce.
Devo ammettere di essere stato fortunato perché mi dicono che è molto frequente trovare una pesante foschia che sale dal Konigsee e che impedisce di godere appieno di un panorama mozzafiato; la mia visita, invece è stata coronata da una visibilità quasi perfetta.
Dopo aver gironzolato per queste incantevoli montagne ritorno al Nido
dove riprendo l'ascensore che mi riporta al parcheggio degli autobus.

2 commenti:

Nicoletta ha detto...

Sei molto bravo a scegliere le localita' da visitare...!A me "padana"rimane la consolazione di leggere le tue imprese che di per se' sono molto suggestive ed esaurienti,dalla storia della localita' alle emozioni che provi nel vedere panorami mozzafiato.Con le tue descrizioni, riesci a trasmettere le stesse emozioni che provi tu a chi ti legge..Grazie trekker,arrivederci al prossimo post. Ciao Nicoletta

Trekker ha detto...

Faccio tutto questo?
Non me n'ero accorto.
Ciao e buona giornata.