Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

giovedì 11 dicembre 2008

In giro per Beirut

Oggi avevo da sbrigare alcune pratiche a Beirut presso la nostra Ambasciata, per cui parto di buon mattino per farmi gli oltre 100 km di strada per raggiungerla. Arrivato in congruo anticipo rispetto all'appuntamento, mi concedo un giro nel caotico traffico della capitale. Il tempo è tornato splendido, non ho fretta e quindi mi immergo con il giusto spirito nel casino variopinto e strombazzante del centro. E' sorprendente vedere la totale mancanza di regole nella guida ma nel contempo anche la tranquillità con cui la gente sopporta cose che in Italia avrebbero altre conseguenze. L'aspetto singolare è che non ho visto un solo incidente tant'è che sono arrivato alla conclusione che il traffico scorre solo perchè nessuno rispetta le regole... se qualcuno si trovasse a Beirut pensando di guidare all'europea credo avrebbe una montagna di problemi. Ah... dimenticavo... l'esperienza di guida fatta a Bari (eh eh) mi ha aiutato molto a uscire indenne dall'allegro carosello di macchine.
E adesso vengo all'aspetto comico: in pieno centro, ero fermo ad un incrocio regolato (si fa per dire) da un vigile, la mia macchina ha una bandiera italiana in bella vista stampata sulla fiancata e il suddetto vigile ha bloccato il traffico in tutti i sensi e si è avvicinato a me con un sorriso sardonico. "Cosa avrò fatto mai?" ho pensato e lui mi chiede se avevo in macchina un CD di Bocelli da regalargli!!! Capite? Ha bloccato il traffico per un CD... poche ore dopo mia moglie, invece, avrebbe beccato una multa per divieto di sosta a Trieste... scherzi del destino.
Il Libano.... un paese meraviglioso!!

6 commenti:

Raffaele ha detto...

Come dicono a Napoli "il semaforo da un consiglio ma non da ogglighi" (tratto da una esperienza vera!)....Però a Napoli il vigile te lo avrebbe venduto il CD ! :-))
Raffaele

Trekker ha detto...

il CD di Bocelli non ce l'ho ma ho l'i-pod con molte sue canzoni. Al vigile ho sfoderato un sorriso smagliante e gli ho detto che avevo solo un LP di Orietta Berti... ma credo non abbia apprezzato la battuta.
Saluti a tutti.

Sax ha detto...

Per un tempo che a molti sembrava immemorabile e che invece risaliva a un passato recente, Beirut era stata una delle contrade più gradevoli del nostro pianeta: un posto comodissimo per viverci e morirci di vecchiaia o di malattia. Che tu fossi ricco e corrotto, o fossi povero e onesto, lì trovavi il meglio che una città possa offrire: clima dolce d’estate e d’inverno, mare azzurro e colline verdi, lavoro, cibo, spensieratezza che vendeva qualsiasi piacere, e soprattutto una gran tolleranza perché nonostante la babele di razze, di lingue, di religioni, i suoi abitanti andava d’accordo tra loro. I musulmani sciiti o sunniti coabitavano garbatamente con i cristiani maroniti, grecortodossi, cattolici, gli uni e gli altri con i drusi e con gli ebrei, le litanie dei muezzin si mischiavano con disinvoltura al suono delle campane, nelle chiese non si maledivano i fedeli delle moschee, nelle moschee non si maledivano i fedeli delle chiese, nelle sinagoghe non si disprezzavano i fedeli delle une o delle altre, e ovunque si celebravano senza problemi i riti dei diciannove culti permessi dalla Costituzione. Esisteva un regime quasi democratico, le libertà civili erano rispettate, fin troppi peccati commessi e ammessi. E la gente si ammazzava per vendetta o per gelosia, per furto o per camorra, non per odio comandato, partito preso, fanatismo o esigenze militari. La guerra non esisteva. Un vago ricordo gli eccidi con cui le due tribù principali, la cristiana e la musulmana, si erano trucidate fino a pochi anni prima. Una storia dimenticata le scorrerie compiute nel corso dei secoli dai romani, dai Crociati, da Saladino, di nuovo dai Crociati, poi dai turchi, dagli occidentali sempre attratti dalla sua posizione geografica e dai vantaggi economici che da essa derivano. Nel 1946 si era concluso il mandato francese, e insieme all’indipendenza questo aveva lasciato un benessere che amalgamava i vari gruppi. Li incorporava attraverso la fede nell’unico dio in cui gli uomini credono senza limiti e senza riserve: il dio Denaro.
La chiamavano la Svizzera del Medioriente, a quel tempo, ed era una città così ospitale che accoglieva con entusiasmo chiunque le chiedesse rifugio o fortuna: avventurieri, perseguitati politici, truffatori, spie, falliti, disperati in cerca del Paradiso Terrestre. Dalle navi, dai battelli, dagli aerei ne sbarcavano a migliaia ogni giorno. Non di rado per restarci e diventarci ricchi. Era anche una bella città, sebbene non possedesse monumenti eccelsi, e la sua bellezza non consisteva soltanto in un paesaggio incantevole. Splendide ville sorgevano sulle colline ancora impreziosite dai cedri del Libano, giardini curati, verande pavimentate con superbi mosaici alessandrini. Residenze festose e squisite villette rallegravano il parco chiamato La Pineta, talmente rigoglioso che l’odore di resina si sentiva a chilometri di distanza. Ai bordi del parco, un magnifico ippodromo circondato da scuderie che custodivano i più pregiati purosangue d’epoca. Presso l’ippodromo un museo nel quale potevi ammirare i sarcofaghi degli antichi padri, i fenici e i reperti archeologici di Byblos. Lussuosi alberghi tra club esclusivi, ristoranti famosi per i loro vini orlavano il lungomare assolato. La miseria non mancava, ovvio. L’agiatezza si nutre dell’altrui miseria. Però la fame non esisteva e in ciascun quartiere trovavi conferme di prosperità. Nella zona Ovest vi era una grandiosa Città Sportiva che conteneva uno stadio per cinquantamila persone, due piscine olimpioniche, una per le gare di nuoto e una per le gare di tuffi, due campi da tennis, due da pallacanestro, alloggi per gli atleti, bar, solarium. Nelle vie negozi straripanti di merce attiravano clienti da tutte le parti del mondo e nelle banche si pagavano interessi da capogiro: chi voleva raddoppiare i suoi soldi non aveva che depositarli a Beirut. Esistevano anche buone scuole per combattere l’analfabetismo, buone botteghe artigiane per preparare ai mestieri, un’illustre università americana e una non meno illustre università cattolica fornivano professori egregi sia nelle materie scientifiche sia nelle materie umanistiche. Gli ospedali funzionavano bene. I teatri, le sale da concerto, i cinematografi abbondavano. Il traffico scorreva veloce lungo gli ampi viali a doppia carreggiata, i solidi cavalcavia, le eleganti rotonde che i francesi avevano costruito. L’edilizia fioriva. Il piano regolatore non aveva nulla da invidiare a quello delle moderne capitali europee. Un’ottima strada conduceva a Damasco. Il porto, tra i più attrezzati e frequentati del Medeiterraneo, dispensava guadagni favolosi. L’aeroporto, dove quotidianamente facevano scalo centinaia di voli diretti o provenienti dall’Asia, contribuiva in egual misura a impinguare le tasche della città. E pazienza se tanto bendiddio era inquinato da un manipolo di ultramiliardari mafiosi che controllavano l’economia. Pazienza se tra costoro si distinguevano un certo Pierre Gemayel e un certo Kamal Jumblatt. Ammiratore di Mussolini e fondatore del corpo paramilitare conosciuto come la Falange il primo. Precursore del traffico di hascish che prelevava nella Bekaa col suo aereo personale il secondo, nonché patriarca dei drusi. Nessun paradiso terrestre è perfetto, la pace val bene qualche porcheria, malgrado ciò Beirut riusciva ad essere un luogo quasi felice. (Il “quasi” sta a indicare la cautela cui bisogna ricorrere quando si usa l’equivoco aggettivo “felice”).
Ma un brutto giorno erano arrivati i palestinesi..
Oriana Fallaci rivisitata da Sax

Trekker ha detto...

Già... la questione palestinese. In tanti hanno tentato di risolverla ma nessuno si è mai avvicinato ad un qualunque straccio di soluzione. Dove sta la verità in questo intricato mosaico mediorientale? Se ci fosse stata anche una sola scappatoia non sarebbe stata chiamata "questione". Temo che i nostri figli continueranno a sentir parlare di questo.
Grazie per l'intervento Sax.
Un caro saluto.

Sax ha detto...

A proposito hai già individuato qualche "manusciajo" talentuoso nella capitale libanese? Qualora volessi avvalerti dei miei servigi, sappi che non mi tirerò indietro mai!

Trekker ha detto...

Beh... quando si tratta di andarsene in giro tutte le scuse sono buone eh?