Un piccolo diario che ha come filo conduttore il mio amore per la montagna e per i viaggi in genere... ma anche pensieri e riflessioni su quello che mi circonda perché il vero esploratore è colui che non ha paura di spogliarsi delle ipocrisie e aprirsi all'ignoto.

martedì 28 ottobre 2008

L'eremo di S. Paolo a Ceniga

Vi voglio parlare di un posto isolato e silenzioso che si trova a nord della città di Arco e che merita una visita per la tranquillità ed il silenzio che regnano sovrani su questo luogo: l'eremo di S. Paolo.
Per arrivarci si può parcheggiare l'auto sotto la rupe del castello di Arco e proseguire a piedi verso Prabi in direzione nord; la strada è bella e scorre tranquilla tra i campi lungo l'argine destro del Sarca. Il sole dura a lungo e questa visita si può fare a qualunque ora. In alternativa si può arrivare fino a Ceniga e parcheggiare nella piazzetta centrale accanto alla fontana, ritornare indietro a piedi fino a prendere il ponte romano sulla destra che attraversa il Sarca e voltare a sinistra per trovarsi dalla parte opposta della strada precedentemente descritta.
Io comunque preferisco prendere la MTB e percorsa la stupenda ciclabile che collega Riva con Arco, proseguo in direzione nord fino all'inizio dell'abitato di Ceniga dove svolto a sinistra e faccio sosta presso il già citato ponte romano.

Le origini di questo manufatto sono oscure. L'originario ponte andò distrutto nell'antichità; l'attuale, nella sua forma romana, risale al 1719, come è testimoniato dalla lapide murata nella parte sommitale del ponte.

Il ponte del '700 fu demolito durante la Terza Guerra d'Indipendenza: il 21 luglio del 1866 il generale austroungarico Franz Kuhn, barone von Kuhnenfeld, preoccupato per l'avanzata di Garibaldi in Val di Ledro ordinò la distruzione di tutte le possibili vie di accesso alla città di Trento. Garibaldi non arrivò mai a Riva del Garda ma gli ufficiali austroungarici attuarono comunque la distruzione. Gli abitanti di Ceniga protestarono con le autorità dell'esercito per l'abbattimento del loro ponte e, per ottenere il risarcimento, tradizione sostiene che fu portata a Vienna la lapide del 1719, come prova dell'esistenza del ponte. Le autorità dell'Impero Austriaco riconobbero le ragioni dei residenti e fu ordinato all'esercito di finanziarne la ricostruzione. Ultimati i lavori, in fronte alla lapide settecentesca, venne murata una nuova lapide a testimonianza della riedificazione del ponte del 1868. 
Sulla spiaggetta sotto il ponte, i locali amano bagnarsi e prendere il sole nelle calde giornate estive.
Al termine del ponte voltando a sinistra (direzione sud) una piacevole e tranquilla strada si inoltra tra campi ordinati e silenziosi.
L'eremo di S. Paolo (XII secolo) si incontra a destra proseguendo per poco più di un chilometro; ad un'altezza di circa 50 metri, spicca sospeso e nascosto tra i lecci l'antichissimo fabbricato che ospitava l'eremita; la costruzione si raggiunge con una bella scalinata scavata nella roccia.
Realizzato nell'incavo di un sottoroccia calcareo del monte Colodri, era all'inizio una minuscola chiesetta con il soffitto affrescato che seguiva il movimento della pietra ed un piccolo altare. Ingrantitasi, una stanza ospitò per secoli gli eremiti. Durante la guerra la sua stanzetta segreta diede rifugio agli abitanti del posto durante le incursioni aeree.
L'edificio religioso è impreziosito da un ampio ciclo pittorico interno ed esterno di grande valenza con temi sacri e profani, realizzati tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo da uno dei tanti 'pittori itineranti' operanti nel Trentino tra il Medio Evo e il Rinascimento. All'interno è possibile ammirare sulla parete di sinistra un'ampia scena raffigurante l'Ultima Cena, mentre sulla destra si trovano rappresentati gli episodi della lapidazione di Santo Stefano e la conversione di San Paolo. All'esterno, sul lato rivolto a valle, è visibile un ciclo di affreschi che illustra scene profane di duelli tra armati che non ha precedenti nel panorama iconografico trentino. 
Il posto è di una suggestione unica; anche se non è difficile raggiungerlo, è improbabile incontrare turisti per cui diventa piacevole sedersi sugli antichi gradini della scalinata e "ascoltare il silenzio".
Ricaricate le "pile" è possibile riprendere la strada e dirigersi verso Arco.

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